Theodossiou: intense emozioni per l’omaggio alla Callas

28 Marzo 2008

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L’intensità dei gesti, la voce piena ed estesa, la forte presenza scenica fanno di Dimitra Theodossiou la vera erede di Maria Callas e, sulla melodia della celebre aria Vissi d’arte, vissi d’amore dalla Tosca di Puccini tanto amata dalla Divina, il soprano greco ha posto il sigillo ad una serata benefica di grande suggestione il 25 marzo al Teatro Donizetti.
Interprete di gran temperamento, vocalità generosissima e impetuosa, capace di grandi escursioni di registro e di colori espressivi, la Theodossiou è tornata sul palcoscenico del Teatro Donizetti martedì scorso per l’evento organizzato dal Lions Club Bergamo Host, volto a raccogliere fondi da destinare alla campagna Sight First per la prevenzione e la cura della cecità.
Il titolo della serata, «Omaggio a Maria Callas», ha accostato il mito della grande soprano greca con la maggiore connazionale del belcanto presente oggi sui palcoscenici mondiali. I brani in programma hanno spaziato da Verdi a Donizetti, da Rossini a Puccini, riproponendo una serie di arie in cui la Callas eccelse come nesssun’altra. La Theodossiou ha aperto con l’invocazione verista di Giordano dall’Andrea Chenier, La mamma morta per passare al sognante abbandono di Leonora nel Trovatore D’amor sull’ali rosee, passando poi con piglio energico al Nabucco (Ben io t’invenni). Nella seconda parte spazio al Roberto Devereux, già interpretato da Dimitra a Bergamo, di Donizetti con l’aria Vivi ingrato, e poi ancora la celeberrima Casta Diva e i lividi crepuscoli di Macbeth (La luce langue ).
Il direttore bergamasco Bruno Santori ha guidato l’Orchestra del Bergamo Musica Festival Gaetano Donizetti, con la partecipazione del Coro Filarmonico di Valle Seriana preparato da Fabio Piazzalunga, e ha aperto la serata eseguendo l’inno composto appositamente per il Lions Bergamo Host e che, mercoledì scorso, è stato presentato a Roma alla dirigenza internazionale dell’Associazione, candidandosi a diventare l’inno mondiale dei Lions Club.
Anche il flautista Giovanni Roselli è stato protagonista del concerto con brani di Mozart e Bach per una parte della celebre Ouverture in si minore di J. S. Bach, con la successione Sarabanda, Bourrée I e II, Minuetto e Badinerie, e l’Andante elegante per flauto e orchestra k. 315 di Mozart. Accanto alle arie del soprano il mezzosoprano Nidia Palacios, spesso a fianco della diva greca, ha proposto con grinta e precisione vocale un’aria rossiniana da Cenerentola (Nacqui all’affanno e al pianto ) e la celebre Habanera dalla Carmen di Bizet.


Elliot Murphy tappa a Dalmine lungo le vie del grande Rock

17 Marzo 2008

Sono le espressioni del volto di Elliot Murphy e della sua band quelle che segneranno la memoria degli oltre 350 fans accorsi venerdì 14 marzo al concerto del rocker al Teatro Civico di Dalmine.

Se nell’ultima data bergamasca di agosto a Sarnico Elliot aveva colpito per la sua energia e in settembre a Rovereto per l’immediatezza instaurata con il pubblico, quella di Dalmine è stata una serata speciale accompagnata come un filo conduttore imprevisto dal sorriso. Quello di Elliot sempre intenso, ma più gioviale solito; quello “nuovo” del suo bassista Laurent Pardo (il cui viso è solitamente immobile come una maschera di cera); quello vispo di Olivier Durand e quello plasmato nel pongo come per un cartone animato del percussionista Alain Fatras; infine quello del pubblico scattato quando Elliot tutto preso dalla musica fa un passo…in più e stacca la spina dell’amplificatore della sua chitarra.

Espressioni cariche di energia che fanno dei lineamenti di Elliot un’autostrada per rughe percorsa in anni musica on the road, di Olivier Durand un furetto dagli stivaletti di velluto nero a punta e dall’improbabile esplosiva capigliatura, di Fatras un protagonista straripante simpatia e di Pardo un uomo dall’aplomb impeccabile.

Un evento, quello di Dalmine, che trova potenza ed equilibrio soprattutto nella seconda parte, quando l’acustica si assesta ed Elliot scioglie il pubblico appassionato e fedele.

Una data nel corso della quale Elliot Murphy si fa trascinatore su e giù per il pentagramma del rock, in un mix riuscito di poesia e grinta: tutta esplicitata nella potente muscolatura delle sue braccia

L’impasto ideale tra la voce, la chitarra e l’armonica di Elliot regalano emozioni che dal vivo il cantante riesce sempre a dare anche con i nuovi brani di Notes From The Underground da Crepuscule a Ophelia, da Razzmatazz a Lost & Lonely e ancora And General Robert E. Lee, The Valley Below, Crying Creatures of The Universe.

Quello tra Murphy e l’Italia è un legame speciale, Elliot è infatti spesso nel nostro Paese e in bergamasca (dove è legato da un’amicizia pluriennale con l’Associazione Soffia nel Vento onlus e con Frame Events), e nella nostra provincia tornerà ancora il prossimo 20 giugno al Palazzo Visconteo di Brignano Gera d’Adda e il 10 agosto a Spinone al Lago accompagnandoci lungo tutta l’estate.


ELLIOT MURPHY: anteprima Rock a Dalmine

11 Marzo 2008

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Venerdì 14 Marzo 2008 ore 21
per la rassegna “FOLK MEETING 08 – Serate d’Autore”

ELLIOT MURPHY

Sarà una serata di grande musica quella di venerdì sera al Teatro Civico di Dal mine. Un’occasione speciale per gli appassionati di rock e di musica di qualità. Elliot Murphy, il grande artista USA ormai residente a Parigi da molto tempo, presenterà infatti il nuovo Album: “Notes from the Underground”.

Autore, musicista, giornalista e scrittore di romanzi, Elliott Murphy è una di quei rari artisti che sanno incarnare alla perfezione il ruolo e il valore di artista eclettico Murphy è un cantante che ha ancora molto da dire e da dare al suo pubblico, sia negli album incisi in studio che con le sue vibranti esibizioni dal vivo.
I suoi concerti sono dei veri e propri happenings che coinvolgono totalmente gli spettatori in una piena e crescente sinergia tra palco e pubblico. L’attuale formazione conferma la grande intesa maturata in mille avventure, ed esalta il lavoro a supporto e talvolta solistico del chitarrista Olivier Durand. “Coming Home Again”, tra i suoi ultimi sforzi compositivi, può essere considerato un ritorno alle origini, come ben esprime il titolo, ovvero a quel rock che aveva caratterizzato i suoi primi lavori.
“Notes from the Underground”, il nuovo album che Elliott presenterà nel mini tour di marzo, conferma la grande vena compositiva dell’angelo del rock.

In puro stile rock ‘n roll Elliott James Murphy Jr. nasce al Mercy Hospital del Rockville Center di New York nel 1949, da una agiata famiglia che lavora nello show business. Elliott è cresciuto nei dintorni di Garden City, e ha cominciato a suonare la chitarra a 12 anni. Comincia a scrivere canzoni mentre canta per le strade d’Europa nel 1971, ritorna a New York dopo un breve periodo passato a San Francisco per ottenere un contratto con la Polydor Records. Il suo album di debutto “Aquashow” (1973) raccoglie un enorme successo di critica.La sua musica è una sorta di rock poetico post-Dylan, pesantemente influenzato dai newyorkesi Velvet Underground, sostenuto dalla potenza espressiva di Murphy alla chitarra e all’armonica. All’epoca Murphy è spesso in tour in Europa e infine si stabilisce a Parigi nel 1989, dove vive tuttora con la moglie e il figlio. In “Selling the Gold”(1985) lo si può ascoltare in un duetto con Bruce Springsteen, il vecchio amico che spesso lo invita sul palco nei suoi spettacoli europei. Durante una recente apparizione alla TV spagnola, ha detto: “La letteratura è la mia religione e il Rock and Roll è la mia droga.” I suoi recenti album segnano una ripresa di forza nella sua carriera discografica e sono in molti a definire il doppio “Strings of the Storm” il migliore di tutti. Col mago della chitarra Olivier Durand è sempre in tournée, con una media di più di 100 spettacoli l’anno per tutta Europa. Da poco in distribuzione l’ultimo album “Coming Home Again”, che segna un ritorno al sound dei primi lavori.

Elliott Murphy – chitarra acustica,voce e armonica Olivier Durand – chitarra elettrica e voce Laurent Pardo – basso elettrico Alain Fatras – batteria

ingresso 15 €
(si consiglia la prenotazione)
Teatro Civico di Dalmine, via Kennedy Dalmine Bergamo
Info e prenotazioni Ass. Cultura Comune di Dal mine 035-564952


Roma e i Barbari: l’antico a Venezia

5 Marzo 2008

Sarcofago del PortonaccioA Venezia arrivano i Barbari….a Palazzo Grassi torna la Storia.
Con reperti provenienti da tutta Europa e non solo, dimostrano di essere stati veicolo di cultura e sapienza tecnica nell’utilizzo dei materiali preziosi.
La mostra Roma e i Barbari a Palazzo Grassi analizza e riesce a dimostrare come i Barbari non furono solo popoli capaci di invadere i confini dell’Impero ma come, con le loro migrazioni, furono anche in grado di interagire, convivere e integrarsi con esso.
Uno dei motivi centrali della mostra è proprio quello di abbattere lo stereotipo del barbaro invasore e distruttore per mostrare, attraverso i duemila pezzi esposti, l’importanza che ebbe per l’Impero romano l’esser venuto a contatto con queste popolazioni. Emerge dunque la necessità, alla luce dei tempi moderni, di favorire “mettere in evidenza l’ibridazione tra le radici greco-romane e le radici germaniche da cui ha origine la cultura europea”, come afferma il curatore Jean-Jacques Aillagon.
Il viaggio inizia con la gloria di Roma sui Barbari, visibile nel pregiato e maesteso Sarcofago di Portonaccio, un altorilievo composto di combattenti e prigionieri, cavalieri fra lance e teste mozze. Proseguendo s’incontrano i ritratti degli imperatori, fra cui di gran pregio è il busto in oro di Marco Aurelio, uno dei tre ritratti romani aurei scampati al processo di rifusione. Di straordinaria fattura l’elmo trovato a Deurne e risalente al 320 d.C., è in argento dorato e ferro e colpisce per l’attenzione al dato natulare con le rughe che attraversano la fronte dell’Imperatore, i segni sotto gli occhi, l’utilizzo di una sorta di “tratteggio” per creare i piani del volto.
Rilievo notevole rivestono in mostra le Insegne del Palatino: le insegne del potere dell’imperatore Massenzio: scettri e punte di lancia da parata, veri pezzi unici.

Importante testimonianza della volontà dei Barbari d’integrarsi all’interno dell’Impero è la Tavola Claudiana, tavola bronzea che reca inciso il discorso pronunciato dall’imperatore Claudio al Senato per chiedere di concedere ai notabili galli l’accesso alle istituzioni romane.
Continuano le migrazioni, arrivano i Goti e con loro i capolavori dell’oreficeria cloisonné, come il raffinato Cofanetto di Teuderico in oro, ricoperto da una rete di filetti egualmente dorati, saldati con paste di vetro a cabochon e cammei. La scomparsa dell’Impero d’Occidente (476 d.C.) favorisce la nascita di regni barbarici come gli Ostrogoti di Teoderico. Nella preziosa tavoletta di pentadittico dell’inizio del VI secolo, proveniente dal Bargello, è forse rappresentata la regina Amalasunta. Non mancano nemmeno esempi delle competenze dei Barbari nell’arte della metallurgia, tra cui spicca il Piatto di Annibale.

La mostra affronta anche “il ruolo della donna in una società di uomini”, esponendo ad esempio la tunica della regina Batilde, che sembra ricoperta di gioielli, in realtà ricami.
Il vero “valore aggiunto” dell’esposizione è però la possibilità, per gli appassionati, di essere occasione imperdibile per gustarsi un vero itinerario nella storia e nelle forme del design del gioiello.
Dalle spille alle fibule, dagli anelli alle parure, vi sono elementi raffinati frutto della conoscenza delle tecniche metallurgiche, delle pietre dure e di quelle preziose. Stupefacenti sono i numerosi manufatti che colpiscono con i bagliori del granato, notevoli sono quelli ottenuti con la rara ambra rossa, interessanti quelli in almandino e poi ancora vi è un trionfo di ametista, perle e pasta vitrea colorata.

La fine del millennio è rappresentata, nel Dittico di Rambona, dalla lupa con i gemelli sotto la Crocifissione, indicando che Cristo domina ormai su Roma. Con l’Evangeliario di Notger siamo ormai nel Medioevo.

dal 24 gennaio al 20 luglio 2008
Roma e i Barbari. La nascita di un nuovo mondo
a cura di Jean-Jacques Aillagon
Palazzo Grassi
Campo San Samuele, 3231 – 30124 Venezia
Orario: tutti i giorni ore 9-19; ultimo ingresso ore 18
Ingresso: intero € 15; ridotto € 6
Info: tel. +39 0415231680; fax +39 0415286218; www.palazzograssi.it


L’Ultimo Tiziano: sensualità, dramma e colore

4 Marzo 2008

Allegoria della Prudenza. Londra, National Gallery

Venezia,Gallerie dell’Accademia
26 gennaio – 20 aprile 2008

Intorno alla metà del Cinquecento, già quasi sessantenne Tiziano scopre un nuovo modo di dipingere: il colore si stende veloce e libero sulla tela e si sovrappone in corpose pennellate, le forme si scompongono, si accentua una grande sensualità insieme ad una profonda spiritualità.
Con una tecnica straordinariamente anticipatrice Tiziano crea una pittura teatrale, che emoziona e per certi aspetti sembra legarsi all’opera del Tasso e agli scritti di Ariosto pubblicati negli anni ‘30 del Cinquecento proprio a Venezia.
All’ultima fase della pittura del cadorino è dedicata una mostra eccezionale. Dopo il grande successo, ottenuto a Vienna, per iniziativa del Kunsthistorisches Museum e della Soprintendenza Speciale per il Polo Museale Veneziano le Gallerie dell’Accademia di Venezia espongono 28 capolavori, dipinti da Tiziano dal 1550 sino alla morte, avvenuta nel 1576.

Già nel 1990 la Soprintendenza per i Beni Artistici e Storici di Venezia e laguna, in collaborazione con il Comune di Venezia, organizzò a Palazzo Ducale e successivamente alla National Gallery di Washington la prima esposizione monografica su Tiziano, dopo quella ormai storica del 1935 a Ca’ Pesaro. La ragione principale della rassegna era la conclusione dei restauri delle opere di Tiziano presenti nel territorio veneziano. Oltre al risarcimento delle opere dell’artista, si erano potute sviluppare nuove e più avanzate tecnologie scientifiche per le indagini propedeutiche ai restauri, oggi divenute indispensabili a qualsiasi iniziativa.

Il Kunsthistorisches Museum di Vienna nel 2001 ha iniziato una ricerca a livello europeo, e non solo, sulle tecniche e sulle modalità della tarda attività di Tiziano, caratterizzata dall’invenzione e dallo sviluppo della “pittura a macchia” secondo la brillante definizione del Vasari.
La Soprintendenza veneziana ha immediatamente aderito a questa ricerca e al progetto espositivo che ne è derivato.
Le Gallerie dell’Accademia di Venezia posseggono l’ultima opera di Tiziano “La Pietà”, un grande ex voto contro l’epidemia che infuriava nell’anno della sua morte, che rappresenta forse il momento più alto di quella tecnica e di quella stagione artistica. In occasione della mostra viennese si è inoltre concluso il delicatissimo intervento di restauro della “Ninfa e pastore” che ne ha consentito il trasporto a Venezia, rendendo possibile per la prima volta uno straordinario confronto con altre opere coeve e con assoluti capolavori come la “Punizione di Marsia”, proveniente da Kromeriz, nella Repubblica Ceca.
Grazie a prestiti eccezionali provenienti dai più importanti musei, assicurati per un valore che sfiora un miliardo di euro, la mostra rappresenta un unicum in Italia per questo periodo dell’artista.

Un percorso espositivo, articolato in tre sezioni, dedicate ai ritratti, ai temi profani e alla pittura sacra, che manifesta l’intensa attività di Tiziano.
Una mostra di capolavori e a coinvolgere il visitatore fino a toccarne l’emotività, più che le storie sono sempre ancora le immagini. Immagini che proseguono oltre la mostra, nelle chiese di Venezia e nelle stesse collezioni permanenti delle Gallerie dell’Accademia, dove si incontrano i contemporanei, per il paragone con i capolavori di Giorgione, Veronese e Tintoretto. Un percorso culturale che diventa anche motivo per amplificare ed esaltare la novità del messaggio tizianesco.

Informazioni
L’ultimo Tiziano e la sensualità della pittura
Gallerie dell’Accademia Campo della Carità
Dorsoduro n.1050 30130 Venezia
26 gennaio – 20 aprile 2008
Martedì – domenica 8.15 – 19.15 Lunedì 8.15-14.00
www.ultimotiziano.it
041.5200345 – 199.199.100
dal lunedì al venerdì 9.00-18.00
il sabato 9.00-14.00
gratuito per i minori di 18 o maggiori di 65 anni, insegnanti.