E’ CARNEVALE: BERGAMO L’ALTRA VENEZIA
“Il Carnevale è una di quelle Feste in cui non esistono più differenze tra giovani e meno giovani” esordisce così l’Assessore alla Cultura del Comune di Bergamo Claudia Sartirani per illustrare il ricco calendario in programma nei prossimi giorni in tutta la città : “E’ una festa di tutti e per tutti – prosegue – momento di condivisione al di là delle disuguaglianze che separano e disgregano durante tutti gli altri giorni dell’anno”.
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I maestri dell’Accademia Carrara in mostra a Bruxelles
Dopo il successo della mostra presso il Chiostro del Bramante nel cuore di Roma, i capolavori dell’Accademia Carrara riprendono il loro itinerario europeo alla volta del Belgio.
Presso il Palais des Beaux-Arts, Bruxelles dal 10 febbraio all’8 maggio 2011 sarà allestita l’esposizione denominata Maestri veneziani e fiamminghi Bergamo e Anversa. Arte, economia, politica. Due capitali a Bruxelles .
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Succedesse anche in Italia
Sabato mattina la notizia che in un incidente aereo avevano perso la vita molti dei governanti polacchi, compreso il Presidente della Repubblica.
Alla notizia ho pensato: “Fuori uno”. Infatti Lech Kaczynski era una persona a cui io non avrei mai stretto la mano, in quanto paladino di “ideali” ripugnanti, come, ad esempio, l’omofobia.
A questo primo pensiero si è aggiunto quello che anche in Italia ci sono politici a cui io non stringerei mai la mano, in quanto persone che, non solo sono propalatori di odio (e sull’odio costruiscono la loro “fortuna” politica), ma sono anche dei criminali che non saldano in galera il loro debito con la Giustizia in quanto cambiano le leggi a loro uso e consumo.
Non credo di essere l’unico che abbia, in qualche modo, invidiato la fortunata tragedia polacca. Un mio amico mi ha confermato di aver sognato che l’incidente aereo fosse successo in Italia. Ci saremmo tolti dai piedi un sacco di personaggi indecenti.
Tengo a ribadire la mia fiducia nel rinnovamento per mezzo del voto elettorale, ma non mi nascondo il fatto che in Italia si respira un’aria tesa, carica di disillusione, di disperazione. E la perdita di speranza nel futuro non è mai un bel segno.
Inutile negare il fatto che l’Italia è di fronte a un bivio: o la barbarie definitiva in cui ci si sputerà in faccia l’un l’altro o il rinnovamento totale e radicale, un colpo di spugna che riporti nel Paese aria di pulito.
Costituzione italiana Art. 1
Negli ultimi tempi si sentono voci di politici italiani che vorrebbero intervenire sul primo articolo della nostra Costituzione per cambiarlo. Uno di tali politici è il Ministro Renato Brunetta cui non piace il fatto che la nostra Repubblica sia fondata sul lavoro. Preferirebbe che essa fosse fondata sul “merito” o sulla “competizione”.
Su OpenReview si possono leggere alcuni pareri del perché certi politici vorrebbero intervenire sulla nostra Costituzione.
Nel numero ora in edicola de “Il Venerdì”, Gustavo Zagrebelsky, sollecitato da una lettera del Ministro Brunetta, ricorda il perché di quella “strana” formula costituzionale citando direttamente Fanfani (autore della formula stessa che la spiegò durante la seduta pomeridiana del 22 marzo 1947):
“[...] dicendo che la repubblica è fondata sul lavoro, si esclude che essa possa fondarsi sul privilegio [...], sulla fatica altrui e si afferma invece che essa si fonda sul dovere, che è anche diritto ad un tempo per ogni uomo, di trovare nel suo sforzo libero la sua capacità di essere e di contribuire al bene della comunità nazionale”.
Ciò detto, l’Articolo 1 non dice solo che la Repubblica italiana è fondata sul lavoro, ma afferma altri principi che sarebbe bene che i nostri governanti tenessero sempre a mente, perché dal loro operato, invece, sembrerebbe se ne siano in parte o del tutto dimenticati.
Dice l’Articolo 1:
“L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.”
Innanzitutto dovrebbero ricordare più spesso che l’Italia è una Repubblica democratica e non una monarchia, né un’azienda, né un’associazione (più o meno a delinquere), né un principato…
Essa è democratica e, se non fosse chiaro che è democratica, la Costituzione specifica che la “sovranità appartiene al popolo”. Ossia, una volta eletti dal popolo si è “servi” del popolo e non “sovrani” del popolo e al popolo si deve rispondere del proprio operato con i mezzi e i modi propri delle democrazie occidentali evolute.
Prima di mettere mano alla Costituzione, o meglio, prima di ogni azione compiuta in Parlamento, dunque, i nostri governanti dovrebbero innanzitutto ricordare che l’Italia è una Repubblica democratica e la sovranità appartiene al popolo.
Se proprio non piace che la nostra Repubblica sia fondata sul lavoro, allora, più che sul “merito” e la “concorrenza”, si dovrebbe puntare a fondarla sull’onestà.
“L’Italia è una Repubblica democratica fondata sull’onestà”, temo, però, che, oggi, nel nostro Paese, suonerebbe rivoluzionario. Beneficamente rivoluzionario e provocatorio.
Ma, temo anche che per essere davvero credibile, l’affermazione “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sull’onestà” dovrebbe essere proposta da politici credibili sul versante dell’onestà e… se ne vedono pochi.
L’Italia attaccata a un muro come un crocifisso
Continuo a credere che togliere i simboli di una religione dagli spazi pubblici vissuti dai cittadini sia un segno di civiltà, di rispetto per tutti, per coloro che credono in quei simboli religiosi e per coloro che non ci credono.
Chi crede, infatti, non ha alcun motivo di desiderare e pretendere che i propri simboli religiosi siano esposti in luoghi non di culto, in quanto dovrebbe capire che nei luoghi della vita civile essi perdono la loro vera funzione di rimando al divino, per diventare dei modi per marcare il territorio.
Non comprendo, quindi, l'ostinazione di certi politici italiani di fronte alle decisioni assunte dall'Unione Europea e il rallegrarsi per il fatto che oggi la Corte europea dei diritti dell'uomo ha accolto il ricorso presentato dall'Italia contro la (famosa) sentenza del 3 novembre scorso che ci obbligava a togliere i crocifissi dalle aule scolastiche.
Ma forse, anche questo è un segno del fatto che l'Italia, oramai, è con le spalle al muro… come un crocifisso.
Ora della questione dovrà occuparsene la Grande Camera e la sua decisione sarà definitiva. Speriamo prevalga la civiltà…
L’Italia mette tristezza
Che il nostro Paese all’estero non goda di un’immagine positiva è cosa nota (almeno tra coloro che non si limitano a seguire l’informazione annacquata e pilotata di certe testate).
Da più parti, tra l’altro, viene rinfacciato all’Italia di essere diventato un paese da burletta, dove la democrazia è messa costantemente in serio pericolo dalle forze politiche che la governano.
Un esempio di come siamo messi male lo si può leggere in un’intervista che Vittorio Zincone ha fatto a Jean-Marie Colombani, uno dei più attenti commentatori politici francesi, già direttore (dal 1994 al 2007) di “Le Monde”.
Ecco due domande relative alla situazione italiana:
D. Lei qualche tempo fa ha detto che l’Italia è un Paese alla deriva.
R. Confermo. Dov’è il governo? Berlusconi si preoccupa della giustizia, ma dov’era quando a Rosarno, in Calabria, c’è stato un vero e proprio pogrom? Perché non è sceso tra gli immigrati per dire che l’Italia non è quella che li aggredisce? E questo è solo uno dei tanti episodi. Mi mette tristezza vedere l’Italia in queste condizioni.
D. Non esageri
R. L’Europa deve molto all’Italia. E ora l’immagine del vostro premier è quella dell’amico di Putin, un dittatore potenziale. Non mi pare bello.*
L’Italia mette tristezza a chi ci guarda dall’estero. Ma a chi ci vive che sentimento genera?
* Vittorio Zincone, Carta o Web purché sia informazione di qualità, in “Sette”, 18 febbraio 2010.
Il muro invisibile
La storia è piena di muri e di mura.
Muri che dividono e, separando, ingabbiano chi si trova dalla parte sbagliata del muro.
Tra i muri vergognosi (perché portatori di infelicità) che vengono subito alla memoria ci sono “il muro di Berlino” e il muro di Israele. Muro che Israele ha costruito per separarsi dalla Cisgiordania con lo scopo ufficiale di lasciare fuori dai confini dello Stato i terroristi, ma che, come prevedibile fin dalla sua progettazione, non lascia fuori solo i terroristi, ma anche la povera gente (palestinese). Ed è proprio la povera gente che più risente negativamente della costruzione del muro.
Un muro lungo 725 Km e alto fino a 8 metri. Una “robina” che non passa certo inosservata.
Eppure…
Eppure c’è gente per la quale il muro è invisibile.
Eppure c’è gente per la quale le sofferenze e i disagi causati dal muro sono invisibili.
Non tutti coloro per i quali il muro è invisibile sono persone indifferenti e completamente prive di sensibilità: a volte si rende un muro invisibile per paura di ritorsioni, per quieto vivere, per ignoranza…
Ieri il muro di Israele è diventato invisibile agli occhi di Silvio Berlusconi, il quale ha avuto la beata superficialità si rispondere a una precisa domanda sul muro con tali sconcertanti parole:
"Mi dispiace – ha detto – ma non me ne sono accorto, in quanto stavo rimettendo a posto le miei idee, prendendo appunti sulle cose che avrei dovuto dire al presidente incontrandolo. So di deluderla e me ne scuso".
In Italia i leader più vecchi
Non è una novità: Silvio Berlusconi e Giorgio Napolitano non sono propriamente due giovanotti. Classe 1936 il primo e 1925 il secondo, sono rispettivamente il Primo Ministro e il Presidente (sovrani inclusi) più vecchi tra quelli dei Paesi dell’Unione Europea.
Il Primo Ministro più giovane, tra i 27 dell’UE, invece, è Valdis Dombrovskis (classe 1971), a capo dell’esecutivo lettone; mentre il Presidente più giovane è il bulgaro Georgi Sedefčov Părvanov (classe 1957).
Tra il Primo Ministro più giovane e quello più vecchio ci sono 35 anni di differenza, mentre tra i due Presidenti 32.
Segue una tabella che fa il punto, ad oggi, della situazione nell’UE. Continua a leggere…
Israele in Europa?
In questi giorni il Presidente del Consiglio italiano Silvio Berlusconi, in visita a Gerusalemme, ha affermato che il suo più grande sogno politico sarebbe di vedere Israele in Europa. Fermo restando che crediamo di capire che non intende spostare fisicamente lo Stato di Israele e portarlo in Europa, resta – per chi scrive – misterioso il motivo per il quale lo Stato di Israele dovrebbe far parte a tutti gli effetti dell’Unione Europea (stesso discorso vale per la Turchia).
Chi scrive, infatti, crede che i legami tra i popoli europei, che dovrebbero essere maggiori e più saldi, possano essere vissuti come effettivi partendo da un dato geografico che è anche (e soprattutto) un dato mentale: i confini del continente Europa così come sono universalmente riconosciuti. La geografia, inutile negarlo, fa appartenenza…
Ci sono molti modi per dimostrare una vicinanza, una simpatia, un’amicizia con uno Stato e i suoi cittadini, come, ad esempio, i trattati d’amicizia, economici ecc., senza bisogno che tali stati entrino in modo effettivo a far parte dell’Unione Europea.
Ovviamente, chi scrive, resta in attesa di una spiegazione convincente del perché Israele e la Turchia dovrebbero entrare in Europa.
La mappa d'Europa (in giallo i Paesi membri dell'UE).
Fonte: www.europa.eu
