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A BURANO RIPRENDE IL FILO DELLA STORIA: RIAPRE IL MUSEO DEL MERLETTO

Dopo un radicale intervento di restauro, ristrutturazione, messa a norma dell’intero edificio e
riallestimento delle collezioni, riapre al pubblico dal 25 giugno il Museo del Merletto, situato nello
storico palazzetto del Podestà di Torcello, in Piazza Galuppi a Burano, già sede dal 1872 al 1970 della celebre Scuola del Merletto, fondata dalla contessa Andriana Marcello, divenuta museo nel 1981 ed entrata a far parte dei Musei Civici Veneziani nel 1995.
Il nuovo allestimento punta a valorizzare una delle espressioni più alte dell’artigianato artistico locale: quell’arte del merletto così inscindibilmente legata al costume e alla storia culturale della laguna e, in particolare, all’isola di Burano. La riapertura del Museo rappresenta anche l’occasione per riscoprire un nobile ed antico mestiere, quasi esclusivamente di matrice femminile, che dall’unione di materiali “poveri” (ago e filo) e mani sapienti, continua a creare veri e propri capolavori. L’allestimento, di Daniela Ferretti, porta anche all’interno del museo la policromia tipica dell’isola e, mediante l’impiego di vetrine innovative, appositamente studiate e realizzate per l’occasione, offre al pubblico una completa panoramica delle vicende storiche e artistiche dei merletti veneziani e lagunari dall’origine ai nostri giorni.
La mostra, realizzata per l’inaugurazione, a cura di Doretta Davanzo Poli presenta oltre centocinquanta esemplari di merletti selezionati tra i più significativi delle collezioni dei Musei Civici Veneziani, ma anche dipinti dei secoli XV-XX, incisioni, disegni, documenti, riviste, tessuti e costumi.
Durante l’orario di apertura del museo sarà possibile vedere all’opera le abili ed instancabili maestre
merlettaie, ancor oggi depositarie di un’arte tramandata di generazione in generazione, mentre, in
occasione del prossimo anno scolastico, riprenderanno anche le attività didattiche, con laboratori ed
iniziative rivolte a scolaresche e famiglie.
La nuova guida del museo, edita da Skira-Marsilio, sarà a disposizione a partire da lunedì 27 giugno, in tutti i book-shop della Fondazione Musei Civici di Venezia.
Il Museo del Merletto di Burano riapre al pubblico dopo un’operazione di restyling completo che ne ha consentito, attraverso una vera e propria razionalizzazione degli spazi, l’aggiornamento degli impianti e delle strutture, dotandolo di una serie di essenziali servizi al pubblico, tra cui un book-shop, un guardaroba, una pedana elevatrice per l’abbattimento delle barriere architettoniche e una biglietteria più ampia e funzionale.
I lavori hanno permesso anche un’ottimizzazione del percorso museale, che ha inizio nella sala
introduttiva al piano terra, dove un filmato sottotitolato in inglese sollecita una suggestiva immersione nell’affascinante mondo dei merletti, mentre pannelli didascalici svelano i segreti di questa sapiente tecnica e dei suoi punti più in uso (punto Venezia, punto Burano…).
La visita prosegue al primo piano, dove il percorso espositivo è impostato cronologicamente e si sviluppa attraverso quattro sale che corrispondono ad altrettante aree tematiche:
1. Origini – sec. XVI: la diffusione e lo sviluppo di quest’arte è documentata da stupendi manufatti:
dalle piccole trinette o “puntine”, rifiniture per abiti maschili e femminili, vesti di uso ecclesiastico e capi di biancheria, alle alte bordure impreziosite da ricchi disegni;
2. Sec. XVII – XVIII: il ‘600 è il secolo per eccellenza del merletto, si diffonde in tutta Europa e diventa simbolo di prestigio e status sociale per la sua preziosità e ricercatezza. La produzione raggiunge proporzioni ragguardevoli nelle isole della Laguna di Venezia, in particolare a Burano, dove si diffonde soprattutto la lavorazione ad ago, mentre quella a fuselli a Pellestrina, specializzazione che si manterrà fino ai giorni nostri;
3. Sec. XIX – XX: con il mutare della moda a seguito dei cambiamenti economici e sociali e l’imporsi di un abbigliamento più comodo e funzionale inizia il periodo di crisi dell’arte del merletto che verrà gradualmente superato grazie al rilancio della Scuola dei Merletti di Burano;
4. La Scuola dei Merletti di Burano (1872-1970): aristocrazia e politica illuminate, con il patrocinio
della futura Regina Margherita di Savoia elaborano un progetto per il rilancio del merletto con
l’apertura di una Scuola, allo scopo di alleviare in qualche modo le tristi condizioni economiche degli abitanti dell’isola. Ciascuna di queste sezioni è corredata da videoclip e filmati, schede illustrative tradotte in più lingue e da una serie di altri oggetti d’epoca (vetri, abiti, libri, disegni, dipinti) che fanno da cornice ai manufatti, offrendo una lettura facile, multidisciplinare e filologicamente corretta, oltre che una suggestiva contestualizzazione.
Fondazione Musei Civici di Venezia, 2

INFORMAZIONI GENERALI
Sede: Museo del Merletto, Piazza Galuppi, 187 – Burano
Inaugurazione: sabato 25 giugno 2011, ore 11
Orario: 10.00 – 18.00, fino al 31 ottobre
10.00 – 17.00, dal 1 novembre al 31 marzo
(la biglietteria chiude un’ora prima)
Chiuso martedì, 25 dicembre, 1 gennaio e 1 maggio
Biglietti
Biglietto singolo intero 5 euro; ridotto 3 euro
ragazzi da 6 a 14 anni; studenti* dai 15 ai 25 anni; accompagnatori (max. 2) di gruppi di
ragazzi o studenti; cittadini ultrasessantacinquenni; personale* del Ministero per i Beni e le
Attività Culturali; titolari di Carta Rolling Venice; soci FAI
Gratuito
residenti e nati nel Comune di Venezia; bambini 0/5 anni; portatori di handicap con
accompagnatore; guide autorizzate; interpreti turistici* che accompagnino gruppi; 1 gratuità
ogni 15 biglietti previa prenotazione;membri I.C.O.M.
*è richiesto un documento

INFORMAZIONI
www.visitmuve.it info@fmcvenezia.it call center 848082000

PRENOTAZIONI
www.visitmuve.it call center 848082000

Partner Istituzionale Fondazione Musei Civici di Venezia

A Washington i capolavori dell’Accademia Carrara

Il viaggio delle opere dell’Accademia Carrara nel mondo sembra davvero non avere fine.
La chiusura della sede storica dell’Accademia Carrara, in fase di restauro, si fa ancora una volta occasione per farne conoscere le più importanti collezioni fuori dalle mura di Bergamo.
La collaborazione tra l’Ambasciata d’Italia, l’Accademia Carrara di Bergamo e la “National Gallery of Art” di Washington ha dato vita ad una mostra senza precedenti. Curata da Renato Miracco, addetto culturale dell’Ambasciata, e M. Cristina Rodeschini, Direttrice dell’Accademia Carrara e della Galleria di Arte Moderna e Contemporanea, la mostra mette in luce una selezione di artisti di epoche differenti, tra cui Antonio Mancini (fine 1800), Francesco Paglia (fine 1600), Luigi Deleidi (fine 1700).
Nelle parole del Sindaco di Bergamo Franco Tentorio l’orgoglio di aver raggiunto questo traguardo: “L’occasione di presentare a Washington un nucleo di dipinti della Carrara porta all’attenzione della comunità americana una storia di cultura e di mecenatismo in coincidenza con un appuntamento di particolare significato nel calendario della vita nazionale: i 150 anni dell’Unità d’Italia”
“Sono certo che la mostra – ha dichiarato l’Ambasciatore italiano a Washington Giulio Terzi Sant’Agata – , per la sua importanza e per la sede che la ospita, contribuirà a rafforzare ulteriormente il profilo dell’Accademia Carrara negli Stati Uniti, dove le sue collezioni e la sua missione di cultura sono già molto apprezzati”
Questa mostra si inserisce nel programma di celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia e aggiunge spunti di riflessione sui contenuti nazionali e locali della nostra cultura. Il 2011 è un vero “anno della cultura italiana” in America, con decine di eventi organizzati nelle principali città, secondo un programma che ha ottenuto l’Alto Patronato del Signor Presidente della Repubblica.
Preludio all’Ambasciata.
LA MOSTRAOtto dipinti dell’Accademia Carrara di Bergano per un incontro con Washington
Ambasciata d’Italia, Washington
24 maggio 2011 – aprile 2012Comitato scientifico
Renato Miracco
Ambasciata d’Italia, Washington

M. Cristina Rodeschini
Comune di Bergamo, Accademia Carrara

Nell’ambito delle celebrazioni per i cento cinquant’anni dell’Unità d’Italia, l’Ambasciata italiana di Washington individua l’Accademia Carrara, con la sua preziosa pinacoteca, quale partner culturale, ospitando 8 dipinti dalle collezioni della Pinacoteca , selezionati per documentare l’abilità di alcuni artisti lombardi nei due generi più frequentati tra Seicento e Ottocento: il ritratto, con Fra’ Galgario e Giacomo Trécourt, e il paesaggio, con il pendant di Luigi Deleidi.
Fa eccezione in questo scenario, l’opera del pittore romano Antonio Mancini attivo a cavallo tra Otto e Novcento, inclusa nella mostra per la peculiare iconografia, ideale omaggio alla nazione americana.
La mostra, occasione per presentare l’Accademia Carrara alla comunità americana ed agli ospiti internazionali dell’Ambasciata italiana, prelude a una iniziativa di più ampio respiro che potrà vedere la collaborazione della National Gallery of Art di Washington e dell’Accademia Carrara di Bergamo.
Il museo americano e la pinacoteca italiana che condividono la rappresentatività di un percorso ai massimi livelli nell’arte italiana dal Quattrocento al Settecento, stanno infatti collaborando alla definizione di un progetto espositivo che ponga in dialogo le due collezioni d’arte.
Le opere di artisti come Lorenzo Monaco, Francesco Pesellino, Jacopo Bellini, Alvise Vivarini, Vincenzo Foppa, Cosmè Tura, Carlo Crivelli, Botticelli, Bartolomeo Montagna, Ambrogio de Predis, Giovan Antonio Boltraffio, Giovanni Cariani, Lorenzo Lotto, Giovan Battista Moroni, Fra’ Galgario, Giovanni Antonio Canal – Canaletto, Francesco Guardi, Bernardo Bellotto, per non citarne che alcuni, sono infatti presenti con esemplari di eccezionale qualità nelle raccolte sia dell’Accademia Carrara, sia della National Gallery of Art.
La mostra Preludio all’Ambasciata sarà accompagnata da un catalogo bilingue italiano – inglese (Lubrina Editore).
L’iniziativa all’Ambasciata è inoltre sostenuta da Rotary Club Bergamo Città Alta.

Accademia Carrara le opere viaggiano nel mondo

Il viaggio delle opere dell’Accademia Carrara in Italia, in Europa e nel mondo sembra davvero non avere fine.
La chiusura della sede storica dell’Accademia Carrara, in fase di restauro, si fa ancora una volta occasione per farne conoscere le più importanti collezioni fuori dalle mura di Bergamo.
Un viaggio volto a veicolare lo straordinario valore del patrimonio che la Carrara custodisce e che si arricchirà nei prossimi mesi di altri tre importanti capitoli.
Prima che con la fine del 2011 la Carrara voli oltreoceano a Camberra in Australia, per una grande Mostra sul Rinascimento italiano, cui seguirà un’ulteriore esposizione nella primavera 2012 al Metropolitan di New York, altre tre Mostre sono state presentate pochi giorni fa.
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Ferroni immagini del silenzio per la donazione alla GAMeC Bergamo

Dal 13 maggio al 3 luglio 2011, allo Spazio ParolaImmagine della GAMeC si tiene la mostra ‘Gianfranco Ferroni. Le immagini del silenzio’.

L’esposizione presenta 35 incisioni e 10 fotografie dell’artista livornese, ma bergamasco d’adozione, che entrano a far parte della Collezione Permanente della Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo / Accademia Carrara grazie alla donazione di Arialdo Ceribelli, amico e mentore di Ferroni.

Alla cerimonia di inaugurazione saranno presenti Mario Botta, Antonio Gnoli, Giuseppe Iannaccone; Claudia Sartirani – Assessore alla Cultura del Comune di Bergamo; M. Cristina Rodeschini e Marcella Cattaneo – curatori della mostra.

Nel decimo anniversario della sua scomparsa, la GAMeC rende così omaggio a Ferroni che ha vissuto l’ultimo periodo della propria esistenza a Bergamo – aveva lo studio in via San Tomaso a pochi metri dalla Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea – circondato dalla stima e dall’affetto di amici, artisti, giovani critici che si sono nutriti della sua umanità.

In contemporanea, la Galleria Ceribelli di Bergamo (via San Tomaso, 86) dedica una monografica a Ferroni, costituita da circa 40 autoritratti (fotografie, incisioni e dipinti) e due importanti pubblicazioni: ‘Autoritratti’ e ‘In memoriam’.

La concentrazione dell’artista nel suo operare esprime una poesia intima che trae dalla realtà, rielaborata attraverso un processo di rigorosa costruzione dell’immagine adoperando fotografia, disegno, incisione e pittura, le ragioni fondanti di una riflessione profonda sul senso della vita.

FERRONI
La donazione

Le immagini del silenzio
A cura di M. Cristina Rodeschini e Marcella Cattaneo

13.05 – 03.07 .2011
GAMeC, Spazio ParolaImmagine

Note biografiche
Gianfranco Ferroni (1927 – 2001)
Livornese di nascita, nel 1944 si trasferisce a Milano dove, verso la metà degli anni Cinquanta, entra a far parte del gruppo dei realisti esistenziali (Banchieri, Ceretti, Guerreschi, Romagnoni, Vaglieri).
Fin dagli esordi la sua arte denuncia un’attenzione privilegiata a un’umanità intimamente sofferente, comunque gravata dal peso di un’esistenza che si incide nella memoria. È da queste constatazioni, risolte nei quadri con un gusto, secondo una definizione del 1955 di Mario De Micheli, ‘tra il fiabesco chagalliano e il grottesco espressionista’, che Ferroni chiarisce quel realismo fortemente connotato in senso drammatico, di un’incisività violenta che tanta parte della critica gli riconoscerà negli anni a venire. Dal 1957 si dedica all’acquaforte e all’incisione, che gli frutta nel 1963 il Premio Biella. Fra le numerose presenze in mostre in Italia e all’estero si ricordano: le Biennali di Venezia del 1950, ‘58, ‘64, ‘68, ‘82, le Quadriennali di Roma del ‘59, del ‘72 e del ’99, dove gli è stato assegnato il premio per la pittura.

ORARI MOSTRA
mar – ven: 15.00 – 19.00
sab – dom: 10.00 – 19.00
lunedì chiuso

Ingresso libero

PER INFORMAZIONI
GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea
Via San Tomaso, 53 – 24121 – Bergamo
Tel. 035 270272
www.gamec.it

Galleria Ceribelli, Bergamo
www.galleriaceribelli.com

Fra’ Galgario e il segreto della lacca: il ’700 protagonista a Bergamo

E’ un itinerario tra arte, scienza, moda, musica e pigmenti preziosi la mostra Fra Galgario e il segreto della lacca allestita presso lo Spazio Viterbi della Provincia di Bergamo (via Tasso) fino al 19 giugno. L’esposizione propone per la prima volta un’immersione nell’alchimia del colore nei dipinti di Fra’ Galgario, celebre pittore del nostro ‘700, svelando il segreto di quella sua strepitosa lacca rossa, dalle tonalità vinose e brillanti, che è rimasta unica e inconfondibile nella storia dell’arte.
La campagna di ricerca svolta appositamente ha condotto storici dell’arte e scienziati ad incrociare la tradizioneartistica a quella della tintura della seta dimostrando attraverso indagini scientifiche come, in un’epoca precedente all’invenzione dei colori “in tubetto”, Fra’ Galgario fosse abile nella conoscenza della chimica preparando colori esclusivi e unici.
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Poesia, pensieri e materia per la ricerca di Luisa Balicco

7 maggio – 29 maggio 2011
Luisa Balicco
Mostra d’arte: tridimensioni, pittura, collocazioni, carte.
Via San Bernardino 29 b Bergamo Orari 15.00-19.30 lunedì-sabato
Inaugurazione sabato 7 maggio ore 18
Per la prima volta a Bergamo un temporary store diventa luogo d’arte.
Informazioni baliccoluisa@libero.it

Medusa, Giardini, Pagine e Appunti, Carte Appese: ecco le tematiche che stanno alla base della ricerca di Luisa Balicco che dal 7 al 29 maggio esporrà, in via S.Bernardino 29 b a Bergamo, un’accurata e preziosa selezione dei lavori degli ultimi anni. Una grande novità per Bergamo che per la prima volta vede un temporary shop essere dedicato all’arte : “Avevo bisogno di un spazio dove poter esporre liberamente – spiega Balicco – e ho avuto la preziosa collaborazione di una mia amica del Liceo Artistico, Rita Luisa Pesce che ha deciso di scommettere con me su questa nuova proposta e mi ha messo a disposizione per un mese il suo negozio.”
Luisa Balicco, per 35 anni è stata infatti docente di discipline pittoriche al Liceo Artistico di Bergamo e da anni si occupa di progettazione e realizzazione artistica. La prima esposizione risale al Premio Oprandi del 1974 e da allora ha saltuariamente esposto sino ad oggi .
Il suo è un percorso continuo di ricerca che attraverso la continua sperimentazione di differenti tecniche espressive affronta la tematica centrale della sua poetica: la natura e il mito. Le modalità attraverso le quali si sviluppa il linguaggio pittorico e tridimensionale sono improntate ad una concezione degli elementi naturalistici come aventi vita propria, perciò visti come soggetti e non come oggetti o elementi di supporto, anche se tale potrebbe sembrare la loro funzione. Il risultato della ricerca risiede non solo in quel che si vede, ma in ciò che viene evocato, nell’incertezza dell’immaginazione e nel dare significati possibili al reale.
“Negli ultimi anni – spiega l’artista – ho lavorato su queste tematiche e in questa mostra ho voluto esporre alcuni aspetti della mia ricerca . L’esposizione propone opere risultati di diversi percorsi come Progettazione sul tema di Medusa e dei Giardini, i Messaggi Celati, le Carte Appese.
Alcune opere, come le progettazioni su Medusa e sui Giardini, sono lavori di grandi dimensioni che si articolano in più elementi. Ne risulta un lavoro impegnativo, coinvolgente e ricco di materiali,di elementi ibridi, con parti dipinte, di metalli ossidati,bulinati con commistioni sperimentali.”
In tutte le opere, l’ombra che avvolge i lavori e li proietta sulle pareti diviene parte essenziale del loro essere ,dove il confine tra la forma reale e il suo prolungamento crea ambigui giochi di immagine.
La ricerca di Luisa Balicco con gli anni è diventata sempre meno realistica, sempre meno copia esteriore. Abbiamo ora ricordi e frammenti, pezzi staccati di silenzi e solitudini, frammenti che si rifanno allo spazio chiaro della luce del giorno, all’armonico fluire dei pensieri, ai luoghi del ricordo e a quelli dell’incontro. Tecnicamente innovative, perché realizzate intevenendo già a livello artistico in fase di plasmatura della cellulosa della carta, sono appunto i lavori della serie de le Carte appese: “Cerco le plurime varietà di questo materiale che rendo a volte leggero, ruvido, sfilacciato, increspato e a tratti dipinto che lavoro in molti modi, con battiture, sovrapposizioni ,apparenti lacerazioni ,con trame ed orditi sovrapposti ed inclusioni di materiali eterogenei. Il colore e il gesto rappresentano un ulteriore passaggio ”. Molte opere sono accompagnate da un scritto evocativo ed esplicativo, che immerge l’osservatore nella dimensione spirituale e allo stesso tempo specifica la scelta tecnica dei materiali..I disegni sono serrati e ben intonati come gli smalti policromi delle lacche, le campiture cangianti svaniscono nelle tonalità stemperate sprigionando a tratti evanescenti sfavillii.
I colori sono prevalentemente scuri con sfumature di terra, grigio cenere, nere inclusioni, porpora, rosso profondo, bruno tè e oro. Il colore è usato per dare risalto alle forme e delinearne le differenze volumetriche, costituendo nel medesimo tempo elementi strutturali.
Nell’arte di Luisa Balicco è dunque intenzionale la ricerca del senso di essenzialità e concentrazione, per favorire una comprensione prevalentemente intuitiva e percettiva anziché solamente razionale e logica.
Motivi apparentemente astratti fanno da catalizzatore per la mente, evocando altre immagini presenti nella natura con caratteri temporali e tipici del variare delle stagioni per colori e matericità, sia nella fluttuante dislocazione dei rami, come nella composizione di un giardino silenzioso.
Le dislocazioni asimmetriche delle forme, le scomposizioni, l’uso degli spazi vuoti possono apparire arbitrari, ma solo se si crede che ogni cosa debba essere rappresentata nella sua interezza, senza imperfezioni e anormalità. Anche le dissonanze sono in un certo senso espressione di qualcosa. Lo spazio non occupato serve a suggerire legami di relazioni e atmosfere introspettive.

La scheda di sala, l’allestimento e la realizzazione degli elementi plastico tridimensionali di natura lignea e metallica sono stati realizzati da Ignazio Bellini.

Biografia:
Luisa Balicco è nata a Bergamo il 10-12-1946. Ha insegnato discipline pittoriche dal 1970 al 2005 al Liceo Artistico di Bergamo.

Prima esposizione Premio Oprandi 1974 Bergamo, ultima esposizione Collettiva “De natura” 2011, Sala Manzù, Bergamo

E’ CARNEVALE: BERGAMO L’ALTRA VENEZIA

“Il Carnevale è una di quelle Feste in cui non esistono più differenze tra giovani e meno giovani” esordisce così l’Assessore alla Cultura del Comune di Bergamo Claudia Sartirani per illustrare il ricco calendario in programma nei prossimi giorni in tutta la città : “E’ una festa di tutti e per tutti – prosegue – momento di condivisione al di là delle disuguaglianze che separano e disgregano durante tutti gli altri giorni dell’anno”.
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LORENZO LOTTO: PITTORE DELL’ANIMO A ROMA

Il primo pittore italiano a essere sensibile ai mutevoli stati dell’animo umano - scriveva il grande critico Bernard Berenson di Lorenzo Lotto - il che fa di lui, in modo preminente, uno psicologo”. Lotto fu davvero un artista unico capace di portare alla luce la vita interiore sul volto dei suoi soggetti; di essere un pittore – psicologo in un’epoca che stimava quasi soltanto forza e gerarchia; di essere un pittore personale in un periodo storico in cui la personalità stava per diventare meno stimata del conformismo; di essere un evangelico di cuore in un paese nel quale un cattolicesimo rigido e rafforzava la sua presa.
Dopo la mostra che a Bergamo, e poi a Washington e Parigi, celebrò nel 1998 Il Genio inquieto del Rinascimento oggi per il pubblico è possibile visionare i più grandi capolavori del maestro in occasione dell’esposizione monografica «Lorenzo Lotto» presso le Scuderie del Quirinale a Roma. (fino al 12 giugno da domenica a giovedì ore 10 – 20, venerdì e sabato fino alle 22,30).
La mostra, che segue quelle dedicate ad Antonello da Messina e a Giovanni Bellini, presenta 34 dipinti italiani, di cui 17 restaurati (per lo più pale e polittici), e opere di musei come quelli di Bergamo, Berlino, Digione, Londra, Parigi, New York e Ottawa.
Le sale sono organizzate in ripartizioni tematiche: prima le pale d’altare, poi i ritratti, infine i quadri di devozione privata, via via con qualche licenza. Si comincia dall’Assunta di Asolo del 1506 e si finisce con l’estrema Presentazione di Gesù al Tempio di Loreto, dipinta da Lotto poco prima di morire, nel 1556. In mezzo scorre la vita dell’artista, piena di rifiuti e successi, ascese e declini. Questa continua altalena segna anche il percorso espressivo del pittore che – fino a un certo punto – racconta solo una storia tesa, incredibilmente pronta a confrontarsi con il reale che lo circonda e capace di adattarsi ai continui rivolgimenti che percorrono l’Italia; d’inoltrarsi tra sperimentalismi della maniera moderna e margini che si propagano fino alla stagione della controriforma.
Quasi tutte le opere provenienti da Bergamo (in particolare la predella della pala Martinengo dell’Accademia Carrara, la Trinità del Museo Bernareggi, il polittico di Ponteranica e, appunto, la pala di San Bernardino) sono state restaurate per l’occasione (grazie al contributo della Fondazione Credito Bergamasco) e risplendono come gioielli in mostra: un’lteriore buona occasione per pensare ad un viaggio romano in primavera.

Lorenzo Lotto
2 marzo 2011 – 12 giugno 2011
da domenica a giovedì ore 10 – 20, venerdì e sabato fino alle 22,30
Biglietti
Intero € 10,00
Ridotto € 7,50
www.scuderiequirinale.it

I MOMIX AL TEATRO DONIZETTI…LA NATURA IN SCENA

La natura che affascina e stupisce; che coinvolge con colori plasmando occhi ed emozioni con forme e movimenti; che riporta alla dimensione originale dell’energia e della nascita; che dimostra come corpo e ambiente trovino nell’origine la possibilità di un futuro ancora armonico. Tutto questo è Bothanica lo spettacolo dei celebri Momix di Moses Pendleton, in scena fino a domenica 27 febbraio nell’abito della stagione di Prosa del Teatro Donizetti di Bergamo.
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Inaugurata a bruxelles mostra capolavori dell’Accademia Carrara

Si è tenuta ieri, giovedì 10 febbraio,l’inaugurazione della Mostra “Maestri veneziani e fiamminghi” che vede esposte al Bozar di Bruxelles cinquantuno opere dell’Accademia Carrara.
«La Carrara è chiusa – ha dichiarato l’Assessore alla cultura del comune di bergamo Claudia Sartirani- quante volte abbiamo sentito pronunciare questa frase nell’ultimo anno, quante volte l’abbiamo detta. E quante volte abbiamo parlato del restauro della nostra Accademia e quante volte abbiamo risposto alle domande inerenti il procedere dei lavori. Oggi io voglio dire la Carrara è aperta. Perché la Carrara non è lo stabile che ospita il nostro patrimonio artistico. La Carrara è quel patrimonio artistico. La Carrara è come la nostra Città. La scorsa estate, quando abbiamo presentato le tante iniziative programmate per i mesi più caldi dell’anno, qualcuno ha intitolato un bell’articolo “Bergamo è aperta per ferie”.
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