Welcome

  Il parcheggio non c’è mai, ovvero c’è sempre qui se te lo puoi permettere; oggi no, oggi ho tempo e voglia di perderlo. Lascio l’auto lontano dal centro e mi incammino alla ricerca di una delle tante arrampicate che portano su. Buio pesto su per questo percorso pedonale isolato e deserto, senza nemmeno il riflesso della Luna si cammina senza vedere dove si mettono i piedi, il posto ideale per rapine e aggressioni, se non fosse che qui, inspiegabilmente, la paura non è ancora arrivata. Tantissimi gli stranieri di ogni etnia, ma qui nemmeno la giovane coppietta che mi segue da lontano si pone il problema di passare per questo luogo a quest’ora.


  L’arrampicata non è facile ma la fatica viene ricompensata da una visione rarissima ai giorni nostri: lucciole! Saranno vent’anni che non ne vedo una e qui ne sono circondato, luminose come non mai nel buio totale e quasi ancora di più se penso di essere in pieno centro cittadino a due passi dalla città storica, qui passeggiando ai lati di case che per la sola posizione vantano costi a dir poco imbarazzanti, tra le più care del mondo temo.
  Arrivo infine in cima e lontano, chissà dove, mi accoglie uno spettacolo pirotecnico a sorpresa. Sembra che tutto oggi qui mi voglia stupire, quasi qualcuno sapesse cosa mi emoziona e lo servisse apposta per me. E infatti, nemmeno fosse gestito da un’attenta regia, spenti i luccichii dei primi fuochi, una campana rintocca di un suono antico, possente, in perfetta armonia con la forza di queste mura che il tempo non sconfigge.
  Atmosfere di tempi remoti che la modernità prorompente non riesce a contaminare ma che anzi pretende di collegare in un ideale percorso logico-temporale-urbanistico-viabilistico con la prima linea degli autobus; moderni, puliti ed efficienti per riuscire ad arrivare quassù e per collegare dignitosamente salotto bene, soggiorno ed ingresso di casa; città storica, città moderna, stazione ferroviaria, aeroporto.
  Li vedi e li senti da quassù - altri fuochi artificiali come quinta - un aereo si è appena sollevato da terra, un secondo, partito due minuti prima al massimo, si intravvede ancora in lontananza verso la sua rotta definitiva, ma già un terzo compare nel buio sul percorso di discesa e, quasi non sembra vero, un quarto gira in tondo in attesa del suo turno.
  Eppure la metropoli è lontana, quella zozza, con le sue tangenziali sempre intasate, le periferie sciatte, i palazzoni tristi, il disagio, il fastidio, tutto abbastanza lontano da qui per non rovinare la qualità della vita e pur anche abbastanza vicina se proprio si è costretti a servirsene.
  E’ tardi ormai e si è alzato un vento gelido, ma la gente qui non manca mai, a tutte le ore del giorno e della notte, e nemmeno manca mai chi approfitta per scattare qualche foto, sempre che non sia venuto qui apposta come capita nei giorni particolarmente tersi. Ti ricorda che questo non è un posto come gli altri, questo è proprio un bel posto e per questo sono qui tutte le volte che sento il bisogno di sollevarmi dalle brutture del mondo e del quotidiano.
  “Welcome to Uppertown” recitano i cartelloni con la mappa dell’esclusiva cittadella. Benvenuti a Bergamo, piccola città di provincia che si spera rimanga sempre tale.

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