LA FANTASIA DELLA PAROLA, LA TAVOLOZZA DEL COLORE

28 Agosto 2008

Ice fish, Foca, Pinguino, Stella serpentina antartica, Pesce angelo imperatore, Pesce napoleone, Barracuda, Pesci chirurgo, Coralli, Pesci farfalla, Medusa, Murena, Pesci pagliaccio, Pesce palla e istrice, Pesce pipistrello e scorpione, Tartaruga verde, Squalo toro, Razze e Trigoni, Stella rossa, Aquila di mare, Squalo grigio, Cavalluccio marino, Corallo rosso, Tursiope, Pesce luna, Pesci di banco, Polpo, oppure Mormora che “spiffera” tutto sulla vita della Donzella di Mare….sembrano i personaggi di una fiaba!
Eppure sono tutti veri, guizzanti e colorati ed è altrettanto vero che sono i protagonisti dell’allegra e vitale storia dell’Acquario di Genova.
Animali scattanti e dinamici che, contraddistinti ognuno da un proprio carattere e da un proprio stile di vita, conquistano ogni giorno l’attenzione di migliaia di visitatori dai bambini agli adulti…di tutti coloro che sanno e vogliono ancora farsi sorprendere dalla tavolozza della natura.
L’acquario di Genova è il più grande acquario italiano e il secondo in Europa, dopo quello di Valencia, in Spagna.
Si trova a Ponte Spinola, nel cinquecentesco porto antico di Genova, ed è una struttura spettacolare unica in Europa per le dimensioni delle vasche che contengono circa quattro milioni di litri d’acqua e riproducono, nel massimo rispetto dell’equilibrio biologico, l’habitat del Mediterraneo e degli Oceani.
Le soluzioni tecnologiche ed estetiche adottate ne fanno uno dei più avanzati nel mondo e le sue  vasche, quattro delle quali di dimensioni oceaniche, ospitano oltre 500 specie diverse dai pesci tropicali ai delfini, dagli squali alle foche, dalle razze ai pinguini.
È stato inaugurato nel 1992 in occasione delle celebrazioni colombiane per il cinquecentesimo anniversario della scoperta dell’America e successivamente è stato a più riprese ampliato. Al momento della sua inaugurazione era il secondo Acquario più grande al mondo.
Il percorso di circa 2 ore e 30 minuti si snoda su una superficie totale di 9.700 metri quadrati. Il corpo originario (39 vasche) prevede un percorso in mezzo a vasche che ospitano pesci e molti rettili, e ricostruiscono gli ambienti naturali originari delle singole specie con evidenti finalità didattiche.
In molte di esse il visitatore può immergere le mani e toccare direttamente i pesci.
Non vi sono però solo specie marine, ma anche animali di foreste pluviali o di acqua dolce.
L’acqua dell’acquario è prelevata al largo della costa ed è stabulata in quattro cisterne situate a lato dei due piani. L’acqua viene depurata e disinfettata, quindi immessa nelle vasche, tutte fornite di impianti di filtrazione meccanici e biologici.
Di particolare pregio sono le tre grandi vasche che ospitano rispettivamente delfini, squali e, la terza, foche e tartarughe oltre a innumerevoli altre specie ittiche.
L’ampliamento dell’acquario è avvenuto sfruttando gli spazi dello scafo di una nave (denominata Nave Italia) che ospita una grande quantità di vasche aperte.

L’Acquario di Genova
Si trova a Ponte Spinola, nel cinquecentesco porto antico di Genova, ed è raggiungibile dalla stazione ferroviaria di Genova Principe, dalla fermata della metropolitana “San Giorgio” e dall’uscita autostradale di Genova Ovest.

L’Acquario di Genova
Indirizzo: Darsena, Genova, Italia
Orari Lun-Dom 09:00-21:30
Biglietti Adulti: € 16,00
Ragazzi da 4 a 12 anni €10,00
Bambini da 0 a 3 anni gratis
Senior, Disabili, Militari: € 14,00 È possibile acquistare un biglietto unico sia per l’Acquario sia per l’adiacente Galata Museo del Mare.
Telefono (+39) 0102345666
Sito www.acquariodigenova.it
Mezzi autobus n. 1-2-7-9-12-13, metropolitana fermata “San Giorgio-Caricamento”


Vivere 2.0

6 Agosto 2008
Web 2.0

Web 2.0

  Gli appassionati di internet lo leggono ormai ovunque; tutto su internet sta progressivamente aggiornandosi e trasformandosi per aderire a questo “nuovo modo” di fare rete. Una rete che non è più solo rete di contenuti pubblicati sulla rete ma rete di persone che la rete fanno in prima persona.
  Si è creata una nuova forma di cittadinanza su internet; i cosiddetti netizen (cittadini della rete). Sempre più persone decidono di spendere parte della loro vita per condividere la propria vita con il resto del mondo. Su internet finiscono così, più o meno consapevolmente, quantità enormi di dati personali, orientamenti, vissuti, collegamenti, riferimenti. Più dettagliati si decide di essere online e più diventa delineata la propria persona, al punto che chiunque può ormai conoscere di molti netizen ciò che in una vita intera di frequentazione non potrebbe mai.
  Il “problema” sta nel fatto che un netizen non è solo tale online ma lo è anche nella vita quotidiana e che, come non mi stancherò mai di ripetere, internet è, tutt’altro che virtuale, parte determinante della vita realissima di molti. Pochi però  sembrano rendersi conto di ciò che questo comporta nel proprio vivere.
  “Vivere 2.0″ significa in pratica diventare più o meno trasparenti, mettere a disposizione di chiunque la propria più profonda realtà, interiore ed esteriore. Alcuni lo fanno dopo attenta riflessione, quasi come scelta filosofica, altri invece si tuffano nel mare cristallino e fresco del social web per scoprire troppo tardi spesso che nuotare in queste acque aperte può rivelarsi molto più difficile che nella quiete della propria piscina di casa.
  Proseguendo nella metafora, sarebbe quindi raccomandabile che prima di tuffarsi ci si fermi un attimo sulla sponda del dirupo a ben valutare se laggiù ce la si farà, perché se è vero che quel mare è attraente e pieno di nuove opportunità, è anche vero che una volta lanciati non si potrà più tornare indietro, di quello che si farà online rimarranno tracce per sempre e, a differenza del passato, se si vuole davvero godere della novità e delle sue tante potenzialità, si dovrà entrare in acqua di persona, senza salvagente, maschere, o protezioni di sorta che potrebbero solo impedirci di nuotare.


La civiltà di un popolo

20 Luglio 2008

Londra è una metropoli a dimensione umana, la qual cosa la rende bellissima. Metropoli a dimensione umana potrebbe sembrare una contraddizione in termini, un fatto irreale, ma Londra è la prova che si può.
I londinesi sono cordiali e gentili con i turisti e se ne trovano uno in difficoltà, non si risparmiano per aiutarlo.
L’attenzione nei confronti dei turisti è testimoniata anche dalla segnaletica stradale: per aiutarli a ricordare che la circolazione stradale procede in senso inverso rispetto a quella del resto del mondo, ad ogni incrocio invitano i pedoni a guardare nella direzione giusta, per evitare che vengano investiti da qualche automobile. Un indubbio segno del loro essere civili.

guarda prima di attraversare

guarda prima di attraversare


TRILOGIA DELLA DANZA

14 Luglio 2008


E’ stato uno spettacolo interessante sia per i contenuti proposti che per l’equilibrio compostivi e strutturale quello proposto dal Balletto Teatro di Torino per l’ultima data del Festival Danza Estate di Bergamo.
Con questa data il Festival Danza Estate, organizzato da CSC Anymore, ha riproposto una data interamente dedicata alla danza a fronte di un cartellone che ha presentato numerosi intrecci tra arte coreutica e teatro.
spettacolo
Con Trilogia il Balletto Teatro di Torino ha portato sul palco tre brevi coreografie di Matteo Levaggi create per il tour in Messico e America Latina. La Trilogia, giocata su musiche di Scanner, Haendel e poi sulla celebre “Lezioni di piano” di Nyman si è presentato un format dall’assoluto interesse, intenso sul piano emozionale e fisico, ben equilibrato e tecnicamente valido nei tempi e nelle linee.
Solo è il primo quadro ed è in uno stato confusionale e di totale perdita dell’equilibrio che nasce questa danza, apparentemente lenta come il movimento flessuoso di un gatto che affronta la preda, ma pronta a sprigionare folgoranti movimenti nello spazio. Il pezzo è creato su musiche di Arvo Pärt, compositore che fu definito “padre del minimalismo sacro”, apprezzato soprattutto per la semplicità dell’ascolto e la trasparenza emotiva delle sue opere.
Scherza Infida è il secondo momento dello spettacolo nel corso del quale un uomo e una donna affrontano il proprio essere in questo agrodolce duetto. Una bruciante coreografia, piena di passione e atleticità, sulla musica visionaria e languida di Haendel.
The Bee Dances è la sezione conclusiva con un balletto sulla famosa e trascinante musica di Michael Nyman creata per il film “Lezioni di Piano” di Jane Campion. La danza spinge i danzatori, con sbilanciamenti arditi di ritmo, in un vortice di movimento dall’ energia tutta contemporanea.
La compagnia Balletto Teatro di Torino

Il Balletto Teatro di Torino si forma negli anni ‘70 a Torino attorno alla prima ballerina del Teatro Regio, Loredana Furno, con lo scopo di proporre un repertorio alternativo rispetto agli spettacoli di danza di quegli anni e un discorso allargato alle altre discipline dello spettacolo. Fin dai primi anni la Compagnia ha proposto nuove creazioni, spesso su musiche appositamente composte, di coreografi significativi all’epoca come Vittorio Biagi, Roberto Fascilla, Loris Gai, Milorad Miskovich. In costante ricerca del nuovo, negli anni ’80 e ‘90 la Compagnia ha dato spazio anche alla danza contemporanea .
BALLETTO TEATRO DI TORINO
Trilogia
Solo
Coreografie: Matteo Levaggi
Interpreti: Selene Manzoni, Manuela Maugeri, Viola Scaglione, Mattia Furlan, Pedro Gonzales, Luca Martini, Takashi Setoguchi
Musica: Scanner

Scherza Infida
Coreografie: Matteo Levaggi
Interpreti: Manuela Maugeri, Luca Martini
Musica: Georg Friederich Haendel

The Bee Dances
Coreografie: Matteo Levaggi
Interpreti: Selene Manzoni, Manuela Maugeri, Viola Scaglione, Mattia Furlan, Pedro Gonzales, Luca Martini, Takashi Setoguchi
Musica: Michael Nyman

LA SCUOLA GRANDE DI SAN GIOVANNI EVANGELISTA VENEZIA

14 Luglio 2008

Sono l’eleganza dei marmi, i ceselli intarsiati, le linee flessuose dei racemi e le simmetrie sofisticate delle sculture, insieme all’unione architettonica scelta dai migliori architetti del rinascimento, quello che ti colpisce de LA SCUOLA GRANDE DI SAN GIOVANNI EVANGELISTA a Venezia.Un edificio che ha le sue radici nella parte più antica della storia della città lagunare e le cui vicende s’intrecciano per secoli con quelle della Serenissima tra ricchezza, arte, potere, preghiera.
Un vero gioiello visitabile su prenotazione, ma che a fine giugno ha aperto liberamente e inaspettatamente le porte agli amanti dell’arte.
La Scuola
Scuola è il termine con cui nell’antica Repubblica di Venezia veniva indicata una confraternita o associazione di cittadini laici che, ispirandosi ai principi della carità cristiana, si dedicavano all’assistenza materiale e spirituale reciproca e a pratiche religiose legate alla devozione del proprio patrono. Tra le innumerevoli Scuole si distinguevano le sei Scuole Grandi (Misericordia, San Giovanni Evangelista, Carità, San Marco, San Rocco, San Teodoro). Nel corso del tempo, nelle loro splendide monumentali sedi si raccolsero opere che rappresentano gli episodi tra i più alti dell’arte veneziana. Di esse, tra quelle ancora esistenti, la Scuola di San Giovanni Evangelista è la più antica (sorta nel 1261). Dopo la caduta della Repubblica di Venezia (1797),  le Scuole furono soppresse per editto napoleonico (1807), ma nel corso dell’Ottocento alcune, tra cui la Scuola di San Giovanni, si ricostituirono.
La Scuola | La Scuola Grande
La Scuola Grande San Giovanni Evangelista di Venezia
La Scuola di San Giovanni Evangelista, istituitasi nel 1261 presso la chiesa di Sant’Aponal (Sant’Apollinare), si trasferì nel 1301 in Contrada San Stin (santo Stefano Confessore) affittando alcuni locali di proprietà della famiglia Badoer, posti al piano superiore di un ospizio per vecchie povere attiguo alla chiesa.
La Scuola ottenne anche di poter officiare nella chiesa, giuspatronato dei Badoer, i propri riti religiosi. I locali affittati furono sottoposti a lavori di ristrutturazione: le due iscrizioni poste sotto il rilievo nel Campiello della Scuola, con i confratelli inginocchiati davanti a San Giovanni, danno notizia che i lavori erano stati avviati nel 1349 e terminati nel 1354.
Nel corso del XV secolo la Scuola, essendo accresciuta in città la sua importanza grazie anche alla donazione che nel 1369 Philippe de Mezières, gran cancelliere del regno di Cipro, aveva fatto alla Scuola della reliquia della Santa Croce, decise l’acquisto non solo degli ambienti affittati dalla famiglia Badoer ma anche dell’ospizio e ne eseguì la rifabbrica (1414 - 1420) per ottenere una sede più consona alle proprie accresciute esigenze.
Per la reliquia venne realizzato un prezioso reliquiario, gotico, di cristallo di rocca e argento dorato.
Due cicli pittorici furono commissionati nel 1420 a Jacopo Bellini, ma ebbero vita assai breve; andarono infatti rovinati e nell’ultimo decennio del secolo Gentile Bellini, figlio di Jacopo, ed i suoi collaboratori diedero inizio ai “Miracoli della Reliquia della Croce” destinati a sostituire i precedenti.
Nel 1454 La Scuola fu arricchita della facciata laterale di stile gotico-fiorito e, con lavori durati dal 1478 al 1481, anche del septo marmoreo del cortile di entrata ad opera di Pietro Lombardo. Il portale è sormontato da un grande lunotto con l’aquila, simbolo di San Giovanni Evangelista.
 Nel 1498 il Capitolo della Scuola decise di far costruire una nuova scala e, a progettarla e costruirla, fu chiamato Mauro Codussi.
Nei primi anni quaranta del XVI secolo venne completato l’Albergo nuovo con dossali di legno intagliato e bassorilievi; in quegli stessi anni Tiziano e la sua bottega completarono la serie di dipinti per il soffitto della stessa sala. La “visione di San Giovanni Evangelista” è ora presso la National Gallery of Art di Washington mentre le opere di bottega (putti, grottesche, simboli degli evangelisti) sono conservati alle Gallerie dell’Accademia.
Alla fine del secolo Jacopo Palma il Giovane fu incaricato di eseguire quattro grandi “Episodi dell’Apocalisse” per rivestire le pareti della Sala dell’Albergo.
 Nel XVII secolo furono pochi i lavori che interessarono la scuola mentre nel secolo successivo, grazie ad un cospicuo lascito, furono effettuati nuovi lavori che coinvolsero tutto il piano superiore dell’edificio: a partire dal 1727 l’architetto Giorgio Massari provvide al restauro della Sala dell’Albergo e fece alzare di cinque metri il soffitto del Salone di San Giovanni (Sala capitolare). Rifece completamente le strutture murarie e fece aprire dodici grandi finestre ovali per dare luce all’ambiente. In quegli anni fu commissionata allo scultore Giovanni Maria Morlaiter la grande statua di San Giovanni Evangelista (1732-1733) posta sull’altare della sala capitolare.
 Al Massari si deve anche il magnifico pavimento del salone in marmi colorati, capolavoro assoluto posto in opera nel 1752. Anche l’Oratorio della Croce ebbe dei lavori di restauro.
 Nel 1761 Giuseppe Angeli dipinse la grande tela centrale del soffitto.
Pochi anni dopo, il 12 maggio del 1797, ebbe fine la millenaria Repubblica di Venezia.
Con decreto napoleonico del 25 aprile 1806 la Scuola fu soppressa ed il patrimonio in parte demanializzato e in parte venduto. Gli ambienti furono ridotti a magazzino e deposito demaniale. I grandi dipinti dell’Oratorio raffiguranti i Miracoli della Croce, realizzati da Gentile Bellini, Vittore Carpaccio e altri, furono espropriati; affidati al demanio, sono rimasti fortunatamente a Venezia e sono oggi visitabili alle Gallerie dell’Accademia.
Subentrati gli austriaci ai francesi, fu progettato addirittura di demolire l’edifico della Scuola e si pensò anche di trasportare il Austria il pavimento del salone di San Giovanni.
Fortunatamente nel 1856 l’impresario edile friulano Gaspare Biondetti Crovato, con l’aiuto di un gruppo di cittadini veneziani che reperirono i fondi necessari, acquistò la Scuola dal Demanio austriaco.
Venne costituita nella Scuola una corporazione di mutuo soccorso delle arti edificatorie i cui scopi erano: restaurare e mantenere il fabbricato della scuola, aiutare i soci in difficoltà, recuperando quelli che erano gli scopi della confraternita nei secoli precedenti.
Da allora la confraternita riprese la propria attività. Oltre ai soci dediti alle arti edificatorie, vennero successivamente ammesse come soci anche altre persone con l’impegno di aderire alle finalità del sodalizio. Nel 1931 la scuola venne elevata ad arciconfraternita da parte del pontefice Pio XI.
 Il reliquiario della Croce, che per decreto napoleonico avrebbe dovuto essere trasferito alla Zecca per essere fuso, fu riscattato dall’ultimo Guardian grande, in carica all’epoca degli editti napoleonici, Giovanni Andrighetti. Gli eredi lo restituirono alla scuola tramite il Patriarca di Venezia.
 La storia del passato, le opere d’arte, le architetture, le finalità della Scuola sono state recentemente raccolte in una dettagliata guida dell’editore Marsilio curata da Chiara Vazzoler.
Gli spazi della Scuola Grande non sono abitualmente aperti al pubblico.

E’ comunque possibile visitare l’edificio su appuntamento.
Telefonare allo +39 041 718234
Dal lunedì al venerdì
Orario 9.00 - 13.00

Scuola Grande San Giovanni Evangelista di Venezia
San Polo, 2454 - 30125 Venezia
Tel. 041 718234
Fax 041 5244022
e-mail: info@scuolasangiovanni.it


LUCIDOSOTTILE IRONIA DELLA DANZA

24 Giugno 2008

Ironia, intelligenza e ritmo fanno di Speradiserabeltemposi …rosso della compagnia Lucidosottile, andato in scena al Festival Danza Estate 2008 di Bergamo lo scorso 23 giugno, uno spettacolo dalla forte verve comica e graffiante. Tutte componenti che unite alle capacità attoriali delle due interpreti, Fiona Fireflay e Misha Olaf, catturano l’attenzione e regalano momenti di assoluto divertimento per un effetto che spesso la danza di oggi non ottiene e, a volte, rifugge volutamente.
Sul palco due improbabili e annoiate danzatrici mettono in scena uno spettacolo di danza contemporanea quando, colte in flagrante nel loro turbine di pensieri, si smentiscono e rivelano desideri, aspirazioni e volontà tutt’altro che attinenti a quanto avviene in scena.
Lo spettacolo nasce come manifesto di un periodo storico dove la danza diventa sempre più ermetica, concettuale, elitaria ed incomprensibile a contrasto con il mondo della TV dove esplode nelle sue componenti futili, perde la bellezza concettuale e si trova confinata in una sessualità commerciale e facilmente smerciabile.
La divertente parodia della danza si costruisce su quadri dissacranti che mettono alla ribalta i cliché abituali di questo mondo, in una serie di ritratti di allieve e insegnanti giocato sul sottile equilibrio del probabile-improbabile. Si va dalla maestra russa che per tratti e tono di voce ricorda molto la Franca Valeri de “Il segno di Venere” di Dino Risi, alla maestra supercafona e super moderna che rimanda alla Claudia Gerini diretta da Verdone, e ancora a modelli interpretati con originalità come la stralunata insegnate di danza New Age che promuove “l’occhio asmatico”, oppure quella rumorosa legata al mondo del Gospel con i suoi pericolosi ed assordanti gorgheggi.
I momenti comici si intrecciano con giusto equilibrio a quelli riservati alle personalità delle due danzatrici che, vittime del mercato del video in acesa e a picco nei teatri, mettono sul palco una beffa di loro stesse stanche di un ruolo che le etichetta.
Con questo spettacolo il Festival Danza Estate organizzato da CSC Anymore, ha saputo avvicinare al pubblico l’interessante realtà di LucidoSottile da tempo attiva nella sperimentazione e nella ricerca di una mescolanza artistica che intreccia il linguaggio teatrale quello cinematografico, quello delle arti visive.
Efficaci anche i costumi semplici e lineari, di Salvatore Aresu che con pochi dettagli lasciano spazio ai corpi, ai gesti e al lavoro espressivo delle due interpreti.
Divertente l’elaborazione musicale di Alessandro Olla che combina il testo alle musiche accompagnato dalle composizioni di Davide Sardo.
LUCIDO SOTTILE
Speradiserabeltemposi …rosso

Coreografie: Michela Sale Musio e Tiziana Troja
Interpreti: Fiona Firefarflay e Micha Oslaf
Elaborazione musicale: Alessandro Olla e Davide Sardo


Barbara Alberti per la Libertà di pensiero e azione

15 Giugno 2008

In questo strepitoso intervento registrato per invitare a partecipare al Pride di Bologna del 28 giugno 2008, la scrittrice Barbara Alberti invita i preti a non occuparsi di sessualità, a non porre veti di alcun genere, bensì ad andare da uno psicoanalista!


Preti contro: don Andrea Gallo

1 Giugno 2008

don Andrea GalloIeri ho avuto l’occasione di ascoltare don Andrea Gallo.
Ha parlato di molte cose don Gallo. Tra l’altro ha detto che:

  • il papa sbaglia quando si rallegra per la situazione politica italiana attuale
  • il papa sbaglia a volere i soldi per le scuole cattoliche
  • la Chiesa di Roma è la proprietaria del 20% degli immobili in Italia ed è un grosso errore in quanto la Chiesa dovrebbe essere povera e umile proprio perché Cristo è venuto per servire e non per essere servito
  • i preservativi vanno usati
  • le coppie di fatto sono coppie come tutte le altre e non si può dire a una coppia gay che il loro amore non è amore
  • che i vescovi non parlano in nome di Dio

Insomma, don Andrea Gallo ha richiamato i vertici della Chiesa alla loro missione (amare il prossimo come se stessi) e, paradossalmente, proprio per questo è un “prete contro” (>>).


Twitter.. marziano.

26 Maggio 2008

  Per chi non lo conoscesse, “Twitter” è un servizio web di seconda generazione, pensato cioè per coloro che condividono su internet parte della propria vita. Si tratta in sostanza di una piattaforma, un servizio informatico in rete, che consente a chiunque di rendere pubblico in modo facile ed immediato una sorta di diario in pillole. Vi si trovano storie e storielle da ogni parte del globo.. e non solo!

“Sono atterrata!!!!!”
“Adesso.. Ho ancora qualche pietruzza sulla testa. I pannelli solari si apriranno in quindici minuti, dopo che la polvere si sarà adagiata ”
“Ho carica positiva di energia; come dice il controllo missione, i pannelli solari si sono dispiegati. Le immagini arriveranno giù a breve.”
“Perché in bianco e nero? Queste sono immagini ingegneristiche. Ma non preoccupatevi, ho dodici filtri e posso scattare anche foto a colori. Abbiate pazienza”
“E’ tempo di dormire un po’. Sarà un grande giorno domani ..”

  Fantasiosa e divertente vero? E invece no, perché questo è il twitter di “qualcuno” davvero molto ma molto serio ed importante: “MarsPhoenix”, un progetto da più di quattrocento milioni di dollari dell’agenzia spaziale statunitense alla ricerca di ghiaccio sotterraneo nelle regioni polari di Marte.
  E questo è il suo diario in tempo reale su Twitter appunto: http://twitter.com/MarsPhoenix


Quando una madre uccide suo figlio

18 Maggio 2008

In Solstizio d’inverno edito da Il Filo O.D. Maestroni racconta il delirio di una madre che ha ucciso il proprio unico figlio di sei anni e per tale ragione vive rinchiusa in una casa di cura. Una donna non del tutto padrona delle proprie facoltà mentali già prima della gravidanza, ma la cui mente si perde del tutto proprio a causa della maternità. Una depressione che diventa follia vieppiù che il figlio cresce e si distacca dalla madre, la quale, invece, resta morbosamente attaccata al figlio, fino a sperare che il membro virile di lui si faccia adulto e la penetri…

Una donna, quella protagonista del romanzo breve di Maestroni (53 pagine in tutto), in preda al delirio di onnipotenza, delirio costantemente alimentato da un fanatismo religioso privo di ottimismo.

Una donna verso cui l’autore non dimostra un briciolo di simpatia o comprensione. Fissata per sempre nel suo gesto tragico, l’autore ne seppellisce le motivazioni sotto una filtra coltre di parole che tentano di riprodurne l’alterazione mentale.

Una madre tanto distante da ciò che comunemente si intende per “amore materno” che può arrivare ad ammettere di avere odiato la propria creatura dal momento stesso in cui è stata generata.

Un romanzo, quello di Maestroni, di non facile lettura, sia per lo stile di scrittura (tutt’altro che colloquiale), sia per i contenuti forti quanto, purtroppo, tragicamente attuali, verso, però, i quali si tende a una forma di rimozione collettiva.


Welcome

11 Maggio 2008

  Il parcheggio non c’è mai, ovvero c’è sempre qui se te lo puoi permettere; oggi no, oggi ho tempo e voglia di perderlo. Lascio l’auto lontano dal centro e mi incammino alla ricerca di una delle tante arrampicate che portano su. Buio pesto su per questo percorso pedonale isolato e deserto, senza nemmeno il riflesso della Luna si cammina senza vedere dove si mettono i piedi, il posto ideale per rapine e aggressioni, se non fosse che qui, inspiegabilmente, la paura non è ancora arrivata. Tantissimi gli stranieri di ogni etnia, ma qui nemmeno la giovane coppietta che mi segue da lontano si pone il problema di passare per questo luogo a quest’ora.

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Giornali e giornalisti

8 Maggio 2008

Paolo Calabrese, nell’articolo I padroni dei giornali pubblicato nel numero odierno del “Magazine del Corriere della Sera” così si esprime:
“I nostri padroni sono molti: gli azionisti [...], la pubblicità che è sempre più invadente e pretenziosa, i gadget che accompagnano in edicola i giornali [...] E naturalmente anche i lettori [...]“.
Non che abbia detto nulla di nuovo, ma fa riflettere il fatto che abbia messo, con molta onestà, i lettori all’ultimo posto.


Stereotipi: un romanzo al femminile

3 Aprile 2008

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“Se fossi bimba tornerei a sorridere.

Senza pensieri tornerei a sognare,

e sognerei l’amore”.

Sono queste le parole immaginate e pensate da Sara: la protagonista femminile di “Stereotipi” il nuovo romanzo della scrittrice bergamasca Alessandra Cannizzo.

Una storia, quella della giovane donna, che gioca sul confine nebbioso che separa la realtà dal sogno, la notte dal giorno, l’adolescenza dall’età adulta, la consapevolezza del vivere e molte parentesi di immaginazione.

Una vicenda, quella di Sara, che intreccia tante tematiche legate al mondo femminile: dal disvelarsi dell’amore, allo scoprirsi donna, dalla percezione del proprio corpo, fino ad una maternità interrotta e ad una realizzata, per poi giungere al traguardo della serenità inseguita lungo una via tormentata.

“…si trattava di un’incredibile gioia, perché al di là dei contrasti preannunciati, c’erano riscatto e ricompensa”: sono dunque queste le parole scelte dall’autrice per salutare la “sua” Sara: una ragazza dal sottile animo sensibile, esattamente come l’esile e assorta figura femminile disegnata appositamente dall’artista veneziano Antonio De Sanctis, capace di catturare lo sguardo del lettore dalla copertina del romanzo con un fascino fragile e irresistibile.

Alessandra Canonizzo

“Stereotipi”

Franco Colacelo Editore, euro 15.


Theodossiou: intense emozioni per l’omaggio alla Callas

28 Marzo 2008

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L’intensità dei gesti, la voce piena ed estesa, la forte presenza scenica fanno di Dimitra Theodossiou la vera erede di Maria Callas e, sulla melodia della celebre aria Vissi d’arte, vissi d’amore dalla Tosca di Puccini tanto amata dalla Divina, il soprano greco ha posto il sigillo ad una serata benefica di grande suggestione il 25 marzo al Teatro Donizetti.
Interprete di gran temperamento, vocalità generosissima e impetuosa, capace di grandi escursioni di registro e di colori espressivi, la Theodossiou è tornata sul palcoscenico del Teatro Donizetti martedì scorso per l’evento organizzato dal Lions Club Bergamo Host, volto a raccogliere fondi da destinare alla campagna Sight First per la prevenzione e la cura della cecità.
Il titolo della serata, «Omaggio a Maria Callas», ha accostato il mito della grande soprano greca con la maggiore connazionale del belcanto presente oggi sui palcoscenici mondiali. I brani in programma hanno spaziato da Verdi a Donizetti, da Rossini a Puccini, riproponendo una serie di arie in cui la Callas eccelse come nesssun’altra. La Theodossiou ha aperto con l’invocazione verista di Giordano dall’Andrea Chenier, La mamma morta per passare al sognante abbandono di Leonora nel Trovatore D’amor sull’ali rosee, passando poi con piglio energico al Nabucco (Ben io t’invenni). Nella seconda parte spazio al Roberto Devereux, già interpretato da Dimitra a Bergamo, di Donizetti con l’aria Vivi ingrato, e poi ancora la celeberrima Casta Diva e i lividi crepuscoli di Macbeth (La luce langue ).
Il direttore bergamasco Bruno Santori ha guidato l’Orchestra del Bergamo Musica Festival Gaetano Donizetti, con la partecipazione del Coro Filarmonico di Valle Seriana preparato da Fabio Piazzalunga, e ha aperto la serata eseguendo l’inno composto appositamente per il Lions Bergamo Host e che, mercoledì scorso, è stato presentato a Roma alla dirigenza internazionale dell’Associazione, candidandosi a diventare l’inno mondiale dei Lions Club.
Anche il flautista Giovanni Roselli è stato protagonista del concerto con brani di Mozart e Bach per una parte della celebre Ouverture in si minore di J. S. Bach, con la successione Sarabanda, Bourrée I e II, Minuetto e Badinerie, e l’Andante elegante per flauto e orchestra k. 315 di Mozart. Accanto alle arie del soprano il mezzosoprano Nidia Palacios, spesso a fianco della diva greca, ha proposto con grinta e precisione vocale un’aria rossiniana da Cenerentola (Nacqui all’affanno e al pianto ) e la celebre Habanera dalla Carmen di Bizet.


Elliot Murphy tappa a Dalmine lungo le vie del grande Rock

17 Marzo 2008

Sono le espressioni del volto di Elliot Murphy e della sua band quelle che segneranno la memoria degli oltre 350 fans accorsi venerdì 14 marzo al concerto del rocker al Teatro Civico di Dalmine.

Se nell’ultima data bergamasca di agosto a Sarnico Elliot aveva colpito per la sua energia e in settembre a Rovereto per l’immediatezza instaurata con il pubblico, quella di Dalmine è stata una serata speciale accompagnata come un filo conduttore imprevisto dal sorriso. Quello di Elliot sempre intenso, ma più gioviale solito; quello “nuovo” del suo bassista Laurent Pardo (il cui viso è solitamente immobile come una maschera di cera); quello vispo di Olivier Durand e quello plasmato nel pongo come per un cartone animato del percussionista Alain Fatras; infine quello del pubblico scattato quando Elliot tutto preso dalla musica fa un passo…in più e stacca la spina dell’amplificatore della sua chitarra.

Espressioni cariche di energia che fanno dei lineamenti di Elliot un’autostrada per rughe percorsa in anni musica on the road, di Olivier Durand un furetto dagli stivaletti di velluto nero a punta e dall’improbabile esplosiva capigliatura, di Fatras un protagonista straripante simpatia e di Pardo un uomo dall’aplomb impeccabile.

Un evento, quello di Dalmine, che trova potenza ed equilibrio soprattutto nella seconda parte, quando l’acustica si assesta ed Elliot scioglie il pubblico appassionato e fedele.

Una data nel corso della quale Elliot Murphy si fa trascinatore su e giù per il pentagramma del rock, in un mix riuscito di poesia e grinta: tutta esplicitata nella potente muscolatura delle sue braccia

L’impasto ideale tra la voce, la chitarra e l’armonica di Elliot regalano emozioni che dal vivo il cantante riesce sempre a dare anche con i nuovi brani di Notes From The Underground da Crepuscule a Ophelia, da Razzmatazz a Lost & Lonely e ancora And General Robert E. Lee, The Valley Below, Crying Creatures of The Universe.

Quello tra Murphy e l’Italia è un legame speciale, Elliot è infatti spesso nel nostro Paese e in bergamasca (dove è legato da un’amicizia pluriennale con l’Associazione Soffia nel Vento onlus e con Frame Events), e nella nostra provincia tornerà ancora il prossimo 20 giugno al Palazzo Visconteo di Brignano Gera d’Adda e il 10 agosto a Spinone al Lago accompagnandoci lungo tutta l’estate.