L’ultimo giorno dell’umanità

4 Luglio 2009

In questo inizio d’estate si fanno sempre più insistenti le voci che ricordano che i Maya hanno profetizzato che il 21 dicembre 2012 sarà l’ultimo giorno di questa Era.

A questo punto scatta il sondaggino: che cosa farai il 20 dicembre 2012? Come e con chi passerai l’ultimo giorno dell’umanità?

Nei commenti puoi approfondire la tua risposta al sondaggio.



Lei c’è, basta vederla

23 Giugno 2009

In occasione del 60° anniversario della Costituzione italiana la Regione Emilia-Romagna ha realizzato 5 spot deliziosi che illustrano alcuni articoli assai poco rispettati in Italia. Gli spot sono stati mandati in onda da MTV.

Art. 3 – Uguaglianza davanti alla Legge

Art. 19 – Libertà di culto

Art. 34 – Diritto allo studio

Art. 15 – Libertà e segretezza della corrispondenza

Art. 36 – Diritto al lavoro giustamente remunerato


Beethoven Sizes: la dimensione del corpo e della musica

22 Giugno 2009

beethoven_sizesDue pensieri estetici per due letture diverse della musica di Beethoven: è stata questa la sfida di Gustavo Ramirez Sansan e di Paolo Mohovich, i due coreografi che hanno messo in scena per il quarto appuntamento del Festival Danza Estate a Bergamo per Beethoven Sizes. Sul palco del Teatro Sociale la compagnia torinese di danza contemporanea Balletto dell’Esperia, diretta dallo stesso Mohovich, dopo il lavoro dell’anno scorso su Mozart ha volto la propria attenzione a Beethoven ricercando una diversa dimensione armonica tra musica e corpo. Giocando sul doppio registro dell’opera di Beethoven, il Balletto dell’Esperia ha affiancato Sonate e Sinfonie, lasciando ai due interpreti una libera traduzione delle loro impressioni. Gustavo Ramirez in Caliban ha scelto alcune Sonate per pianoforte e violoncello evocando attraverso la figura del mostruoso schiavo della Tempesta di Shakspeare il tormento per la propria condizione di reietto, il desiderio di libertà e la finale rassegnazione imposta dal suo distino. Un insieme tradotto grazie ai movimenti di tre danzatori: volti diversi di una personalità complessa, che hanno fatto dell’energia e della forza un linguaggio plastico vibrante di intensità emotiva, senza trascurare la pulizia e l’armonia dei movimenti di radice classica. Ne Il prato di Ludwig Paolo Mohovich ha sposato lo spirito della Pastorale passando da una dimensione di ristoro agreste ad una più profonda legata al senso della vita e del divino. Il coreografo ha immaginato un’ambientazione campestre con giochi amorosi su un prato d’estate, tra scherzi e momenti d’intimità tra giovani, e ha poi lentamente spinto gli interpreti a trasformarsi in altro, a diventare creature dei boschi. La suggestione crescente si è fatta più forte con questi esseri vitali – forse cervi – a rimandare all’idea panteistica di comunione tra uomo e natura. Un ideale esaltato dal pensiero romantico, e abbracciato da Beethoven, ma malinconicamente frantumato con disincanto dal coreografo nel ricordo di come gli uomini spesso rompano gli equilibri naturali. Mohovich ha svolto il suo racconto attraverso una danza ariosa e piena di grazia, nella quale il movimento puro si è fatto strumento per descrivere le emozioni, dove le ascendenze neoclassiche hanno arricchito i passaggi di danza tra linee pure e giri scattanti volti ad accentuare la musicalità e l’agilità atletica degli interpreti, alla ricerca di un equilibrio tra quiete e bellezza del mondo.


La danza come ricerca dell’altro

15 Giugno 2009

danza 09Nulla in mundo pax sincera – In questo mondo non c’é una pace onesta.
Nulla in mundo pax sincera (RV 630) è un motteto sacro composto da Antonio Vivaldi su un testo latino anonimo, scritto in Mi maggiore  nel tipico stile del barocco italiano.
E’ eseguito da un soprano, due violini, viola e basso continuo, che di solito è un violoncello ed uno strumento a tastiera ma che in Vivaldi è spesso un organo.
Il testo si sofferma sulle imperfezioni del mondo che è pieno di peccato e malvagità e supplica Gesù affinchè dia la salvezza.
Nulla in mundo pax sincera – In questo mondo non c’é una pace onesta: è anche il titolo dell’intenso insieme di parole e musica che, sommato ai gesti dei ballerini, costruiscono uno dei quadri più forti  dello spettacolo Gran Galà: classico e oltre… della Compagnia Ersilia Danza andato in scena la sera del 14 giugno sul palco del ritrovato Teatro Sociale, nell’ambito del Festival Danza Estate 2009 di CSC Anymore a Bergamo.
E’ questa la scena, articolata sulle creazioni di Simona Chiesa, che chiude la prima parte dello spettacolo e apre la serie dei momenti più intensi della serata, dopo un’accademica serie di coreografie dalla tradizione della danza.
Lo spettacolo riesce a far scattare il coinvolgimento dello spettatore proprio da quando la danza contemporanea, costruita sulla conoscenza di solide basi classiche, riesce a dialogare con lo spettatore grazie ad un linguaggio attuale ricco delle sfumature tese dell’essere contemporaneo, in una dimensione che vive dei silenzi tesi del rapporto tra uomo e donna, nel ricercarsi ondulato dei corpi e degli animi verso il raggiungersi in momentanei attimi d’incrocio fatti di agili sollevamenti ed eleganti pivot.
Il filo dell’eleganza continua a svolgersi anche in Ciaccona, sulle musiche di Arcangelo Corelli, e nell’originale Protege moi dove intrecciate alle melodie di Garème Revell e dei Placebo, gruppo inglese dell’alternative rock, i quattro danzatori costruiscono un carico di crescendo emotivo. Due figure maschili s’intrecciano a due femminili in una serie di movimenti lenti e poi sempre più concitati, nell’espressione di un bisogno di protezione verso se stessi e verso gli altri. Una protezione che però si esaspera e genera un desiderio tormentato di fuga e di evasione verso l’inevitabile solitudine.
Spartacus di Yuri Grigorovich è ben interpretato da Francesca Podini e Gabriele Corrado, mentre Quartetto tradotto in scena da Antonella Albabo, Serena Sarnataro, Maurizio Licita e Fabio Saglibene conclude lo spettacolo con un gioco divertente. Come pittori pronti a dipingere un quadro astratto, due danzatrici vestite con costumi che citano Mirò, si muovono nello spazio con andamenti sinuosi e femminili, contrapponendosi alla linearità e alla precisione del gesto maschile dei due ballerini. I due universi s’incontrano creando formazioni poetiche ed ironiche.


Dal Borgo al Teatro dei Nobili: la musica di Donizetti riscopre la sua città

13 Giugno 2009

teatro donizettiSarà una Stagione di contenitori, prima ancora che di contenuti” Francesco Bellotto, Direttore Artistico del Bergamo Musica Festival «Gaetano Donizetti”, sceglie questa parole per introdurre la presentazione della Stagione Lirica 2009 che vedrà spettacoli sia al Teatro Sociale che al Teatro Donizetti, e che il 12 settembre ritroverà la Casa Natale di Gaetano Donizetti.
Dal Borgo al Teatro dei Nobili: la musica di Donizetti riscopre la sua città è dunque il suggestivo titolo scelto dalla Fondazione Donizetti per la nuova Stagione  dedicata al grande William Ashbrook “Abbiamo voluto legare quest’edizione – continua Bellotto – allo studioso perché la sala conferenze di casa Donizetti sarà proprio a lui dedicata”.
La quarta edizione del Bergamo Musica Festival propone un cartellone variegato e articolato in più luoghi della città : “Si sta creando – spiega ancora Bellotto – un vero sistema teatrale. Il titolo scelto allude al percorso biografico ed artistico di Gaetano Donizetti: nato poverissimo in Borgo Canale e diventato, nel volgere di pochi anni, un poliedrico artista capace di esibirsi e di produrre partiture per il palcoscenico più esclusivo della città. Dal Borgo al Teatro dei Nobili è anche il progetto che consente a Bergamocittà di festeggiare la parabola donizettiana riconsegnando al pubblico della lirica due luoghi rappresentativi come il Teatro Sociale e la Casa Natale”.
L’evento di apertura, fuori abbonamento, realizzato attraverso un allestimento essenziale dove il Teatro Sociale stesso avrà un ruolo di protagonista riguarda (per l’11 e il 13 settembre) uno dei capolavori della maturità del compositore come Linda di Chamounix e dove nel cast vocale si fa notare il celebre soprano di coloratura Majella Cullagh, dall’ampio repertorio donizettiano.
L’elisir d’amore e La figlia del Reggimento completano la parte dedicata a Donizetti.
Il primo spettacolo verrà portato anche in tournèe in Giappone.
La Figlia del Reggimento è invece frutto della coproduzione con il Circuito Lirico Lombardo e per la prima volta verrà eseguita l’edizione critica dell’opera curata dalla Fondazione Donizetti. “Il nuovo testo – spiega il Direttore Scientifico della Fondazione Paolo Fabbri – in lingua italiana, è significativamente diverso dalla vecchia edizione che era affetta da molti apocrifi. In questi anni la Fondazione ha svolto un accurato lavoro che mi piace accostare a quello dei restauratori che, grazie ad un attento intervento, tolgono le patine del tempo per ripristinare lo stato originario delle opere d’arte”.
La traviata di Verdi è l’altro titolo predisposto per la trasferta in Oriente e nel cast risalta il nome di Mariella Devia.
Capolavoro di grande popolarità è Il barbiere di Siviglia di Rossini: una coproduzione che parte da Savona e coinvolge anche Lucca e Rovigo.
La Scuola all’opera, quest’anno si arricchirà di due proposte pensate specificatamente per il pubblico delle materne e delle elementari distribuite al Teatro Sociale con la commedia Nemorino tenore e burattino e il balletto Giorgio e il drago.
Un balletto classico come Romeo e Giulietta su musica di Caikovskij, con la produzione del Balletto di Milano e l’Orchestra del Festival pucciniano di Torre del Lago, è stato scelto per chiudere la Stagione.

Il cartellone

Dal Borgo al teatro dei nobili. La musica di Donizetti riscopre la sua città.

TEATRO SOCIALE
Venerdì 11 settembre ore 21.00 e domenica 13 settembre Linda di Chamounix G. Donizetti
TEATRO DONIZETTI
Venerdì 2 ottobre ore 20.30 e domenica 4 ottobre ore 15.30 La traviata G.Verdi
Venerdì 16 ottobre ore 20.30 e domenica 18 ottobre ore 15.30 L’elisir d’amore G.Donizetti
Sabato 14 novembre ore 20.30 e domenica 15 novembre ore 15.30 Il barbiere di Siviglia G.Rossini
Venerdì 20 novembre ore 20.30 e domenica 22 novembre ore 15.30 La figlia del reggimento G.Donizetti
Sabato 5 dicembre ore 20.30 e domenica 6 dicembre ore 15.30 Petr Il’ic Caikovskij Romeo e Giulietta (balletto)
Informazioni
http://www.donizetti.org/


Pensando a Sergio Ferrero: Letture Amene sotto il berceau 2009

11 Giugno 2009

ferrero1Letture Amene sotto il berceau, quarta  rassegna di incontri estivi al circolino di Città Alta con “vecchi” scrittori diventati amici e nuovi in via di diventarlo. La rassegna en plein air voluta da Aldo Ghilardi, presidente della “Cooperativa Città Alta” e dai suoi collaboratori , è organizzata da Mimma Forlani,  che ha potuto contare sull’aiuto dell’associazione Il Cavaliere Giallo, delle librerie Palomar, Punto a Capo e Parnaso così come di  molti amici. I cinque appuntamenti estivi sono incontri di ricordi, d’amicizia e di lettura in cui anche  il divertimento non è mai disgiunto dalle riflessioni che allargano gli orizzonti individuali e  rispondono ai molti perché posti dal  lettore al libro, in una sorta di muto colloquio con l’autore.
Quest’anno Letture Amene sotto il berceau sono dedicate a Sergio Ferrero, lo scrittore che a Bergamo aveva una nutrita “associazione di amici”. Mercoledì 17 giugno, alle ore 18,15 sarà il momento del ricordo dell’uomo che fece la sua ultima uscita pubblica  proprio al Circolino, luogo che amava in modo particolare. Nel 2005 sotto il berceau di vite canadese Antonio Franchini  e Sergio Ferrero fecero una presentazione incrociata dei loro ultimi libri: il primo, essendone  anche stato l’editor,  presentò la raccolta di dieci racconti Il cancello nero (Mondadori) il secondo, da lettore avido e appassionato, presentò il romanzo Cronaca di una fine (Marsilio).
Quest’incontro diede di fatto inizio alle rassegne successive.  Sergio Ferrero ritornò nel 2007 a presentare l’ultimo romanzo di  Laura Bosio Stagioni dell’acqua ( Longanesi)  e lo scorso anno, pur  visibilmente segnato dal male incurabile che gli stava devastando il fegato, non volle mancare all’appuntamento con i suoi amici bergamaschi ai quali presentò il librino illustrato di Serena Vitale, Tre racconti di gatti, ( Salani).
Ma le occasioni per godere della compagnia di Sergio sono state molte in questi anni e nell’incontro ricordo del 17 si parlerà certamente dell’uomo, dell’intellettuale, soprattutto dello scrittore che deve ancora essere scoperto nella sua capacità narrativa che traspare da una scrittura controllata e “classica”. A parlare di Sergio Ferrero saranno gli scrittori amici Basilio Luoni, Daniela Pizzagalli, Laura Bosio e Francesco Rognoni. Alberto Calvi, altro amico di Sergio,  leggerà  alcuni frammenti tratti dai suoi scritti. Sarà l’occasione sia per riandare alle pagine già note ma anche per scoprire Sergio Ferrero- poeta e Sergio Ferrero, scrittore di libri per l’infanzia.
Mercoledì 24 giugno, ore 18,15 secondo incontro con Isabella Bossi Fedrigotti, sempre all’insegna del ricordo di Sergio che leggeva con premura, curiosità e passione i libri della scrittrice amica e se ne faceva promotore, organizzando presentazioni nelle numerose librerie che egli conosceva.
Il libro di Isabella Il primo figlio, Rizzoli, 2008, è un trittico in cui le protagoniste sono tre donne, Teresa, “nata alla fine della guerra, in montagna”, Maria, padre nella Wehrmacht, madre ebrea, nata a Strasburgo quando la città era tedesca ed infine la bella e vitalissima Sofia che ama stare in cucina, luogo di  grande conforto e complicità per le donne di un tempo. Letture di Aide Bosio.
Venerdì 3 luglio, terzo incontro con protagonisti Daniele Marcheschi, critica di vaglia, saggista e scrittrice, e Guido Conti, scrittore ed editore. In uno scambio che si preannuncia “scintillante” i due scrittori amici presenteranno a vicenda le loro ultime opera. Per Daniela L’alloro di Svezia, un lungo saggio in cui sono pubblicati le motivazioni ufficiali degli Accademici di Svezia, per l’alloro attribuito a Giosuè Carducci, Grazie Deledda, Luigi Pirandello, Salvatore Quasimondo, Eugenio Montale e Dario Fo. Il libro che ci offre il punto di vista degli illustri accademici sulla nostra letteratura è stato pubblicato dalla casa editrice di Parma Mup nel 2008, mentre quest’anno Daniela Marcheschi, biografa di Pontiggia, ha coronato le sue mai interrotte ricerche sull’ opera di Beppo riuscendo a pubblicare Le vie dorate: con Giuseppe Pontiggia. Grazie a lei i lettori bergamaschi potranno conoscere nella luce migliore Guido Conti, uno dei nostri grandi affabulatori contemporanei, che ambienta le sue storie nelle pianure attraversate dal Po dove realtà e fantasia si mescolano in un clima  tragicomico. Conti continua in modo personale la nostra grande e nutrita letteratura che esplora il comico nelle sue varie declinazioni. E basti citare  Giovanni Boccaccio, Teofilo Folengo, Ludovico Ariosto, Luigi Pirandello, Cesare Zavattini, Achille Campanile e Giovanni Guareschi di cui Guido Conti è grande studioso. Nel corso della serata si parlerà del romanzo  Il tramonto sulla pianura  pubblicato dallo scrittore parmense quattro anni fa e che si propone in lettura  perché di una bellezza tenera e beffarda,  e non si dimenticherà certamente di soffermarci su Giovannino Guareschi, biografia di uno scrittore, edito da Rizzoli lo scorso anno per ricordare il centenario della nascita del padre di Peppone e don Camillo, anch’egli nato a Parma.      
Letture di Aide Bosio.
Venerdì 10 luglio,  il quarto incontro sarà  al Seminarino di via Tassis, n.18, Città Alta. Nel chiostro ci sarà la presentazione musicale di La tromba a cilindri. La musica, io e Pisolini, Ibis, 2008,  il libro scritto a quattro mani da Guido Mazzon, uno dei primi jazzman italiani, suonatore di tromba  e Guido Bosticco, giornalista e scrittore. Lungo le pagine del libro si dipana il discorso sulla creatività che nasce dai  suoni  sia  musicali sia  poetici. Il viaggio parallelo nella poesia e musica parte dal Friuli, terra di Pier Paolo Pisolini, che scrive i suoi primi versi in dialetto, terra del cugino poeta Nico Naldini ed anche di Guido Mazzon, anch’egli imparentato con Pasolini che ritorna alla loro comune infanzia attraverso suoni della tromba a cilindri. Nel libro il dialogo tra musica e poesia, tra un io, Guido  Mazzon e un  tu, Guido Bosticco, invita il lettore a ritornare al Pier Paolo Pasolini più segreto, colto agli albori della sua  scrittura letteraria. Letture di Diego Bonifaccio
Quinto incontro sempre al Circolino. Venerdì 17 luglio, ore 18,15  ritornano  a Bergamo gli amici emiliani: Gino Ruozzi presenterà Storie invisibili  il libro di Messori che lui stesso ha curato, pubblicato da Diabasis. Nella prefazione Ruozzi scrive: “Storie invisibili è una raccolta di racconti, la misura narrativa congeniale a Messori. I suoi testi brevi sono frammenti e spaccati di vita, di esperienze, di emozioni, di percezioni, nella prevalente dimensione personale dell’incanto”. Tutti i lettori bergamaschi che hanno conosciuto Giorgio Messori e ne hanno letto i suoi libri lasciandosi  prendere dall’intimo  incanto che emana la sua scrittura, accoglieranno questo nuovo libro postumo come un dono.
Accanto a Gino Messori altri due amici emiliani, Daniele Benati di Reggio Emilia e Paolo Nori di Parma che propongono ai lettori una guida strana per scoprire di San Pietroburgo tra allegrie e malinconie, sbornie, sacrosante per conoscere lo spirito russo, cene e vagabondaggi, guidati nel loro itinerario da flâneurs dalla conoscenza della lingua e letteratura russa di cui Paolo Nori è specialista, e dallo spirito caustico e malinconico di Learco Pignagnoli, anti-eroe letterario di cui Daniele è il padre. Lo scorso anno Daniele Benati presentò al Circolino le Opere complete di Learco Pignagnoli, Aliberti Editore.
Non resta che annotare le date sull’agenda e prevedere una lunga serata con i dodici scrittori ospiti sotto il berceau dove l’incontro letterario sarà innaffiato dall’aperitivo offerto dalla Cooperativa e dall’eventuale cena.


Second Life e i libri

2 Giugno 2009

Chi ama i libri (come chi scrive) può trovare in Second Life una serie di posti dove poterne parlare, leggerli, compare, metterli in vendita e via discorrendo.
Oltre, ovviamente, ai Gruppi di discussione nei quali si parla di libri, vi sono vere e proprie biblioteche e librerie in cui i libri lasciano la consistenza degli atomi e prendono quella dei byte, diventando libri elettronici.
Come nella Real Life, nelle biblioteche i libri sono quasi tutti scaricabili gratuitamente, mentre nelle librerie essi devono essere comprati.

Forse il mio avatar ha trovato un luogo dove sentirsi a casa…

Book Island

Book Island


Una saggia e rispettosa ironia

26 Maggio 2009

uri_caineUna saggia e rispettosa ironia ha introdotto con garbo il grande jazzista Uri Cane, sabato 23 maggio, nelle musiche di Anton Diabelli (con le sue Variazioni su tema di Ludwig van Beethoven) e su Variazioni attorno a La fille du Régiment, Ouverture “Amici miei che allegro giorno” e “ Convien partir” di Gaetano Donizetti per il concerto voluto dalla Fondazione Donizetti presso il rinnovato Teatro Sociale di Bergamo. Sul palco dell’antico teatro, recuperato da pochi giorni nel cuore di Città Alta, Uri Cane ha portato la sua lettura alternativa, delicata, rispettosa eppure rivoluzionaria. Quella di Cane è stata la nuova tappa, presentata in anteprima mondiale nel secondo tempo del concerto, di una produzione che il pianista americano ha costruito per creare inediti ponti tra generi musicali. Insieme all’Orchestra del Bergamo Musica Festival, diretta da Carlo Tenan, Cane ha reso la serata una vera occasione di spettacolo sia uditivo che visivo. Il suo gesto a volte sommesso, altre più esplicito, ha coinvolto gli spettatori con guizzi sornioni e divertii del viso, tocchi delicati sulla tastiera alternati ad improvvisi picchiettii sul fianco dello strumento, e ancora a scale di note cadenzate con decisione utilizzando le nocche e il peso delle mani. A volte rilassato, quasi molle, Cane accompagnato dall’ottimo suono dell’Orchestra ha colto in contropiede più volte il pubblico con riprese di slancio inaspettate, con l’uso delle mani come percussioni, con il volere sperimentare uno starnuto come strumento. In un morbido ritmo alternato tra l’effetto acustico degli archi e le note più cristalline del pianoforte, il concerto ha preso una coinvolgente forma narrativa capace di spingere ad un ascolto agile e curioso, sia gli spettatori che gli orchestrali presenti sul palco, in un collettivo spazio di apertura. Con geniale e rispettosa incursione Cane si è inoltrato nella partitura della prima opera francese di Donizetti, appositamente scritta per essere rappresentata a Parigi, e interpretato la parodia beethoveniana del tema di Diabelli. Tecnica e pensiero alternativo si sono fusi nei tratti del jazz e della classica, in una contaminazione multiculturale e innovativa: contemporanea.


La Fondazione Benetton

20 Maggio 2009


I mitici anni ‘60

19 Maggio 2009

Baratella_Paolo_La_mano_rossa_1968_ost_emuls_60x50I MITICI ANNI ‘60

dipinti 15 maggio – 27 giugno 2009

La voglia di riprendere un’idea di famiglia, una passione per l’arte e la curiosità per un periodo artistico del tutto originale e imprevedibile nei risultati: da tutto questo nasce la nuova mostra curata da Beatrice Belllini e titolata I Mitici anni ‘60Presentiamo – spiega la curatrice – una serie di opere che mio padre aveva portato a Bergamo nella sua Galleria in un periodo di grande fermento artistico. Gli anni rappresentano un periodo storico molto significativo, durante il quale alcune vicende storico-politiche hanno influito in modo radicale sulla vita sociale e culturale in Italia. È un periodo di trasformazione anche nel mondo dell’arte con l’esaltazione della funzione di artista o la contemporanea logica di sparizione dell’artista stesso in favore di un gruppo, la presenza dell’oggetti nel quotidiano, la crisi del concetto di Arte, l’abolizione di ogni confine tra oggetto e oggetto d’arte, la sperimentazione di nuovi materiali”. Questa mostra è un omaggio ad alcuni di quegli artisti italiani che nel corso degli anni ’60 hanno saputo dare alla pittura una nuova linea, diversa e originale, ognuno con la propria individualità e modernità. Uno sguardo alle nuove generazioni di quegli anni che cercavano di creare un varco in cui proporre nuove idee: dalla critica politica all’analisi sociale, dalla Pop art di Paolo Baratella alla poetica romantica di Felice Canonico ed il Nouveau Realisme di Fernando De Filippi, dall’astrattismo lirico-strutturale di Galliano Mazzon alla polemica verso il consumismo di Edoardo Franceschini e alle polivolumetrie di Toni Fulgenzi. “Comune – spiega ancora Beatrice Bellini – a tutti è un nuovo atteggiamento nei confronti del mondo dell’arte e della sua immagine all’’interno della società, utilizzando diversi linguaggi artistici come mezzo di comunicazione. Diversi erano gli orientamenti di allora come diverse erano le tematiche e le problematiche affrontate dagli artisti, a volte suggerite da episodi di costume e di vera e propria moda, che rappresentano l’aspetto più epidermico di questo periodo. In ogni caso basti appena rilevare come manchi alla cultura artistica d’oggi l’impegno ideologico “collettivo”, il rigore metodologico e per così dire l’investitura morale che hanno caratterizzato certe linee della ricerca artistica in quegli anni”. Rappresentare un decennio di storia dell’arte non sarebbe dunque possibile attraverso una mostra che coglie solo alcuni aspetti del fermento artistico e culturale italiano degli anni ’60 ma è possibile, attraverso la trentina di opere esposte, immergersi ancora una volta in un’atmosfera affascinante ed evocativa, in un mondo di avanguardie, le cosiddette neoavanguardie, così lontane da quelle di oggi, ma in fondo non poi così diverse. La mostra offre anche una notevole selezione in opere di Sissa che, proprio in questo periodo, è protagonista anche di una mostra a Venezia a Palazzo Malipiero fino al 21 maggio. P. BARATELLA – G. BARGONI – V. BELLINI – F. CANONICO – F. DE FILIPPI – E. FRANCESCHINI – T. FULGENZI – E. MARIANI – G. MAZZON – R. NOTARI – E . PROMETTI – G. RAMELLA – V. SATTA – G. SECOMANDI – U. SISSA – R. VOLPINI Dove: Galleria d’arte Due Bi, 24122 Bergamo, via Broseta, 15 Orario: da martedì a sabato: 9.30-12.30 / 15.30-19.00 domenica e lunedì: su appuntamento Date: 15 maggio – 27 giugno 2009 Info: Galleria d’arte Due Bi dir. Beatrice Bellini 24122 Bergamo (Italy) – via Broseta, 15 Tel.e fax: +39.035.210163 info@galleriadarteduebi.it www.galleriadarteduebi.it


Suggestioni cromatiche

12 Maggio 2009

11_Bahrami_370Il fondo rosso e i caratteri bianchi del manifesto annunciano

9 maggio, ore 21, Teatro Donizetti di Bergamo, 46° Festival Pianistico Internazionale Arturo Benedetti Michelangeli, J. S. Bach L’Arte della Fuga. Ramin Baharami pianista”.

Ore 15: suggestioni di un pomeriggio di prove.Per entrare in Teatro spingo la sottile porta a vetri del retro-palcoscenico. Il Teatro è quasi vuoto, il fiorista spazza il parquet del palco dove, al centro di un cono luminoso, sta, di spalle, un ragazzo che armeggia con un grande spartito, indossa una T-Shirt verde smeraldo. Fruscio di fogli, note che scorrono, L’Arte della Fuga prende forma: il giovane alla tastiera è Ramin Baharami. Prove alla ricerca della perfezione. Tutto dovrà essere ideale stasera: cromia delle note e luce della sala dovranno amalgamarsi in un’unica soluzione. Proprio l’attenzione a questo sottile e delicato equilibrio mi colpisce nelle parole del pianista, mentre si rivolge al personale del Festival: “Ecco, così è perfetto – dice gentile – la luce sul palco va bene, il tono di ocra è fantastico per questo spartito. Una luce troppo bianca renderebbe pallida la musica”. Poi si guarda attorno e fa una richiesta : “Per i palchi mi piacerebbe un po’ più di chiarore”. Baharami riprende a suonare, poi si ferma improvvisamente, allunga il collo, abbassa gli occhiali, riflette. C’è qualcosa, qualcosa che ronza. E’ il lampadario che, posto a quella gradazione di luminosità, crea un sottofondo fastidioso in sala. Bisogna cercare una soluzione. Poche parole con i tecnici, e una nuova proporzione armonica tra ambiente e musica diventa realtà. “La dimensione spaziale nella quale siamo immersi – mi spiega, iniziando così l’intervista che abbiamo in programma – è fondamentale per il nostro avvicinamento alla musica. Ci deve essere un’armonia diffusa che, a tuttotondo, riesca a coinvolgere il pubblico, il musicista e l’ambiente. Per ogni esecuzione è tanto necessario, quanto affascinante, trovare una nuova soluzione perché differenti sono i luoghi e i momenti, continuamente diversi siamo anche noi quando ci avviciniamo alla musica per ascoltarla o suonarla”. Luci, colori, l’essere mutevole della visione da un punto di partenza apparentemente uguale: ritrovo i concetti della pittura impressionista e della molteplicità della percezione: “E’ un paragone efficace – sorride Ramin – la musica scorre e in questo movimento acquisisce riflessi sempre diversi. Le composizioni di Bach, poi, con la loro infinita possibilità di lettura sono un continuo riverbero di soluzioni, di variazioni”. Baharami indica lo spartito e continua : “L’Arte della Fuga non ha indicazioni. Ci lascia liberi e ci permette, così, di immergerci nella nostra dimensione personale e contemporanea. Quello che potrebbe sembrare un problema, in realtà è un prezioso margine di possibilità”. “Leggere e rileggere Bach – continua – dà l’opportunità di non essere semplicemente esecutori, ma di sperimentarsi e diventare lettori attivi, quasi compositori, basta pensare ad esempio a Friedrich Gulda e ad altri pianisti del ‘900”. L’essere contemporaneo, vero, immerso nella realtà del suo tempo, è l’altra caratteristica che mi colpisce del poco più che trentenne Baharami, il pianista considerato lo specialista di Bach: l’autore emblema della musica antica. Mi permetto di rendere esplicita la mia riflessione e Ramin sorride, l’intervista sta diventando un dialogo. Poi nel suo elegante italiano mi spiega : “In realtà credo che contemporaneo sia l’aggettivo più adatto a Bach e alla sua musica. Johan Sebastian non fu solo un grande musicista, fu soprattutto un uomo che attraversò l’Europa, ebbe due mogli, ventuno figli. Era completamente immerso nella vita, per questo è riuscito ad elaborare una visione così completa dell’Uomo ancora valida per noi. La sua fu una riflessione profonda, ma talmente agile da poter essere riattualizzata attorno ai canoni della nostra sensibilità. Il suo è un linguaggio universale, perché vasto, infinito”. L’ultima frase di Ramin sembra essere la cornice ideale al 9 maggio, data del concerto e Giornata di Festa per l’Europa. Un’Europa che Baharami vive dal cuore della Germania, attraversa con la sua musica, ma che può osservare con le sfumature diverse che gli vengono dalle sue radici lontane, profumate d’Oriente e di quell’Iran dove è nato : “La Storia orientale è stata grande, ma l’Europa è sinonimo della civiltà dell’oggi, della cultura che viviamo, può essere una grande occasione per unire tanti punti di vista diversi”; mentre parla Ramin guarda ancora il grande foglio che ha davanti, poi indica i registri della partitura e improvvisamente comincia a suonare. Si ferma, mi guarda, e conclude : “Sono le voci delle “possibilità” di Bach, tutte diverse eppure della stessa importanza, è il nostro essere contemporaneo, deve essere l’Europa”.


L’emozione di un Teatro rinato

10 Maggio 2009

Teatro Sociale di Bergamo

Teatro Sociale di Bergamo

Venerdì scorso è stato inaugurato il restaurato Teatro Sociale di Bergamo.

Ho sempre considerato il Teatro Sociale un luogo pieno di suggestione; un luogo magico e fascinoso.

Ho anche sempre sperato che esso venisse restaurato e usato nuovamente come luogo in cui agire lo spettacolo.

Venerdì scorso, di fronte al Teatro Sociale rimesso a nuovo e aperto al pubblico, ho provato un’intensa emozione.

L’emozione di assistere alla (ri)nascita di uno spazio teatrale; un luogo in cui le emozioni possano essere vissute e socializzate; esibite sia da chi le recita, sia da chi le vive.

Ora, dopo l’ottimo risultato raggiunto con il restauro, bisogna fare in modo che il Teatro Sociale possa vivere appieno, diventando anche un centro di produzione teatrale. Un luogo dove sperimentare, dove condividere idee e progetti.

Un luogo vitale e non una bomboniera inutile piazzata nel salotto buono della città.


Lang Lang…un ponte per la musica

4 Maggio 2009

lang-lang_001587_2_mainpictureNon ancora 30 anni, scarpe da ginnastica e una pettinatura che sfida la forza di gravità: è così che appare il pianista Lang Lang sul programma di sala dell’esclusivo concerto tenuto al Teatro Grande di Brescia il 3 maggio, in occasione della consegna del Premio Arturo Benedetti Michelangeli, nell’ambito del 46° Festival Pianistico Internazionale.
Il protagonista della serata è il giovane interprete cresciuto in Cina, poi emigrato negli Stati Uniti, dove il suo talento è diventato oggetto di un crescente interesse mediatico fino all’odierno successo planetario, fondato anche sulla sua  propensione a rompere i rigidi schemi del mondo della musica classica.
Poco prima delle 21 la vibrante attesa in sala si traduce in realtà quando Lang Lang entra in scena e sale su palco con eleganza del tutto personale: giacca orientale di velluto scuro e scarpe lucide. Lang Lang, il presunto ribelle e perturbatore di tante certezze classiche, sorprende al contrario fin dalle prime note per una lettura consapevole della musica classica e per il suo lato sognante, così come in buona parte della sua discografia (basta pensare allo Chopin inciso come ultimo album diretto da Zubin Mehta).
Scorrono i minuti e il pianista dimostra come abbia conquistato il pubblico mondiale, anche quello più giovane, grazie ad una capacità innovativa d’interpretazione.
In platea ci si aspetta dunque un “sovversivo” e invece è un piacere scoprire che Lan Lang non è solo questo, che non è solo un fenomeno mediatico, ma è prima di tutto un sensibile interprete e un raffinato ricercatore di sfumature.
In una magia di suoni, sposata ad un’interpretazione fisica alla tastiera, il pianista traduce le emozioni diventando simile (come dichiarerà lui stesso nel momento del conferimento del Premio Michelangeli) un ponte, un mezzo per unire la musica e il pubblico.
Lang Lang suona, interpreta, vive con le  espressioni fiabesche del volto i movimenti della Sonata in La maggiore D.959 di Schubert.
La bocca si apre, la testa  reclina e il tutto immerge (come fa notare chi lo conosce bene) nelle origini della sua formazione, in quel Teatro Cinese che fa della mimica accentuata una decisiva componente espressiva.
L’itinerario musicale della serata bresciana si spinge fino ad un deciso Bela Bartòk (Sonata Sz.80), alle personali e cristalline ricerche sonore attorno ai colori di Claude Debussy (Préludes – Livre I e Prélude – Livre II), per concludersi con una personalissima “Eroica” Polacca in La Bemolle op. 53 di Chopin.
Gli orizzonti della tecnica limpida e sciolta di Lang Lang spingono davvero questo Festival in una sempre più interessante “Rotta ad Oriente. Da Bach alla Cina” e, come sottolineato nella motivazione del Premio Michelangeli, alla ricerca di un interprete che sappia dimostrare come nella musica vi sia “qualcosa di più dell’Oriente e dell’Occidente: vi sia l’Umanità”.


I bassifondi di Second Life

1 Maggio 2009

Qualcuno ha fatto notare senza scandalo che anche in Second Life, esattamente come nella Real Life, esistono i bassifondi. Si tratta di territori nei quali gli avatar si incontrano per fare sesso. Cercarli è molto semplice: basta utilizzare il motore di ricerca interno e usare chiavi standard e intuitive (come, ad esempio, “XXX”).
Ovviamente ciò che si trova può soddisfare tutti i gusti e si va dall’autoerotismo al sesso di gruppo, ma si possono anche vedere mostre d’arte con soggetti hard o semplicemente espliciti (anche perché nei territori comuni la nudità non è consentita) o andare al cinema per guardare film con  soggetti reali e/o d’animazione.
In tali zone sono abbastanza frequenti gli script gratuiti e/o a pagamento usando i quali gli avatar mimano azioni sessuali. Io stesso ne ho provati alcuni, giudicandoli “realistici”.
Molti gli accessori messi in vendita, tra quali, per gli avatar di sesso maschile, spiccano i peni che possono mimare azioni quali l’erezione e l’eiaculazione.
In tali territori molte sono le zone il cui accesso è riservato ai nudisti, al di là del fatto che si voglia o meno fare del sesso.

Segue immagine esplicita

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Rotta ad Oriente

29 Aprile 2009

xinsrc_220504311137748528533E’ un impasto composito di eleganza, rigore, sfumature inaspettate e allo stesso tempo energia, vitalità e ritmo il suono espresso nel suggestivo concerto inaugurale del 46° Festival Pianistico Benedetti Michelangeli dalla China Broadcasting Chinese Orchestra sul palco del Teatro Donizetti di Bergamo il 27 aprile.
L’Esordio di questa Rotta ad Oriente. Da Bach alla Cina, scelta come tematica del Festival dal Direttore Artistico Pier Carlo Orizio, ha offerto agli spettatori anche un’occasione unica per una nuova esperienza visiva con l’Orchestra composta da novantasei elementi, quasi tutti impegnati con strumenti estranei alla nostra tradizione.
Ad eccezione di cinque contrabbassi, una fila nascosta di violoncelli e un’arpa solitaria, la grande massa sinfonica è stata occupata da varie tipologie di fidule, strumento progenitore anche dei nostri violini, organetti positivi, alcuni strumenti a percussione inediti, campane e piastre.
La China Broadcasting Chinese Orchestra ha sorpreso soprattutto per il suono da La Celebration Overture di Zhao Jiping con morbidi passaggi da tonalità forti e accese, fino ad altre sommesse e sussurrate. Un gioco di colori e melodie, moltiplicato in una dolcezza attraente nella Deep Night di Wu Hua.
Brano cardine del concerto quello di Tan Dun, tra i protagonisti di questa edizione 2009, con  Northwestern Suite: ricco di idee e costruzioni musicali capaci di muovere l’immaginazione.
Dinamismo e profondità tra un Oriente, che è piacevole scoperta per l’Occidente, insieme ad un’arricchente compenetrazione reciproca fanno di questo concerto qualcosa da serbar nella memoria e soprattutto un nuovo punto di partenza per inediti confini d’ascolto.