Digital 3D

Beowulf - Locandina  A detta di molti il film “Beowulf” non merita encomi di sorta, anzi delude molti e per molti aspetti. E non potrebbe fare altrimenti perché questo film più che un film è una prima, una “prima promozionale” di una innovativa tecnologia cinematografica non destinata alle tradizionali sale ma solo a quelle di eccellenza, per il momento, e che apre un nuovo capitolo alla voce “cinema” estendendo a personaggi “umani” quello che in un primo momento era riservato ai cartoni animati.
  Digital 3D, lo dice il nome, è una tecnologia in grado di visualizzare immagini tridimensionali di grande impatto. Più che di immagini però si potrebbe anche parlare di vere e proprie realistiche ambientazioni. Lo spettatore infatti si ritrova praticamente immerso nella scena del film che non è più soltanto vista su uno schermo ma materializzata a mezz’aria tra questo e la poltrona sui cui si è seduti. Percependone la profondità, cio che accade nel racconto spesso non si limita a rimanere davanti allo sguardo di chi assiste allo spettacolo ma gli si può anche precipitare contro piuttosto che scomparire dietro un soggetto percepito ad una distanza inferiore.
  Sono sufficienti pochi secondi di proiezione per rendersi conto di essere di fronte a qualcosa di veramente innnovativo, per molti versi strabiliante, e comunque dalle enormi potenzialità in termini di coinvolgimento dello spettatore e di creatività multimediale.
  Purtroppo al momento sono solo otto (da La Stampa) le sale cinematografiche italiane in grado di offrire questo tipo di spettacolo ed evidentemente pochissimi i film girati con questo tipo di tecnologia, ma c’è da scommettere che in futuro questa magia tridimensionale si diffonderà molto rapidamente complice anche il fatto che i film cosiddetti “di animazione” stanno progressivamente estendendo il proprio bacino di utenti a fasce di età più ampie, con produzioni in grado di interessare non più soltanto il pubblico giovane e giovanissimo ma anche adulti di tutte le età.
  Se è vero che al cinema non si va più solo per vedere un film (che si potrebbe traquillamente godere sul proprio divano), ma per assistere ad uno spettacolo, si può dire che Digital 3D, insieme al non indifferente contributo dei raffinatissiimi, anche questi “tridimensionali”, effetti sonori del già noto THX, rendono lo spettacolo molto ma molto più spettacolare.
  Dal punto di vista tecnologico l’introduzione di questa nuova tecnologia è stato una conseguenza quasi naturale dell’installazione nelle sale cinematografiche dei proiettori digitali, quelli cioè che non utilizzano più la tradizionale pellicola per la proiezione del film. Avvalendosi delle grandi possiiblità offerte da queste strumentazioni di nuova generazione, già da qualche anno nei cinema all’avanguardia, si è pensato di produrre effetti tridimensionali semplicemente sfruttando le caratteristiche proprie della vista umana. Sullo shermo vengono proiettate alla giusta frequenza differenti immagini destinate ognuna separatamente e specificamente all’occhio destro e a quello sinistro. Occhiali elettronici con filtri polarizzabili provvedono ad oscurare, ad una frequenza sincronizzata in tempo reale con ciò che viene proiettato, all’occhio destro ciò che è per il sinistro e viceversa. Il risultato è che i due occhi vedono due immagini differenti della stessa cosa, né più né meno come accade quando guardiamo il mondo che ci sta intorno e che appunto così possiamo vedere tridimensionale.

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