Basta un video a fare un Expo?

22 Marzo 2009

Nel 2015 a Milano ci sarà l’Expo. Il 2015 è tra meno di 6 anni.
Alcuni dati:
-    Spesa ufficialmente prevista: 13,2 miliardi di Euro
-    Grandi opere architettoniche previste: 25
-    Nuovi alberi da impiantare: 50000
-    Piste ciclabili: 72 Km
-    Linee nuove della Metro: 2 (M4 e M5)
-    Autostrade: 2 (Pedemontana e Brebami)

Realizzato a un anno dall’assegnazione: nulla.
Fonte: “Il Venerdì” 20 marzo 2009.

Il brutto sito ufficiale
Ma basta un video suggestivo (che richiama certe architetture di Second Life) a fare un Expo?


Paolo Poli e l’immaginario di Parise

18 Marzo 2009

5E’ stato un vero caleidoscopio poliedrico Paolo Poli sul palcoscenico del Teatro Donizetti di Bergamo, il 17 marzo, con il suo spettacolo volto alla scoperta dei Sillabari di Goffredo Parise.
I Sillabari sono piccoli poemi in prosa scritti alla metà del secolo scorso  che si caratterizzano per l’immediatezza quasi infantile del racconto, per la magia umile dei personaggi, dalla quale Poli si è lasciato trasportare nel pieno dell’estro semplice dello scrittore vicentino, offrendo una panoramica dei sentimenti in ordine rigorosamente alfabetico.
Il testo, della quale si sente forte la radice scritta (sembra infatti quasi di vedere la punteggiatura tra le labbra degli attori), mostra bambini stupiti in un mondo ambiguo, vecchietti arrabbiati in una società allo sbaraglio, donne sole dal quieto bovarismo periferico e uomini ancora ingenui nella lotta per la sopravvivenza. Poli ci ha mostrato quell’Italia che cambiava velocemente nelle maglie di una lunga guerra e dava origine al bel paese.
Lo spettacolo ha saputo disegnare le figure dei racconti articolati fra gli anni Quaranta e Sessanta, cui hanno fatto eco le canzonette con la loro modesta letteratura, quasi scomposta, ma pertinente alla realtà storica.
Paolo Poli è stato l’interprete adatto a rappresentare l’immaginario di Parise. I due usano infatti come arma espressiva la stessa semplicità, utile a smascherare il sentimento che si nasconde dietro una quotidianità fatta di sola apparenza.
Le ambientazioni di Emanuele Luzzati e ci hanno portato nel pieno di un itinerario storico artistico lungo tutto il ‘900 che nell’ordine ci ha mostrato preziosi fondali proprio di Luzzati, alcuni ispirati alle opere Liberty e altri a quelle di grandi come l’architetto Sant’Elia, De Chirico, Chagall, Carrà, Savinio, De Pisis, Dalì, Mondrian, Hopper.
I costumi, strutturati con stoffe corpose e preziose, di Santuzza Calì ci hanno aperto l’armadio di una moda giocata sulla costante presenza dei cappelli, delle balze, delle gonne e dei colori che hanno preannunciato il pirotecnico bis dannunziano.



Goldoni e il crepuscolo di un’epoca

11 Marzo 2009

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E’ una Verona che guarda dritta a Venezia quella dove prende vita ne “I due gemelli veneziani”: la commedia scritta da Carlo Goldoni nel 1747 in scena al Teatro Donizetti di Bergamo dal 10 al 15 marzo per la Stagione di Prosa 2009. Un testo che Goldoni scrisse giocando sull’ idea del doppio: quello dei due fratelli gemelli Zanetto e Tonino(interpretati dallo stesso attore), quello che sta alla base dell’essenza del Teatro racchiusa nell’essere e non essere allo stesso tempo, quello della vita e della morte che per la prima volta si concretizza sulla scena goldoniana. Una vicenda dai molti intrecci che la regia di Antonio Calenda per la coproduzione di Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia e Noctivagus Produzioni Teatrali, interpretata da Massimo Dapporto, rende in modo efficace. L’atmosfera degli anni di metà Settecento, pervasa ancora dall’ironia leggiadra del rococcò eppure contaminata dall’annuncio delle nevrotiche inquietudini di fine secolo, con la conclusione del fasto veneziano ben si traspone grazie a raffinati rimandi iconografici e ambientali. Le radiose scene di Pier Paolo Boleri e i preziosi costumi di Elena Mannini rimandano agli affreschi che Giovan Battista Tiepolo e il figlio Gian Domenico misero in opera per Villa Valmarana (1791) e la sua forestieria. I personaggi si dispiegano sul palcoscenico con lo stesso incedere delle figure ritratte nella Promenade e ancora ne il Nuovo Mondo. Il controluce abbacinante delle bianche architetture che fanno da quinte, rese inaspettatamente interattive dagli attori che fisicamente le spostano ad ogni cambio di quadro, sono la traduzione in scena delle bianche architetture veronesiane de La Cena a Casa di Levi e di quelle in pietra bianca delle ville palladiane. Arlecchino invece fa il suo ingresso accompagnato da un bagaglio ricoperto con l’immagine di un celebre dipinto di Canaletto, mentre i broccati e le sete degli abiti ci portano nelle delicate cromie delle toilette custodite in Palazzo Mocenigo (Museo del Costume a Venezia). Massimo Dapporto appare in scena ingobbendosi come la caricatura a china che Rosalba Carriera fece allo storico Zanetti e la Rosaura di Alessandra Raichi è abbigliata e acconciata come la Dama con parrocchetto che G.B. Tiepolo dipinse per la Zarina di Russia in una celebre serie di ritratti femminili. Arlecchino, Brighella e Colombina sono le maschere di un’età che sta finendo (quella dell’ingenuo Tonino) a favore dell’avanzare del mondo scaltro e borghese di Zanetto, che sopravvive infatti proprio all’ingenuo gemello. Tutto incede come gli enigmatici personaggi dell’opera di Tiepolo che camminano verso qualcosa di sospeso, verso il finire di una giornata, verso il crepuscolo di un percorso e, forse, della vita stessa.


La Famiglia: ironico sguardo sul mondo

9 Marzo 2009

la-famigliaE’ uno spettacolo che attiva i cinque sensi La Famiglia: lo spettacolo del sanpietroburghese Teatr Licedei, andato in scena il 7 e l’8 marzo per la Rassegna Altri Percorsi della stagione di prosa del Teatro Donizetti. Il gioco sottile e coinvolgente è attivato dai personaggi – clown attraverso una serie di stimoli uditivi grazie a ritmi, rumori e citazioni musicali che vanno a spasso per tutto il ‘900; olfattivi per l’odore di borotalco e polvere dell’invecchiata casa russa piena di bimbi e cuore dell’azione teatrale; tattili tramite l’interazione fisica tra pubblico e interpreti; di gusto con il sapore amaro di una vita che costringe i membri de La Famiglia ad acrobazie allegoriche come nella scena del padre che, alcolizzato, in modo strampalato cerca di bere della Vodka; visivi e cromatici in un caleidoscopio di combinazioni efficaci. Proprio il dato visivo è sollecitato con colti rimandi iconografici che impregnano da sempre la cultura russa, non ostentati eppure ben presenti, per un all’allestimento che cita le macchine assurde e fantasiose del dadaismo (nel monopattino di uno dei pargoli), le stampe giapponesi che arrivarono attraverso i quadri impressionisti acquistati dai mercanti russi e presenti sulle pareti del soggiorno, i sofisticati giochi di ombre cinesi, i manichini, i visi truccati che rimandano alla dimensione circense di Toulouse Lautrec e Picasso. Richiami all’Europa per uno spettacolo ben ancorato alle sue radici russe riproposte negli oggetti quotidiani: immancabile il telefono, la stampa con i ritratti alle pareti, il lampadario decorato con uno sgualcito centrino lavorato ad uncinetto. Un ambiente russo per una storia capace di coinvolgere il pubblico internazionale attraverso le acrobazie, i gesti, le espressioni di questi clown capaci di trascinarci nelle malinconie e nelle ironie della vita, offrendoci un punto di vista altro, diverso, quello di chi è sempre in sbieco, di chi segue un altro ritmo, di chi osserva e rielabora, di chi in fondo è ancora capace di pensare, sperare, sorridere. In tournée in Europa e in Italia la prossima stagione. Info: www.licedei.com.


Due volte genitori

5 Marzo 2009
Due volte genitori

Due volte genitori

Chirurgo, ingegnere, avvocato, astronauta, calciatore.. chi più ne ha più ne metta. Quale neomamma o neopapà non si è ritrovato a vagheggiare su queste ed altre mille ipotesi? E se tuo figlio fosse anche omosessuale? No, questa ipotesi no, nessun genitore oserà mai supporre, in Italia sicuramente, perché si sa, essere omosessuale è un po’ una tragedia, come un tumore, una disabilità, un incidente stradale, lo si affronterà se mai dovesse capitare, del resto vuoi che capiti proprio a nostro figlio?
E poi capita però, suppergiù una volta su dieci, e mamma e papà non potranno che viverla come avevano previsto: una tragedia. Il mondo gli crollerà sotto i piedi, si ritroveranno uno sconosciuto come figlio, si sentiranno colpevoli, traditi, impotenti, arrabbiati, confusi. Quella singola semplice plausibile ipotesi che non fecero, per un folle tabù, per un’acritica accettazione della morale dominante, per una comprensibile debolezza di fronte alla prepotenza delle maggioranze, li costringerà a ricominciare tutto d’accapo, a diventare appunto una seconda volta genitore e il primo passo sarà quello di comprendere che questa tragedia l’avrà vissuta anche il loro ex pargolo e spesso per molti anni, prima che le persone su cui avrebbe dovuto maggiormente confidare potessero farne parte, e soprattutto che loro l’avranno dovuta vivere giovani, indifesi, deboli, senza strumenti culturali, senza la forza della maturità, senza sostanzialmente alcun aiuto: soli, pur se circondati da tutto l’affetto di cui i migliori genitori possono essere capaci.
Due volte genitori, il film/documentario prodotto dall’AGEDO, l’associazione dei genitori di omosessuali, che attraverso le voci dei suoi iscritti, esperienze di vita vissuta, vera, non romanzata, dal racconto dei protagonisti in prima persona, provano a dare forma e materia a questa sorta di tragedia invisibile, taciuta, fantasma. Una tragedia certo, ma inaspettatamente di un tale impatto emotivo da creare in sala irrefrenabile ilarità. Si ride, e molto, si ride delle debolezze umane, delle pochezze di alcuni, della forza di altri e non manca neppure in questo caso un lieto fine: la tragedia in verità tale non era, ovvero avrebbe potuto non essere!
Dovrebbero vederlo tutti questo documentario, figli e genitori, figli omosessuali e non, genitori di omosessuali e non, tutti quanti quando era il caso di fare quella famigerata plausibilissima, banalissima ipotesi non la fecero, perché sarebbe bastato quello forse per evitarla, la tragedia “omosessualità”.


DJ Tiesto

3 Marzo 2009

In Italia lo conoscono in ben pochi, io stesso scopro solo oggi chi sia costui e ammetto di essermi sentito colpevolmente ignorante perché qui siamo in presenza non solo di un artista ma di un vero e proprio fenomeno massmediatico. Su YouTube i suoi video contano complessivamente milioni di visualizzazioni. Un quarantenne sotto le mentite spoglie di giovinotto adolescente in grado di entusiasmare giovani, giovanissimi e non solo, grazie al sapiente armeggiare suondtecnologico. Un DJ in grado di riempire stadi e palazzetti dello sport in giro per il mondo come ben pochi artisti sono in grado di fare e per di più con un genere di musica che anche tra giovani e giovanissimi non è tra i preferiti, in Italia senza alcun dubbio. La sua fama, conquistata partendo dal moderno nord Europa in cui è nato, lo ha portato ad essere chiamato ad accompagnare con la sua musica la cerimonia di apertura delle Olimpiadi del 2004 e di nuovo nel 2008.
Altra scoperta il “trance” il genere appunto di cui Tiesto rappresenta la massima espressione a livello mondiale, musica dance elettronica ma con una melodia portante su cui si strutturano i brani in una serie di passaggi distintivi, musica elettronica in grado di conquistare platee insperate arrivando ad ottenere con il suo “Elements of life” il titolo di album di musica elettronica più venduto di sempre.
Musica non per tutti sicuramente, ma che non toglie valore, anzi ne aggiunge, alle doti di un artista incomprensibilmente ancora sconosciuto nel nostro paese e che quindi non potrà che invadere presto anche i nostri stadi. Da conoscere.