La Massoneria

29 Dicembre 2008

Ho rivolto al Maestro Massone Enrico Proserpio alcune domande sulla Massoneria:


Carmen opera universale

21 Dicembre 2008

carmenSi apre il sipario rosso del Bergamo Musica Festival sulla scena di Carmen, l’ultima opera in cartellone per il 2008, e l’aria spostata dal pesante drappo rosso rimanda immediatamente alla stoffa dello stesso colore che, come una bandiera, è agitata dal torero al centro del palco. Un gesto che ci porta sinuoso nell’arena lignea idealmente ricostruita dal regista, e autore dei costumi, Ferdinando Bruni che con sorprese, colori e buon gusto ci accompagna in un allestimento ricco di idee e traslato nella Spagna del dopoguerra.
Una scelta, quella compiuta dal regista per l’opera allestita anche in collaborazione con il Circuito Lirico Lombardo, che ben si presta alla versione ricca di dialoghi (e non di recitativi) più filogicamente vicina alla prima versione scritta da Bizet e che, allo stesso tempo, la rende contemporanea e dai chiari sapori cinematografici.
Tratti parlati, volti femminili alla Magnani, corpi espliciti vicini a banchetti imbanditi di calore felliniano, e sfondi giocati con immagini di celebri toreri che rimandano alle passioni di attrici come la Bosè, attualizzano questa Carmen con taglio originale pur non ne distogliendo l’attenzione sul vero valore di quest’opera: la capacità che Bizet ebbe di creare un dramma completo tra musica e vicenda.
Per Carmen Bizet raggiunge infatti livelli altissimi ed inediti: scrivendo allo stesso tempo dall’interno e dall’esterno, senza astuzie né trucchi, senza fare indebitamente leva sui nostri sentimenti come fa, ad esempio, Puccini. Con questo criterio l’autore perviene come Merimèe (autore della parte scritta da cui Carmen trae origine) ad un realismo esaltato dall’arte come una rischiosa prossimità alla vita di ogni giorno temperata da un supremo distacco. Suo scopo, come scrive Nietzsche, è scolpire i personaggi a tuttotondo e di celare la sua personalità sullo sfondo a misura si musica e dramma che qui, come in rari casi a questo livello, si sostengono reciprocamente in una piena integrazione.
Ed è davvero efficace ed universale questa Carmen, caliente, moderna, drammatica, amara e vitale, resa positiva anche da un cast di ottime voci con la Carmen di Nora Odette Sourouzian, la cristallina Micaela di Davinia Rodriguez, il Don Josè interpretato sia da Josè Balestrino che da Mickael Spadaccini, e l’Escamillo di Claudio Sgura.
Interpreti ben supportati dalla conduzione di Riccardo Frizza e da un turbinio musicale e cromatico come quello inaspettato delle maschere che coprono i volti dei ballerini per un’allegoria uomo-animale, e da qualche rimando storico artistico al Picasso del periodo neoclassico.


Sior Todero Brontolon capolavoro goldoniano

10 Dicembre 2008

todero1_bisQuando Giulio Bosetti appare in scena nei panni di Sior Todero Brontolon nell’opera di Carlo Goldoni, in scena al Teatro Donizetti dal 9 al 14 dicembre nell’ambito della Stagione di Prosa, le sue sembianze sembrano quelle del celeberrimo Innocenzo X di Bacon: seduto, attraversato da una luce fiammeggiante proveniente dal basso, e avvolto in toni scuri. Negli abiti terrosi che lo fanno sembrare non solo vecchio ma “già quasi sepolto” (come notava un preparato collega della stampa in sala) Sior Todero sferza tutti con il suo essere determinato, con le sue frasi taglienti e il suo piglio tirannico, ma si lascia alle spalle anche un sapore di amarezza malinconica, caratteristica di chi ha osservato molto della vita. Un insieme che sposa il carattere burbero e duro dal protagonista a sfumature più umane e universali che portano lo spettatore a non odiare, o non riuscirvi del tutto, questo vecchio veneziano.
L’interpretazione di Bosetti è efficace e asciutta, scarna, capace di rendere realtà in scena le note di Carlo Goldoni che scrisse: “Todero in questa commedia non è brontolon solamente, ma avaro e superbo. L’avrei potuto chiamare o Il superbo o L’avaro, ma come la sua superbia consiste solamente nel comandar con durezza a’ suoi dipendenti, e la sua avarizia è accompagnata da un taroccare fastidioso, ho creduto bene d’intitolarlo dal difetto più modesto, ch’è Il brontolone, o sia Il vecchio fastidioso.”
Il ruolo del protagonista è dunque ben reso da Bosetti, ma da sottolineare è tutto l’insieme composto dalla positiva regia di Giuseppe Emiliani e che vede Francesco Migliaccio nei panni di Pellegrin, Nora Fuser come Marcolina, Federica Castellini come Zanetta e Roberto Dilani nel ruolo di Desiderio.
Scura e non vezzosa la scelta delle scene di Nicola Rubertelli con la stanza di Sior Todero che sembra rimandare anche alcuni luoghi legati alla giustizia di Palazzo Ducale a Venezia, ma allo stesso tempo i cinematografici interni scelti per il famoso film “Il Mercante di Venezia” con Pacino.
Filologicamente corrette le scelte cromatiche delle stoffe volute per i costumi da Carla Ricotti che spaziano dai cangianti e molteplici bordeaux alla Fra Galgario, ai verdi e rosa di Longhi, come ai neri della pittura di genere veneziana tanto amata per la rappresentazione di scena di vita reale e ampiamente visibile ad esempio nelle collezioni della Fondazione Querini Stampalia.
Positivo questo Sior Todero Brontolon che fa della coerenza il valore aggiunto per la realizzazione di un testo che, come scrisse ancora Goldoni, : “Ha tutta la sua morale nell’esposizione di un carattere odioso, affinché se ne correggano quelli che si trovano, per loro disgrazia, da questa malattia attaccati”.