GIOVANNI BELLINI. Morbida ed eterna rivoluzione

28 Ottobre 2008

Il miglior pittore di tutti i tempi” : sono le parole che Albrecht Dǘrer scrisse dopo essere rimasto affascinato dalla figura del grande vecchio Giovanni Bellini che, nella seconda metà del ‘400, costituiva un punto di riferimento per tutti gli artisti attivi in Europa. Dǘrer ci rende testimonianza di questa figura capace di incarnare appieno la gloriosa vicenda dell’umanesimo veneto: dal suo nascere alla sua piena affermazione.
Proprio a Giovanni Bellini, fino all’11 gennaio a Roma, la prestigiosa sede espositiva delle Scuderie del Quirinale dedica una mostra monografica presentando più di una sessantina di dipinti che rappresentano circa i tre quarti della produzione belliniana certa, tra opere sacre e profane.
L’esposizione esordisce con la solenne penombra dominata dal rosso pompeiano dell’allestimento: un effetto molto suggestivo, affidato alla maestosa e scenografica Pala di Pesaro (1472-74 ca.) fresca di restauro e completa della cimasa proveniente dai Musei Vaticani.
Un esordio potente per l’ambiziosa mostra monografica che non solo riunisce capolavori provenienti dalle più importanti collezioni del mondo, ma che si prefigge attraverso indagini scientifiche sostenute dai curatori – gli studiosi Lucco e Villa – uno slittamento cronologico sulla biografia stessa del Giambellino. Figlio di Jacopo Bellini, fratello di Gentile Bellini e cognato di Andrea Mantegna, l’artista sarebbe nato nel 1438-40 ca. (e non intorno al 1426, come sostenuto fino a oggi) e morto a Venezia nel 1516.
Indagini e ipotesi importanti per una mostra che è sicuramente un immancabile evento culturale, considerato che quella precedente risale al 1949, ma che lascia l’impressione di essere volutamente forzata nell’allestimento e soprattutto nella fredda illuminazione in virtù, appunto, del tentativo di rendere più esplicite le nuove letture sull’opera bellinana.
Giovanni Bellini (Venezia 1435-38 circa 1516) figlio del celebre Jacopo, fratello di Gentile, cognato di Andrea Mantenga è dunque al centro di una famiglia di artisti e di un’operosa bottega, oltre che di una città come Venezia, nella quale transitano artisti dello spessore di Antonello da Messina, Giorgione, Tiziano, brevemente Leonardo, e tutti i più grandi del momento.
Bellini ha goduto del favore della critica e dei committenti, ma soprattutto da sempre è stato capace di conquistare lo sguardo dell’osservatore con capolavori che ancora oggi sono in grado di colpirci profondamente per aver colto lo spirito del tempo e le profonde rivoluzioni culturali a lui contemporanee.
Bellini riesce a rendere tutto questo con intelligenza e garbo, attraverso un linguaggio tanto moderato quanto innovativo e rivoluzionario, attraverso la commovente poesia delle figure e del paesaggio, oltre che con una sempre rinnovata freschezza d’invenzione.
Giovanni è un grande della pittura soprattutto per la sua morbida ed unica capacità tonale che la fredda luce, scelta dai curatori, invece lascia in disaprte a favore di una tagliente fase mantegnesca (in realtà limitata nel tempo).
Artista quieto, colto e allo steso tempo profondamente capace da un punto di vista artigianale (in mostra si notano numerose le prime sperimentazioni della nuova tecnica ad olio su tela ed altri supporti), Bellini opera immerso nella profonda religiosità che lo contraddistingue rappresentando figure legate allo spazio circostanze. Uno spazio “intimamente” veneziano per la morbidezza, la luce, il realismo sobrio dei personaggi, per il gusto minuzioso ma non lezioso dei particolari: che connotano la specifica identità di ogni essere e di ogni oggetto.
Un equilibrio raro e prezioso che sì vive di rimandi con Antonello ed altri autori, ma che non é ridotto solo a questo. Ricordando la mostra monografica, sempre allestita alle Scuderie del Quirinale pochi anni fa su anotnello da Messina, emerge come quell’esposizione fosse ricca di rimandi che mettevano in collegamento Antonello con gli artisti a lui contemporanei (basta ricordare il Cristo Morto sorretto da angeli del Museo Correr affiancato al Cristo morto sorretto da angeli di Rimini del Bellini esposto anche oggi), ma anche come tutto questo fosse fonte di ricchi spunti e non di sottesi e rigidi parallelismo.
La mostra romana risulta dunque fortemente interpretativa in questo senso e rischia di fa emergere solo un Bellini di “raffronti”, facendone perdere di vista la singolare personalità.
Antonio Paolucci, Presidente della Commissione Scientifica delle Scuderie del Quirinale, commentando la mostra ha affermato “Non c’è nulla da capire, c’è solo da guardare. L’aria, il colore della luce delle stagioni”…e dunque, nonostante gli studi e le nuove teorie… lasciatela guardare questa pittura, lasciateci assaporare la scoperta delle possibilità di un colore profondo, ricco e vellutato, di farci avvolgere da un velo d’aria e di luce unificante che non ci lasci il minimo dubbio della grandezza di Giovanni Bellini!

——————————————————————————–
dal 29 settembre 2008 all’undici gennaio 2009
Giovanni Bellini
a cura di Mauro Lucco e Giovanni C.F. Villa
Scuderie del Quirinale
Via XXIV maggio, 16 (zona Via Nazionale) – 00187 Roma
Orario: da domenica a giovedì ore 10-20; venerdì e sabato ore 10-22.30 (la biglietteria chiude un’ora prima)
Ingresso: intero € 10; ridotto € 7,50
Catalogo Silvana Editoriale
Info: tel. +39 0639967500; info@scuderiequirinale.it; www.scuderiequirinale.it


La TV dichiara guerra al Web 2.0

26 Ottobre 2008

Sono assolutamente convinto che siamo entrati definitivamente nell’Era della Partecipazione: un’era in cui la “relazione” tra gli attori della comunicazione, più del “messaggio” che tali attori si scambiano, è al centro della comunicazione; un’era in cui partecipare è il “fatto” più importante. Un’era in cui il Web 2.0 – nato per favorire la partecipazione – soppianterà progressivamente i mezzi di comunicazione di massa tradizionali.
Non sono l’unico a credere che – alla fine – il Web partecipativo vincerà la guerra che i media tradizionali hanno dichiarato: importo un intervento video di Matteo Flora sull’argomento.


No alla discriminazione delle persone GLBT

18 Ottobre 2008

Diritti per le persone GLBT

Al Forum Umanista Europeo di Milano si è parlato di diritti delle persone GLBT con la conferenza “Porre termine alla discriminazione delle persone GLBT oggi e non domani” cui hanno partecipato come relatori Grigoris Vaillanatos, Helen Ibry, Deborah Lambillotte, Aurelio Mancuso e Marianella Kloka. Ai conferenzieri è stato chiesto sia di esporre le situazioni di discriminazione nei confronti delle persone GLBT che vivono in Europa, sia di proporre possibili strade per migliorare la condizione di vita di milioni di cittadini dell’Unione Europea.
Nessuno dei relatori ha potuto affermare che la discriminazione nei confronti di gay, lesbiche, trans e bisessuali sia stata sconfitta. Certo, ci sono Paesi dell’Unione Europea nei quali si sono fatti grossi progressi, ma altri in cui sembra che l’intolleranza nei confronti delle persone GLBT sia tornata a livelli altissimi.
Deborah Lambillotte ha ricordato che la discriminazione nei confronti delle persone GLBT nasce dal fatto che su chiunque sia possibile “mettere delle etichette” partendo dalla determinazione del sesso biologico e ha invitato a eliminare dai certificati di nascita l’indicazione del sesso biologico, in quanto per determinare l’identità di una persona concorrono sia il sesso biologico (“ciò che c’è tra le gambe”), sia l’identità di genere (come una persona si sente di essere), sia l’espressione di genere (come una persona interagisce con la società) e sia l’orientamento sessuale.
Sono stati, poi, elencati i “poteri forti” che alimentano la fiamma dell’intolleranza: la chiesa cattolica, quella ortodossa, i fondamentalismi islamici. Per il “caso Italia”, inoltre, Aurelio Mancuso ha posto l’accento sul fatto che i politici italiani hanno “appaltato alla chiesa cattolica il sistema dei valori” in tal modo, nei fatti, scomparendo. Il presidente di Arcigay ha poi proposto cinque azioni per combattere la discriminazione in Italia:

  • maggiore autonomia del movimento GLBT da qualsiasi partito politico;
  • che il movimento si faccia rappresentante diretto delle persone GLBT con una soggettività politica diretta;
  • che si stringano alleanze con i soggetti che si battono contro tutte le forme di discriminazione;
  • che si realizzino importanti momenti di visibilità;
  • che, con le prossime imminenti elezioni europee, si costruisca un’Unione Europea sensibile alle questioni GLBT.

In ultimo è stato ricordato come tutte le persone siano uguali e abbiano diritto al rispetto delle loro differenze.


Donizettiani versus Belliniani: una tenzone ancora aperta

13 Ottobre 2008

E’ nella Parigi del 1835 che va in scena l’ultimo e grande confronto fra Vincenzo Bellini e Gaetano Donizetti: una disfida musicale che nella rappresentazione ravvicinata de I Puritani e del Marin Faliero porta il Teatrè des Italien, diretto dal sapiente Rossigni, ai vertici dell’attenzione del mondo musicale europeo di quegli anni.
Con I puritani Bellini vi aveva registrato il più storico successo della carriera, il 24 gennaio, al quale era seguito il 13 marzo il non altrettanto clamoroso, ma pur sempre significativo, successo del Marin Faliero di Donizetti.
Una disfida musicale e non solo che, alimentata senza il contributo dei diretti interessati, da una notevole “mitologia” e in particolare da una serie di episodi riportati dal biografo-amico di Bellini Francesco Florinio, e che la Fondazione Donizetti e il Bergamo Musica Festival hanno deciso di assecondare con un giocoso e stimolante dibattito alla vigilia della prima bergamasca de I puritani.
Marin Faliero versus I puritani: una disfida tra studiosi donizettiani e belliniani di spessore internazionale che, in occasione dell’assegnazione del Premio Donizetti a Mariella Devia, hanno illustrato al pubblico i contenuti e le caratteristiche musicali delle due opere scegliendo un taglio non istituzionale e provando a lanciarsi in un nuovo esperimento comunicativo.
Una buona idea che, se migliorata nei ritmi e aumentata d’ironia, potrà avere sviluppi interessanti.
Una tenzone dal sottile equilibrio intellettuale alla quale hanno partecipato Fabrizio della Seta e Paolo Fabbri, Livio Aragona, Maria Chiara Bertieri, Pieralberto Cattaneo, Franca Cella, Fulvio Stefano Lo Presti, Giuseppe Montemagno, Giovanni Pasqualino, Pier Angelo Pelucchi, Claudio Toscani moderati da Francesco Bellotto (direttore artistico del Teatro Donizetti) .
E nel gioco di fioretto si è contraddistinto l’intervento di Giuseppe Montemagno, giovane e acuto studioso catanese, che ha ben contestualizzato I puritani di Bellini : “Quando pensiamo alla nascita dell’elettricità ci vengono in mente i nomi di Amper e Volta, mi sento invece di dire che il vero creatore della corrente elettrica sia stato Bellini. Pensate a I puritani e al ruolo di Elvira: sono autentica luce in scena, quella luce nuova e brillante che Vincezo vedeva per le prime volte lungo le strade di Parigi illuminate dai lampioni fin dall’inizio dell’800. Siamo nella Parigi della nuova giovane borghesia europea, attenta anche ai fermenti culturali, dove ai salotti letterari si alternavano le nuove generazioni di musicisti e librettisti ”.
Gli ha risposto Pierangelo Pelucchi che si è soffermato sulla partitura musicale “Donizetti ha uno spessore musicale differente da Bellini che non aveva la stessa cultura compositiva: lo dimostra ad esempio la teoria ripetitiva della viole nella partitura de I puritani”.
E sul successo di Bellini Pelucchi aggiunge “Bellini godette di sponsor straordinari che Donizetti non ebbe e poi compose poco meno di venti opere: un repertorio limitato che fu facile ricordare ed eseguire, mentre Donizetti ne produsse ben settantatre e, anche solo per numero, non tutte godettero di fama continua”. Con ironia Montemagno s’inserisce e conclude : “Qui sono in veste di belliniano, ma ammetto che Vincenzo applicò la migliore operazione di marketing su se stesso: morì giovanissimo e al vertice del successo…un vero lasciapassare per la celebrità!”.
Disfida reale o fittizia. Vincenzo Bellini e Gaetano Donizetti : nemici amici?
Un confronto ancora aperto che parte dalle fonti e dalle lettere dei due compositori nelle quali emergono atteggiamenti differenti “sono assediato da visite e da presentazioni. Tutti vogliono conoscermi e congratularsi con me; e sì che sono nella patria di Donizetti!…Quanti ne schiatteranno di rabbia! Allegramente!”, dice Bellini, che da Parigi il 1 aprile del 1835 scrive ancora : “Avendo avuto l’amicizia di Rossini, dissi fra me Che venga ora Donizetti! Era la terza volta che io mi trovava con lui nell’istesso teatro a scrivere. Al Carcano di Milano scrisse l’Anna Bolena e io gli risposi con la Sonnambula. Nell’anno appresso scrissa alla Scala l’Ugo (che fiasco) e io gli diedi Norma, finalmente qui trovava a Parigi con lui, e amansanto l’odio di Rossigni, non temei più, e con più coraggio finii il mio lavoro che tanto onore mi fruttò; prognostico che Rossigni fece tre mesi prima d’andare in scena”.
La stima di Donizetti per Bellini era stata invece sincera e leale sin da principio. Nelle tappe di volta in volta positive della folgorante carriera di Bellini, Donizetti aveva senza dubbio tratto uno stimolo dai successi del giovane collega tanto da scrivere dopo la prima de I puritani : “mi fa tremare un poco”; anche se poi lo conforta il pensiero che il melodramma di Bellini essendo di “genere opposto” al suo, “in nulla può nuocergli il confronto”. Giunto ad una fase della carriera in cui Donizetti era diventato il più temibile rivale di Bellini, Gaetano aveva ammirato I puritani e ne era rimasto colpito non superficialmente. Per Parigi aveva composto un’opera di ben diversa indole benché concepita per lo stesso strepitoso quartetto: Grisi, Rubini, Tamburini e Lablanche.
Nonostante la rivalità musicale, del tutto abituale sulle scene europee di quegli anni, Donizetti appresa la notizia della morte di Bellini ne fu vivamente scosso e rattristato. La sincerità della perdita si tradusse nell’espressione commossa del compianto cristiano che pervade la Messa da Requiem alla memoria di Bellini, composta nell’autunno del 1835. Una partitura memorabile per i versetti alternati tra canto e polifonia, composta in risposta all’appello di Papa Gregorio XVI per il ridimensionamento dell’abuso della musica operistica durante le funzioni religiose e che rivela una fede forte e sincera di Gaetano rispetto alla pomposità verdiana verso questa materia. Un Requiem che fu scritto nel 1835, ma eseguito per la prima volta in S.Maria Maggiore a Bergamo il 28 aprile 1870, nella quale Donizetti aveva messo impegno, come rivelano le sue parole: “…io ho molto da fare, ma un’attestazione d’amicizia al mio Bellini va avanti a tutto”.
Un ricordo ed un impegno per l’amico o per il rivale? La questione è ancora aperta e la sentenza definitiva spetta alla musica e alla proposta del Bergamo Musica Festival che ha visto in scena domenica 12 ottobre e martedì 15 I puritani e che presenterà il Marin Faliero il 31 ottobre (ore 20.30) e il 2 novembre (ore 15.30).
Un’edizione, quella de I puritani, che ricorderemo soprattutto per la strepitosa voce di Jessica Pratt nella parte di Elvira e per le belle sfumature scure di Roberto Accurso (Riccardo) ed Enrico Giuseppe Iori (Valton), ma il capitolo è ancora aperto con il prossimo Marin Faliero!


Vedere e non toccare

9 Ottobre 2008
Touchscreen

Touchscreen

  Altro che telefoni, sono diventati ormai, per molti, compagni inseparabili, strumenti di utilità irrinunciabile. Per rimanere in contatto, per ricordare, per organizzare, per conservare, per condividere, per spasso o per lavoro; quelli che una volta erano telefoni (cellulari) sono diventati oggi veri e propri terminali mobili, apparecchi tecnologici che fanno la qualità della nostra vita, ampliando potenzialità ed efficienza del nostro tempo.
  Negli ultimi mesi si sta facendo largo una nuova generazione di dispositivi sprovvisti, grazie alle tecnologie touchscreen, della vecchia tastiera numerica a favore di un sistema estremamente comodo che consente di interagiree direttamente con lo schermo, adattabile quindi alla bisogna in virtù della funzione che deve svolgere.
  Il primo approccio ad un touchscreen è a dir poco coinvolgente, finalmente un rapporto non più mediato tra l’uomo e la macchina ma una relazione diretta, immediata, in cui l’azione fisica umana è essa stessa funzione tecnologica, quasi che le dita potessero entrare nella macchina e diventarne parte. Indubbiamente futurista ad oggi, quasi sicuramente lo standard di domani per comodità, immediatezza, flessibilità, facilità ed efficienza.
  C’è però un però, e che però!

ARTELIBRO FESTIVAL DEL LIBRO E TEORIE D’ARTE

3 Ottobre 2008

ARTELIBRO FESTIVAL DEL LIBRO D’ARTE.
Bologna, Palazzo di Re Enzo e del Podestà, Museo Civico Archeologico
25 – 28 settembre 2008

E’ un gioco intellettuale sottile e sofisticato la conversazione tenuta dallo storico dell’arte Gianni Romano e l’artista Giulio Paolini ad Artelibro 2008 attorno al tema del Libro d’Artista: di quelli posseduti dagli artisti e di quelli creati da loro stessi. Una tematica affascinante impostata attorno alle motivazioni che spingono un creativo ad impegnarsi nella realizzazione di un volume, sul “bisogno di realizzare qualcosa che sia davvero concluso – come spiega Paolini -, che richieda un impegno sommo come quello di un libro portato a termine”.
Sfumature d’artista, inserite in ragionamenti dalle profondità più ampie, come l’interrogatorio duplice relativo alla lettura delle opere d’arte che per Romano vengono da noi interrogate e che per Paolini hanno un ruolo opposto osservarci attivamente.
Parole e ragioni dell’arte inserite nell’ambito dell’intenso calendario di focus tematici correlato ad Artelibro.
Il Festival del Libro d’Arte è nato a Bologna nel 2004 ed è giunto quest’anno alla quinta edizione rappresentando un interessante punto d’incontro per chi si interessa di libri ed in particolare tratta libri d’Arte.
Una parte commerciale di mostra-mercato con scambi tra editori nazionali e internazionali, vendita al pubblico di editoria d’arte, libro d’artista, antiquariato librario è stata saggiamente abbinata ad
un’attività di divulgazione culturale con conferenze, presentazioni e lezioni tenute dai grandi nomi del mondo dell’arte e della critica.
Del tutto particolare è stata la sezione, allestita presso il Museo Civico Archeologico, dedicata agli incontri tra editori, librai antiquari, direttori di musei, storici dell’arte e unita ad un corollario di mostre legate a vario titolo al tema del libro.

Da sottolineate ad Artelibro 2008 lo spazio riservato alla mostra inaugurata mercoledì 17 settembre presso il Mart di Rovereto e presentata al grande pubblico in occasione della Fiera bolognese.
Questa esposizione rappresenta una preziosa occasione di riflessione per l’incontro Libri d’artista. Il collezionismo come forma d’arte.