Sul numero oggi in edicola di “Magazine” Vittorio Zincone intervista Camila Raznovich la quale fa una dichiarazione che, a chi scrive, pare condivisibile:
«In Italia si dovrebbe parlare molto più di sesso nelle scuole. […]
Un’ora di sessualità, fatta bene, mi sembra più utile <di un’ora di religione>. Aiuterebbe a sciogliere dubbi urgenti. Per trovare Dio c’è tutta la vita, per prepararsi ai primi rapporti no».*
Come non darle ragione? I giovani sembrano, tutto sommato, un po’ sprovvisti di fronte alla sessualità. Troppo spesso nessuno dice loro, con sincerità, come affrontare certe situazioni della vita. Troppo spesso, quasi sempre, la conoscenza sulla sessualità è raccogliticcia e frutto di conversazioni sussurrate tra gli amici.
Il sesso, a scuola, non si insegna.
Si insegna religione cattolica. Una religione che definire sessuofobica è poco.
*Vittorio Zincone, Un’ora di sesso al posto di religione, in “Magazine”, 19 nov. 09.
Letteralmente “paura” dell’omosessualità, l’omofobia è più che altro un comportamento discriminatorio al pari del razzismo o dell’antisemitismo tanto per intenderci. Chiave di volta del meccanismo discriminatorio sempre e solo una: la diversità. Si discrimina, percependo come non proprio pari, in quanto diverso appunto, chi portatore di questa o quella caratteristica, finendo nella migliore delle ipotesi per disprezzarlo.
Il problema insomma sta tutto in quel “diverso” che viene erroneamente percepito in senso negativo, come criticità, ostacolo, menomazione, piuttosto che come risorsa di nuove energie, di ricchezza per sé e per il collettivo, o anche solo come semplicemente alternativo.
Scandaloso quindi lo spot commissionato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Ministero delle Pari Opportunità, per sensibilizzare l’opinione pubblica al problema della discriminazione omofobica. Se da un lato infatti lo spot prova a convincere che l’orientamento sessuale altrui non è una questione rilevante, con una sequela di “non importa” in merito a fatti inconsistenti appunto, dall’altro il vero messaggio che questo capolavoro della comunicazione finisce per trasmettere è un messaggio inequivocabilmente discriminatorio, omofobo ma non solo: “Non essere tu quello diverso”.
Non servono esperti per comprendere che nel biasimare la diversità si lancia un messaggio esattamente contrario alle intenzioni: diversità come comportamento da evitare per non incorrere in condanna sociale, ovvero discriminazione del diverso, ovvero omofobia appunto, ma anche razzismo per esempio.
Più che una “pubblicità progresso” come la si chiamava una volta, un vero e proprio invito alla regresssione sociale. Un capolavoro degno solo della pessima qualità della nostra rappresentanza politica e, per diretta correlazione, dell’italico popolo tutto.
"Uno storico avvenimento. Nel palazzo Lateranense, il Duce e il Cardinale Gasparri firmano l'accordo tra lo Stato Italiano e la Santa Sede". Disegno della "Domenica del Corriere"
Sul “Venerdì” oggi in edicola Curzio Maltese, nell’articolo titolato in modo significativo La crociata (medioevale) per tenere i crocifissi in aula, ha scritto parole illuminate contro coloro che si schierano a favore del crocifisso nelle aule scolastiche dello Stato italiano.
Ha ricordato ai difensori del crocifisso in aula che non è vero che tale simbolo religioso è anche simbolo dell’identità nazionale, in quanto, l’Italia – storicamente – è nata proprio combattendo contro lo Stato pontificio, tenacemente contrario all’unità nazionale.
Tra l’altro, Maltese scrive:
“[...] dall’Unità d’Italia fino al regime fascista i crocifissi sono banditi dalle aule scolastiche come da qualsiasi altro edificio pubblico. Il crocifisso a scuola non è un simbolo della nazione, ma del fascismo”.
Nel 1861 l’unità d’Italia, dunque, si ebbe combattendo contro lo Stato pontificio.
Aggiungiamo che, oggi, per poter avere un’Italia al passo coi tempi, moderna, laica e garante dei diritti di ognuno, è necessario lottare di nuovo contro uno Stato, qual è il Vaticano, che si dimostra giorno dopo giorno essere ottuso e retrogrado.
L’Italia (e chi la governa) deve affrancarsi da una sudditanza culturale e politica nei confronti dei vertici della Chiesa che non ha ragione di esistere.
L’Italia deve tornare a essere un Paese libero!
Oggi si è svolta a Bergamo una manifestazione contro l’omofobia che negli ultimi tempi si sta manifestando in Italia con particolare violenza.
Ho colto l’occasione per chiedere ad Aurelio Mancuso (presidente Arcigay), Luca Pandini (presidente Arcigay Cives Bergamo), Giulia Lorenzi (presidente Arcilesbica XX Bergamo) e Carla Turolla (militante GLBT) cosa è l’omofobia e come la si combatte, oltre a chiedere loro quale sia il diritto più urgente da ottenere per le persone GLBT.
A volte non ci si pensa, ma la raccolta differenziata (cosa buona e giusta) può (paradossalmente) causare inquinamento… acustico.
Nel video che segue, si sente distintamente il fragore prodotto dalla raccolta degli elettrodomestici effettuata in piena città a partire dalle 7 del mattino.
Accanto al fenomeno del lolitismo che obbliga le ragazze giapponesi a vestirsi come delle bambine e a mimare il pianto quando parlano con un uomo, si nota il fenomeno della de-virilizzazione che sta imponendosi tra i giovani maschi del Giappone, specie tra quelli che abitano nelle grandi metropoli.
La de-virilizzazione si manifesta per mezzo dell’uso
- di acconciature tipicamente femminili e del bando del capello corto;
- della borsetta e del borsone da donna;
- di monili;
- di alcuni capi di abbigliamento molto vaporosi e dalle trasparenze tipiche dei vestiti femminili;
- della dissimulazione della sudorazione.
Non so a cosa si debba precisamente il fenomeno. Si potrebbe ipotizzare che esso sia dovuto in parte a una non corretta interpretazione dell’eleganza in stile occidentale o in parte a un’idea di divino (nel senso di un tentativo di allontanarsi da un certo machismo occidentale molto simile all’animalità). Ma potrebbe anche essere un ricordo delle proprie tradizioni che volevano certi uomini “stilosi” al pari delle donne o un modo per allontanarsi dall’immagine del giapponese “nazistoide” molto diffusa in tutto il mondo.
La de-virilizzazione non ha risparmiato neppure le immagini pubblicitarie anche di famosi uomini occidentali.
Particolare di una stampa giapponese
Particolare di un cartellone pubblicitario in Giappone
In occasione del 60° anniversario della Costituzione italiana la Regione Emilia-Romagna ha realizzato 5 spot deliziosi che illustrano alcuni articoli assai poco rispettati in Italia. Gli spot sono stati mandati in onda da MTV.
Art. 3 – Uguaglianza davanti alla Legge
Art. 19 – Libertà di culto
Art. 34 – Diritto allo studio
Art. 15 – Libertà e segretezza della corrispondenza
Art. 36 – Diritto al lavoro giustamente remunerato
Qualcuno ha fatto notare senza scandalo che anche in Second Life, esattamente come nella Real Life, esistono i bassifondi. Si tratta di territori nei quali gli avatar si incontrano per fare sesso. Cercarli è molto semplice: basta utilizzare il motore di ricerca interno e usare chiavi standard e intuitive (come, ad esempio, “XXX”).
Ovviamente ciò che si trova può soddisfare tutti i gusti e si va dall’autoerotismo al sesso di gruppo, ma si possono anche vedere mostre d’arte con soggetti hard o semplicemente espliciti (anche perché nei territori comuni la nudità non è consentita) o andare al cinema per guardare film con soggetti reali e/o d’animazione.
In tali zone sono abbastanza frequenti gli script gratuiti e/o a pagamento usando i quali gli avatar mimano azioni sessuali. Io stesso ne ho provati alcuni, giudicandoli “realistici”.
Molti gli accessori messi in vendita, tra quali, per gli avatar di sesso maschile, spiccano i peni che possono mimare azioni quali l’erezione e l’eiaculazione.
In tali territori molte sono le zone il cui accesso è riservato ai nudisti, al di là del fatto che si voglia o meno fare del sesso.
Nel 2015 a Milano ci sarà l’Expo. Il 2015 è tra meno di 6 anni.
Alcuni dati:
- Spesa ufficialmente prevista: 13,2 miliardi di Euro
- Grandi opere architettoniche previste:25
- Nuovi alberi da impiantare: 50000
- Piste ciclabili: 72 Km
- Linee nuove della Metro: 2 (M4 e M5)
- Autostrade: 2 (Pedemontana e Brebami)
Realizzato a un anno dall’assegnazione: nulla. Fonte: “Il Venerdì” 20 marzo 2009.
Il brutto sito ufficiale
Ma basta un video suggestivo (che richiama certe architetture di Second Life) a fare un Expo?
Chirurgo, ingegnere, avvocato, astronauta, calciatore.. chi più ne ha più ne metta. Quale neomamma o neopapà non si è ritrovato a vagheggiare su queste ed altre mille ipotesi? E se tuo figlio fosse anche omosessuale? No, questa ipotesi no, nessun genitore oserà mai supporre, in Italia sicuramente, perché si sa, essere omosessuale è un po’ una tragedia, come un tumore, una disabilità, un incidente stradale, lo si affronterà se mai dovesse capitare, del resto vuoi che capiti proprio a nostro figlio?
E poi capita però, suppergiù una volta su dieci, e mamma e papà non potranno che viverla come avevano previsto: una tragedia. Il mondo gli crollerà sotto i piedi, si ritroveranno uno sconosciuto come figlio, si sentiranno colpevoli, traditi, impotenti, arrabbiati, confusi. Quella singola semplice plausibile ipotesi che non fecero, per un folle tabù, per un’acritica accettazione della morale dominante, per una comprensibile debolezza di fronte alla prepotenza delle maggioranze, li costringerà a ricominciare tutto d’accapo, a diventare appunto una seconda volta genitore e il primo passo sarà quello di comprendere che questa tragedia l’avrà vissuta anche il loro ex pargolo e spesso per molti anni, prima che le persone su cui avrebbe dovuto maggiormente confidare potessero farne parte, e soprattutto che loro l’avranno dovuta vivere giovani, indifesi, deboli, senza strumenti culturali, senza la forza della maturità, senza sostanzialmente alcun aiuto: soli, pur se circondati da tutto l’affetto di cui i migliori genitori possono essere capaci.
Due volte genitori, il film/documentario prodotto dall’AGEDO, l’associazione dei genitori di omosessuali, che attraverso le voci dei suoi iscritti, esperienze di vita vissuta, vera, non romanzata, dal racconto dei protagonisti in prima persona, provano a dare forma e materia a questa sorta di tragedia invisibile, taciuta, fantasma. Una tragedia certo, ma inaspettatamente di un tale impatto emotivo da creare in sala irrefrenabile ilarità. Si ride, e molto, si ride delle debolezze umane, delle pochezze di alcuni, della forza di altri e non manca neppure in questo caso un lieto fine: la tragedia in verità tale non era, ovvero avrebbe potuto non essere!
Dovrebbero vederlo tutti questo documentario, figli e genitori, figli omosessuali e non, genitori di omosessuali e non, tutti quanti quando era il caso di fare quella famigerata plausibilissima, banalissima ipotesi non la fecero, perché sarebbe bastato quello forse per evitarla, la tragedia “omosessualità”.
Paolo Garimberti conclude il pezzo scritto per la rubrica che firma per “Il Venerdì” con tale inquietante interrogativo:
“Perché per i funerali del Papa si fa la diretta e per il giuramento di Obama no? Forse perché il Vaticano fa i palinsesti della nostra tv pubblica (e della sua informazione) e la Casa Bianca no?”
Una domanda su cui riflettere attentamente che non credo sia stata scritta a cuor leggero…
(Paolo Garimberti, Quella tv che, per vendere, dimentica la realtà, in “Il Venerdì”, 20 febbraio 2009)
Il 2009 appena iniziato sarà, per volontà dell’ONU, l’Anno Internazionale dell’Astronomia (IYA2009) a 400 anni della prima esplorazione del cielo operata da Galileo Galilei a Padova grazie al cannocchiale.
Sono affascinato dal lavoro degli astronomi e seguo con interesse (pur non potendomi dire “un appassionato”) i servizi giornalistici pubblicati in occasione di grandi scoperte.
Ammetto che il mio interesse per l’Astronomia è dovuto anche al fatto che io credo nell’esistenza di altre forme evolute di vita nell’Universo con le quali – prima o poi – si possa stabilire un contatto di sorta.
Spero che l’IYA2009 possa essere un’occasione per far parlare di più d’Astronomia i mass media.
Nel sito dedicato all’IYA2009 si legge che tra gli obiettivi che ci si prefigge di raggiungere con tale evento c’è anche quello di porre all’attenzione di tutti il “ruolo della scienza e il suo contributo alla società e alla cultura”. Credo che in certi Paesi (come l’Italia) tale obiettivo non sarà semplice da raggiungere…
Molto ben fatto lo spot promozionale realizzato ad hoc.
Ieri sera presso la libreria Caffè letterario di Bergamo Raffaele Carcano – segretario dell’UAAR – ha presentato il libro che ha scritto assieme ad Adele Orioli: Uscire dal gregge, pubblicato da Luca Sossella Editore. Si è trattato di una serata molto interessante durante la quale si è parlato del “delitto di apostasia” (così la Chiesa Cattolica definisce lo “sbattezzo”), ovvero della possibilità di lasciare la Chiesa Cattolica. Carcano, a questo proposito ha sottolineato come l’ingresso (tramite il “pedo-battesimo”) nella Chiesa Cattolica sia obbligato, mentre l’uscita dalla medesima sia vietato (e il farlo è definito “delitto”). Ciò, tra l’altro, ha continuato Carcano, è in palese contrasto con la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e ha aggiunto che lo stesso “pedo-battesimo” sarebbe, per la legge italiana, incostituzionale. In seguito alle battaglie dell’UAAR, però, la possibilità di sbattezzarsi è diventata una procedura semplice (ossia basta una raccomandata), seppure la Chiesa Cattolica faccia di tutto per convincere il richiedente a tornare sui propri passi.
Nel suo intervento Carcano ha sottolineato come nei Paesi nei quali alto è il numero dei non credenti ci sia maggiore rispetto per le diversità altrui e ci sia anche un più alto indice di sviluppo.
Questa mattina ho intervistato Giangi Milesi, presidente del Cesvi e gli ho chiesto che cambiamenti si prevedono per il mondo in seguito all’elezione a Presidente degli Stati Uniti di Barack Obama.
Nel nuovo libro di Giorgio Bocca in uscita (È la stampa, Bellezza!) edito da Feltrinelli di cui “L’Espresso” di questa settimana ha anticipato un capitolo si può, tra l’altro, leggere:
“Il regime in Italia non c’è, ma il capo del governo ignora la Costituzione, può nominare il consiglio di amministrazione della Rai, licenziare i giornalisti sgraditi, aggiungendo, nello stile del ‘qui lo dico, qui lo nego’, che nella sua richiesta non c’era nulla di personale”