Osservare e conoscere il Teatro Donizetti
Una piccola guida per conoscere meglio il cuore sociale della cultura bergamasca. Parliamo di Teatro Donizetti, la guida che Andreina Moretti ha curato per Little Mercury Edizioni, nella collana PetitMuseum: si tratta di un ciclo di agili volumetti (una trentina di pagine, in formato più che tascabile) dedicati a musei, chiese, palazzi e altri luoghi d’interesse storico, rivolti a un pubblico di viaggiatori e visitatori desiderosi di rapide informazioni essenziali. L’opuscolo sulla storica sala cittadina è stato presentato venerdì pomeriggio al Salone Riccardi del Donizetti.
Andreina Morettida sempre vive per e in Teatro, nella sua storia vi sono l’adesione al Teato Tascabile dal 1965, la realizzazione della Biblioteca dello Spettacolo per il Comune di Bergamo, mostre e cicli d’incontri. Memoria storica e soprattutto anima sensibile con sguardo attento, Andreina Moretti è dunque la guida ideale per descrive scorci preziosi e particolari del Teatro DOnizetti.
Il libro PetitMuseum – la cui idea nasce dall’iniziativa dal Teatro Donizetti e dell’assessorato alla Cultura – punta a valorizzare il massimo teatro municipale al di là del pubblico specialistico e della semplice proposta spettacolare. II volumetto (pubblicato anche in inglese) è anche un pregevole saggio architettonico e un piccolo scrigno d’arte visiva.
«Spesso guardiamo senza vedere», ha spiegato Moretti nel corso della conferenza-stampa, a cui hanno presenziato anche l’assessore Claudia Sartirani e, fra il pubblico, il nuovo consulente alla stagione di prosa, Luigi Ceccarelli. «Questa piccola guida – prosegue Moretti – vuole offrire uno stimolo a conoscere meglio ciò che ci circonda». Così Teatro Donizetti ripercorre velocemente la storia del teatro cittadino, che ben rispecchia la storia della città. E, al tempo stesso, focalizza l’attenzione sulle opere che esso contiene, come l’affresco sul soffitto della platea di Francesco Domenighini o il dipinto di Alberto Maironi in Salone Riccardi.
I bassifondi di Second Life
Qualcuno ha fatto notare senza scandalo che anche in Second Life, esattamente come nella Real Life, esistono i bassifondi. Si tratta di territori nei quali gli avatar si incontrano per fare sesso. Cercarli è molto semplice: basta utilizzare il motore di ricerca interno e usare chiavi standard e intuitive (come, ad esempio, “XXX”).
Ovviamente ciò che si trova può soddisfare tutti i gusti e si va dall’autoerotismo al sesso di gruppo, ma si possono anche vedere mostre d’arte con soggetti hard o semplicemente espliciti (anche perché nei territori comuni la nudità non è consentita) o andare al cinema per guardare film con soggetti reali e/o d’animazione.
In tali zone sono abbastanza frequenti gli script gratuiti e/o a pagamento usando i quali gli avatar mimano azioni sessuali. Io stesso ne ho provati alcuni, giudicandoli “realistici”.
Molti gli accessori messi in vendita, tra quali, per gli avatar di sesso maschile, spiccano i peni che possono mimare azioni quali l’erezione e l’eiaculazione.
In tali territori molte sono le zone il cui accesso è riservato ai nudisti, al di là del fatto che si voglia o meno fare del sesso.
Segue immagine esplicita
Stereotipi: un romanzo al femminile
“Se fossi bimba tornerei a sorridere.
Senza pensieri tornerei a sognare,
e sognerei l’amore”.
Sono queste le parole immaginate e pensate da Sara: la protagonista femminile di “Stereotipi” il nuovo romanzo della scrittrice bergamasca Alessandra Cannizzo.
Una storia, quella della giovane donna, che gioca sul confine nebbioso che separa la realtà dal sogno, la notte dal giorno, l’adolescenza dall’età adulta, la consapevolezza del vivere e molte parentesi di immaginazione.
Una vicenda, quella di Sara, che intreccia tante tematiche legate al mondo femminile: dal disvelarsi dell’amore, allo scoprirsi donna, dalla percezione del proprio corpo, fino ad una maternità interrotta e ad una realizzata, per poi giungere al traguardo della serenità inseguita lungo una via tormentata.
“…si trattava di un’incredibile gioia, perché al di là dei contrasti preannunciati, c’erano riscatto e ricompensa”: sono dunque queste le parole scelte dall’autrice per salutare la “sua” Sara: una ragazza dal sottile animo sensibile, esattamente come l’esile e assorta figura femminile disegnata appositamente dall’artista veneziano Antonio De Sanctis, capace di catturare lo sguardo del lettore dalla copertina del romanzo con un fascino fragile e irresistibile.
Alessandra Canonizzo
“Stereotipi”
Franco Colacelo Editore, euro 15.
Canova e il Principe
“Le labbra alquanto tumidette”che conquistarono la poetessa e lo scultore
Isabella Teotochi Albrizzi (1760-1836), poetessa veneziana, tenne uno dei salotti letterari più animati della città. Il suo ricercatissimo circolo fu assiduamente frequentato da letterati e artisti, fra cui Pindemonte, Alfieri, Byron, Foscolo e Canova. Lasciò un arguto volume di Ritratti (1807) e a Canova e all’effigie del Principe Henryk Lubomirski, dedicò pagine molto sentite….:
“… In questa figurina, che sì bene arieggia il vezzoso figlio di Venere, non sai se tu debba più ammirare il disegno, le forme, e le purità dell’attitudine, o la grazia, e quella squisita mollezza di tocco, ch’è pregio sì grande, e sì mirabile della Scultura. Sembra particolarmente che nelle labbra alquanto tumidette, e con amabile soavità dilatate verso le estremità, colpo non desse il gentile Scultore, che non partisse direttamente dall’animo appassionato. Nel mirarti, ed ammirarti, o vezzoso fanciullo, che con sì bella leggiadrìa te ne stai, bellissimo di volto, e di membra, io sento correre con rapido movimento spinta dal cuore la mano a careggiare quel tuo vago, e delicatissimo visetto, modellato dalle Grazie…. ”
(Isabella Teotochi Albrizzi, Opre di Scultura e di Plastica di Antonio Canova, Pisa 1823).
Le parole della celebre scrittrice sono la cornice ideale per introdurre la mostra, allestita fino al 1 novembre a Possagno nella casa natale di Antonio Canova, un’esposizione organizzata con gusto per le celebrazioni per i 250 della nascita dello scultore (1757 – 2007).
La Gipsoteca ed il Museo Canova di Possagno, il paese tra Asolo e Bassano del Grappa, dove lo scultore è nato ed è sepolto, presentano, per la prima volta in Italia, “Il Principe Henryk Lubomirski come Amore”, un capolavoro assoluto del maestro veneto ma anche e soprattutto un’opera che, sin dal suo comparire, è diventata oggetto di culto in tutta Europa.

Sorcomute di oggi
Gianni Boncompagni, intervistato da Emilio Marrese de «Il venerdì» descrive le ragazzine di oggi (al tempo di Non è la RAI soprannominate “sorcomute”).
«Queste di oggi sono molto più curate ed evolute, rispetto alle centomila che presero d’assalto Cinecittà allora. Sono spiritose, carine, ma non provocano emozione. Sono molto omologate. Banali. Non leggono nulla, non sanno nulla, non guardano un tg.»
Gianni Boncompagni, «Il venerdì», n. 1021, 12 ott. 2007.
Venezia e l’Islam
Fu sostanzialmente in virtù del rapporto con l’Oriente che Venezia divenne un grande impero marittimo. Avamposto settentrionale bizantino nel sesto secolo, già tra il nono e l’undicesimo sviluppa le sue attività mercantili lungo le rotte del Mediterraneo, mentre acquisisce sempre maggiore indipendenza e autonomia. Nel frattempo, dal settimo secolo, a oriente, l’avanzata islamica si è fatta travolgente.
Ecco che allora, lungo le vie delle spezie e della seta, si avviano, tra i veneziani e il mondo musulmano, contatti commerciali che nel tempo si intensificheranno, coinvolgendo anche idee, stili di vita, cultura.
Venezia e gli Arabi, Venezia e i Mamelucchi, Venezia e la Persia, Venezia e gli Ottomani, Venezia e i Turchi: Venezia e l’Islam: ed è proprio questo il titolo della mostra allestita a Palazzo Ducale fino al 25 novembre.
Sola potenza europea ad avere plenipotenziari in permanenza nelle città del Vicino Oriente, manterrà nei confronti del mondo islamico un approccio sempre razionale, saprà comprenderne e apprezzarne la filosofia e la scienza e tessere legami privilegiati con le grandi dinastie musulmane, pur nelle peripezie della storia.
Venezia si avvicina con rispetto e ammirazione alla cultura islamica e ne riceve in cambio altrettanto interesse: ecco che allora da un lato artisti e artigiani veneziani apprendono da quelli islamici tecniche, stili, materiali, decorazioni, dall’altro i mercati d’oriente importano manufatti veneziani che gli stessi sultani apprezzano e commissionano.
Una mostra intelligente che allestita nel grande salone di Palazzo Ducale, con le opere che si fronteggiano e accompagnano lungo un percorso modulare, fa emergere e valorizzare questo importante gioco di specchi, che apre prospettive e spunti di enorme interesse sugli uomini di quei secoli, il loro spirito, la loro capacità di fare, il loro genio. Continua a leggere…
Rosalba prima pittrice de L’Europa
Rosalba prima pittrice de L’Europa… fu una grande donna Rosalba Carriera, la pittrice veneziana capace di conquistare il vecchio continente con il suo talento, il suo raffinato sguardo da ritrattista, la sua intelligenza acuta.
Il gusto per gli elementi pittorici e la comprensione dei materiali ne fecero la vera innovatrice e l’interprete più consapevole delle potenzialità della ritrattistica a pastello. Una tecnica artistica che, grazie alla morbidezza dell’impasto, consentiva di portare alla luce le pieghe dell’animo e quelle degli splendidi abiti indossati dal soggetto ritratto, in un continuo e raffinato rimando tra l’io interiore e quello esteriore.
La celebre Rosalba è ora protagonista di una mostra-gioello allestita a Palazzo Cini a Venezia, in un’esposizione che in poche stanze ben allestite con tonalità sul blu e luce fioca, porta in Laguna pastelli, miniature e disegni provenienti da musei e collezioni pubbliche e private d’Italia e d’Europa.
Un appuntamento da non perdere prima della chiusura del 28 ottobre prossimo!
Rosalba Carriera (1673-1757) fu dunque l’artista italiana più famosa del suo tempo.
Sulla sua eccellenza nei ritratti concordarono tutti i grandi: dai Lord inglesi ai principi dell’Impero. Le corti d’Europa, per quasi mezzo secolo, cercarono di accaparrarsi i suoi servigi, eppure, nonostante i frequenti inviti e le generose proposte, salvo tre brevi soggiorni a Parigi, a Modena e a Vienna, Rosalba preferì rimanere a Venezia, dove lavorò incessantemente per tutta la vita.
Proprio il legame dell’artista con la Serenissima è uno dei temi al centro della mostra: fu di Rosalba, infatti, il più acuto ritratto dei personaggi della società veneziana del Settecento.
Fondamentale fu anche il suo apporto alla stessa ritrattistica francese: interpretò in modo impareggiabile gli ideali di grazia e di eleganza di un’epoca, quella “vita felice” entrata nell’immaginario collettivo che l’ha identificata nell’ancien régime.
