19 Maggio 2009
I MITICI ANNI ‘60
dipinti 15 maggio – 27 giugno 2009
La voglia di riprendere un’idea di famiglia, una passione per l’arte e la curiosità per un periodo artistico del tutto originale e imprevedibile nei risultati: da tutto questo nasce la nuova mostra curata da Beatrice Belllini e titolata I Mitici anni ‘60 “Presentiamo – spiega la curatrice – una serie di opere che mio padre aveva portato a Bergamo nella sua Galleria in un periodo di grande fermento artistico. Gli anni rappresentano un periodo storico molto significativo, durante il quale alcune vicende storico-politiche hanno influito in modo radicale sulla vita sociale e culturale in Italia. È un periodo di trasformazione anche nel mondo dell’arte con l’esaltazione della funzione di artista o la contemporanea logica di sparizione dell’artista stesso in favore di un gruppo, la presenza dell’oggetti nel quotidiano, la crisi del concetto di Arte, l’abolizione di ogni confine tra oggetto e oggetto d’arte, la sperimentazione di nuovi materiali”. Questa mostra è un omaggio ad alcuni di quegli artisti italiani che nel corso degli anni ’60 hanno saputo dare alla pittura una nuova linea, diversa e originale, ognuno con la propria individualità e modernità. Uno sguardo alle nuove generazioni di quegli anni che cercavano di creare un varco in cui proporre nuove idee: dalla critica politica all’analisi sociale, dalla Pop art di Paolo Baratella alla poetica romantica di Felice Canonico ed il Nouveau Realisme di Fernando De Filippi, dall’astrattismo lirico-strutturale di Galliano Mazzon alla polemica verso il consumismo di Edoardo Franceschini e alle polivolumetrie di Toni Fulgenzi. “Comune – spiega ancora Beatrice Bellini – a tutti è un nuovo atteggiamento nei confronti del mondo dell’arte e della sua immagine all’’interno della società, utilizzando diversi linguaggi artistici come mezzo di comunicazione. Diversi erano gli orientamenti di allora come diverse erano le tematiche e le problematiche affrontate dagli artisti, a volte suggerite da episodi di costume e di vera e propria moda, che rappresentano l’aspetto più epidermico di questo periodo. In ogni caso basti appena rilevare come manchi alla cultura artistica d’oggi l’impegno ideologico “collettivo”, il rigore metodologico e per così dire l’investitura morale che hanno caratterizzato certe linee della ricerca artistica in quegli anni”. Rappresentare un decennio di storia dell’arte non sarebbe dunque possibile attraverso una mostra che coglie solo alcuni aspetti del fermento artistico e culturale italiano degli anni ’60 ma è possibile, attraverso la trentina di opere esposte, immergersi ancora una volta in un’atmosfera affascinante ed evocativa, in un mondo di avanguardie, le cosiddette neoavanguardie, così lontane da quelle di oggi, ma in fondo non poi così diverse. La mostra offre anche una notevole selezione in opere di Sissa che, proprio in questo periodo, è protagonista anche di una mostra a Venezia a Palazzo Malipiero fino al 21 maggio. P. BARATELLA – G. BARGONI – V. BELLINI – F. CANONICO – F. DE FILIPPI – E. FRANCESCHINI – T. FULGENZI – E. MARIANI – G. MAZZON – R. NOTARI – E . PROMETTI – G. RAMELLA – V. SATTA – G. SECOMANDI – U. SISSA – R. VOLPINI Dove: Galleria d’arte Due Bi, 24122 Bergamo, via Broseta, 15 Orario: da martedì a sabato: 9.30-12.30 / 15.30-19.00 domenica e lunedì: su appuntamento Date: 15 maggio – 27 giugno 2009 Info: Galleria d’arte Due Bi dir. Beatrice Bellini 24122 Bergamo (Italy) – via Broseta, 15 Tel.e fax: +39.035.210163 info@galleriadarteduebi.it www.galleriadarteduebi.it
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Pubblicato da epicle
13 Marzo 2009

EI Oriocenter
Chi non fosse pratico dello shopping in Lombardia conoscerà Oricenter solo per le immagini che molto spesso girano sui tg nazionali.
Trattasi, come si sarà capito, di un centro commerciale con oltre duecento esercizi diversi; tanti davvero, al punto che sistematicamente si susseguono dismissioni e nuovi allestimenti. Non è una sorpresa insomma ritrovarsi di fronte una nuova insegna, una nuova vetrina. L’altro giorno però non ho potuto non stupirmi nel vedere da lontano il logo di Esercito Italiano. All’inizio non riuscivo ad immaginare cosa potesse farci l’esercito in un centro commerciale, al punto che ho persino immaginato ad un inedito punto di reclutamento per volontari, sullo stile del sistema statunitense. Poi però la vetrina non ha lasciato dubbi: abbigliamento, nientemenoché!
Contrariamente a quanto si potesse immaginare, a guardare bene i capi esposti, si scopre anche una linea di abbigliamento sportivo quasi per nulla caratterizzata dal logo che poi riporta in etichetta: niente tessuti mimetici insomma, niente anfibi o stereotipo altro, una linea come molte con però l’esclusivo logo di uno dei nostri corpi armati.
Manca solo di scoprire se e quanto l’esercito italiano sia un marchio “spendibile” dal marketing della moda, oppure se al contrario il vero obiettivo dell’iniziativa non sia quello di promuovere proprio l’immagine dell’esercito attraverso l’ingresso del suo logo nell’ambito più ottimale in cui poter sfruttar gli efficacissimi strumenti del marketing appunto.
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Pubblicato da Massimo Santambrogio
3 Ottobre 2008
ARTELIBRO FESTIVAL DEL LIBRO D’ARTE.
Bologna, Palazzo di Re Enzo e del Podestà, Museo Civico Archeologico
25 – 28 settembre 2008
E’ un gioco intellettuale sottile e sofisticato la conversazione tenuta dallo storico dell’arte Gianni Romano e l’artista Giulio Paolini ad Artelibro 2008 attorno al tema del Libro d’Artista: di quelli posseduti dagli artisti e di quelli creati da loro stessi. Una tematica affascinante impostata attorno alle motivazioni che spingono un creativo ad impegnarsi nella realizzazione di un volume, sul “bisogno di realizzare qualcosa che sia davvero concluso – come spiega Paolini -, che richieda un impegno sommo come quello di un libro portato a termine”.
Sfumature d’artista, inserite in ragionamenti dalle profondità più ampie, come l’interrogatorio duplice relativo alla lettura delle opere d’arte che per Romano vengono da noi interrogate e che per Paolini hanno un ruolo opposto osservarci attivamente.
Parole e ragioni dell’arte inserite nell’ambito dell’intenso calendario di focus tematici correlato ad Artelibro.
Il Festival del Libro d’Arte è nato a Bologna nel 2004 ed è giunto quest’anno alla quinta edizione rappresentando un interessante punto d’incontro per chi si interessa di libri ed in particolare tratta libri d’Arte.
Una parte commerciale di mostra-mercato con scambi tra editori nazionali e internazionali, vendita al pubblico di editoria d’arte, libro d’artista, antiquariato librario è stata saggiamente abbinata ad
un’attività di divulgazione culturale con conferenze, presentazioni e lezioni tenute dai grandi nomi del mondo dell’arte e della critica.
Del tutto particolare è stata la sezione, allestita presso il Museo Civico Archeologico, dedicata agli incontri tra editori, librai antiquari, direttori di musei, storici dell’arte e unita ad un corollario di mostre legate a vario titolo al tema del libro.
Da sottolineate ad Artelibro 2008 lo spazio riservato alla mostra inaugurata mercoledì 17 settembre presso il Mart di Rovereto e presentata al grande pubblico in occasione della Fiera bolognese.
Questa esposizione rappresenta una preziosa occasione di riflessione per l’incontro Libri d’artista. Il collezionismo come forma d’arte.
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Pubblicato da epicle
26 Settembre 2008
“Kinetic design” è la trovata del marketing Ford per riscattare il clamoroso errore di qualche anno fa di deviare la propria cifra stilistica su linee tese, spigolose, squadrate, vagamente retrò, incomprensibilmente “vecchie”.
Non è un caso che lo slogan che presenta la nuova auto sul sito internet della casa produttrice sia un incontrovertibile “Fiesta, la nuova Ford” e non il più logico contrario.
Ci sono voluti un paio d’anni e un paio di tristi remake (Fiesta, e Focus), ma finalmente Ford torna sui suoi passi e affida alla sua capofila, in termini di vendite, il compito di recuperare il tempo perso e soprattutto quello che a mio parere fu un clamoroso tonfo all’indietro nello sviluppo del proprio design.
Bentornata Ford.
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Pubblicato da Massimo Santambrogio
8 Maggio 2008
Paolo Calabrese, nell’articolo I padroni dei giornali pubblicato nel numero odierno del “Magazine del Corriere della Sera” così si esprime:
“I nostri padroni sono molti: gli azionisti [...], la pubblicità che è sempre più invadente e pretenziosa, i gadget che accompagnano in edicola i giornali [...] E naturalmente anche i lettori [...]“.
Non che abbia detto nulla di nuovo, ma fa riflettere il fatto che abbia messo, con molta onestà, i lettori all’ultimo posto.
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Pubblicato da Danilo Ruocco
5 Dicembre 2007
C’erano una volta le costruzioni, gli ormai mitici mattoncini colorati, modulari e combinabili con cui era praticamente possibile costruire qualsiasi cosa e poi eventualmente disfare e rifare, disfare e rifare, disfare e rifare infinite volte. Un gioco meraviglioso che lasciava la libertà di immaginare, di materializzare i propri sogni, che incentivava la creatività, la sperimentazione, l’elaborazione. Un gioco che metteva tutti, grandi e piccini, intorno ad un tavolo o sul pavimento a “costruire”. Un gioco senza tempo e senza connotazioni culturali, flessibile, adattabile, “open”.
Qualcosa evidentemente deve essere cambiato nei tempi moderni perché quel gioco è sopravvissuto solo nel marchio, avendo completamente abbandonato la sua intriseca filosofia.
Oggi una scatola di LEGO, costosissima più che mai, è diventata più che altro una sorta di puzzle tridimensionale, assemblato il quale non rimane che lasciarlo com’è ed eventualmente giocarci il tempo sufficiente per passare al puzzle successivo. I mattoncini non sono più mattoncini ma forme complesse e finemente articolate non più compatibili le une con le altre se non nella combinazione per la quale sono state previste.
Le costruzioni non sono più costruzioni, il LEGO non è più LEGO.

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Pubblicato da Massimo Santambrogio
21 Novembre 2007

Che la pubblicità sia utile a chi vende non è un mistero, non sarebbe così tanta e così costosa, ma quanto sia in realtà efficace, ai più sicuramente sfugge.
Chi lavora in prima linea nel settore delle vendite al dettaglio di beni di primo consumo si rende perfettamente conto invece del peso che un messaggio pubblicitario può avere sui risultati del proprio lavoro.
E’ diventato infatti una necessità lavorativa tenersi costantemente aggiornati sulle campagne pubblicitarie in corso nel settore di propria pertinenza, dovendo per tempo organizzare un repentino e massiccio aumento delle vendite (approviggionamento, scorte, consegne) al fine di poter utilmente sfruttare l’efficacia a corto termine del fenomeno mediatico, terminato il quale si rischia persino di dover smaltire la merce invenduta tardivamente acquisita.
Sembrerebbe poco credibile sostenere che esistano prodotti le cui vendite diventano significative “esclusivamente” in presenza di un supporto pubblicitario e che pur a prezzi molto ridotti rispetto a quello ordinario non producono risultati di vendita o addirittura svendita se in assenza di una campagna pubblicitaria. Eppure, triste ma vero, così è, come pure l’infausto destino dei prodotti di qualità concrete a prezzi ragionevoli che restano ignorati nel mercato a vantaggio dei grandi marchi, nel senso di grandemente sostenuti pubblicitariamente, pur a costi superiori e qualità discutibili.
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Pubblicato da Massimo Santambrogio