In Italia lo conoscono in ben pochi, io stesso scopro solo oggi chi sia costui e ammetto di essermi sentito colpevolmente ignorante perché qui siamo in presenza non solo di un artista ma di un vero e proprio fenomeno massmediatico. Su YouTube i suoi video contano complessivamente milioni di visualizzazioni. Un quarantenne sotto le mentite spoglie di giovinotto adolescente in grado di entusiasmare giovani, giovanissimi e non solo, grazie al sapiente armeggiare suondtecnologico. Un DJ in grado di riempire stadi e palazzetti dello sport in giro per il mondo come ben pochi artisti sono in grado di fare e per di più con un genere di musica che anche tra giovani e giovanissimi non è tra i preferiti, in Italia senza alcun dubbio. La sua fama, conquistata partendo dal moderno nord Europa in cui è nato, lo ha portato ad essere chiamato ad accompagnare con la sua musica la cerimonia di apertura delle Olimpiadi del 2004 e di nuovo nel 2008.
Altra scoperta il “trance” il genere appunto di cui Tiesto rappresenta la massima espressione a livello mondiale, musica dance elettronica ma con una melodia portante su cui si strutturano i brani in una serie di passaggi distintivi, musica elettronica in grado di conquistare platee insperate arrivando ad ottenere con il suo “Elements of life” il titolo di album di musica elettronica più venduto di sempre.
Musica non per tutti sicuramente, ma che non toglie valore, anzi ne aggiunge, alle doti di un artista incomprensibilmente ancora sconosciuto nel nostro paese e che quindi non potrà che invadere presto anche i nostri stadi. Da conoscere.
Il 2009 appena iniziato sarà, per volontà dell’ONU, l’Anno Internazionale dell’Astronomia (IYA2009) a 400 anni della prima esplorazione del cielo operata da Galileo Galilei a Padova grazie al cannocchiale.
Sono affascinato dal lavoro degli astronomi e seguo con interesse (pur non potendomi dire “un appassionato”) i servizi giornalistici pubblicati in occasione di grandi scoperte.
Ammetto che il mio interesse per l’Astronomia è dovuto anche al fatto che io credo nell’esistenza di altre forme evolute di vita nell’Universo con le quali – prima o poi – si possa stabilire un contatto di sorta.
Spero che l’IYA2009 possa essere un’occasione per far parlare di più d’Astronomia i mass media.
Nel sito dedicato all’IYA2009 si legge che tra gli obiettivi che ci si prefigge di raggiungere con tale evento c’è anche quello di porre all’attenzione di tutti il “ruolo della scienza e il suo contributo alla società e alla cultura”. Credo che in certi Paesi (come l’Italia) tale obiettivo non sarà semplice da raggiungere…
Molto ben fatto lo spot promozionale realizzato ad hoc.
Altro che telefoni, sono diventati ormai, per molti, compagni inseparabili, strumenti di utilità irrinunciabile. Per rimanere in contatto, per ricordare, per organizzare, per conservare, per condividere, per spasso o per lavoro; quelli che una volta erano telefoni (cellulari) sono diventati oggi veri e propri terminali mobili, apparecchi tecnologici che fanno la qualità della nostra vita, ampliando potenzialità ed efficienza del nostro tempo.
Negli ultimi mesi si sta facendo largo una nuova generazione di dispositivi sprovvisti, grazie alle tecnologie touchscreen, della vecchia tastiera numerica a favore di un sistema estremamente comodo che consente di interagiree direttamente con lo schermo, adattabile quindi alla bisogna in virtù della funzione che deve svolgere.
Il primo approccio ad un touchscreen è a dir poco coinvolgente, finalmente un rapporto non più mediato tra l’uomo e la macchina ma una relazione diretta, immediata, in cui l’azione fisica umana è essa stessa funzione tecnologica, quasi che le dita potessero entrare nella macchina e diventarne parte. Indubbiamente futurista ad oggi, quasi sicuramente lo standard di domani per comodità, immediatezza, flessibilità, facilità ed efficienza.
“Kinetic design” è la trovata del marketing Ford per riscattare il clamoroso errore di qualche anno fa di deviare la propria cifra stilistica su linee tese, spigolose, squadrate, vagamente retrò, incomprensibilmente “vecchie”.
Non è un caso che lo slogan che presenta la nuova auto sul sito internet della casa produttrice sia un incontrovertibile “Fiesta, la nuova Ford” e non il più logico contrario.
Ci sono voluti un paio d’anni e un paio di tristi remake (Fiesta, e Focus), ma finalmente Ford torna sui suoi passi e affida alla sua capofila, in termini di vendite, il compito di recuperare il tempo perso e soprattutto quello che a mio parere fu un clamoroso tonfo all’indietro nello sviluppo del proprio design.
Bentornata Ford.
Gli appassionati di internet lo leggono ormai ovunque; tutto su internet sta progressivamente aggiornandosi e trasformandosi per aderire a questo “nuovo modo” di fare rete. Una rete che non è più solo rete di contenuti pubblicati sulla rete ma rete di persone che la rete fanno in prima persona.
Si è creata una nuova forma di cittadinanza su internet; i cosiddetti netizen (cittadini della rete). Sempre più persone decidono di spendere parte della loro vita per condividere la propria vita con il resto del mondo. Su internet finiscono così, più o meno consapevolmente, quantità enormi di dati personali, orientamenti, vissuti, collegamenti, riferimenti. Più dettagliati si decide di essere online e più diventa delineata la propria persona, al punto che chiunque può ormai conoscere di molti netizen ciò che in una vita intera di frequentazione non potrebbe mai.
Il “problema” sta nel fatto che un netizen non è solo tale online ma lo è anche nella vita quotidiana e che, come non mi stancherò mai di ripetere, internet è, tutt’altro che virtuale, parte determinante della vita realissima di molti. Pochi però sembrano rendersi conto di ciò che questo comporta nel proprio vivere.
“Vivere 2.0″ significa in pratica diventare più o meno trasparenti, mettere a disposizione di chiunque la propria più profonda realtà, interiore ed esteriore. Alcuni lo fanno dopo attenta riflessione, quasi come scelta filosofica, altri invece si tuffano nel mare cristallino e fresco del social web per scoprire troppo tardi spesso che nuotare in queste acque aperte può rivelarsi molto più difficile che nella quiete della propria piscina di casa.
Proseguendo nella metafora, sarebbe quindi raccomandabile che prima di tuffarsi ci si fermi un attimo sulla sponda del dirupo a ben valutare se laggiù ce la si farà, perché se è vero che quel mare è attraente e pieno di nuove opportunità, è anche vero che una volta lanciati non si potrà più tornare indietro, di quello che si farà online rimarranno tracce per sempre e, a differenza del passato, se si vuole davvero godere della novità e delle sue tante potenzialità, si dovrà entrare in acqua di persona, senza salvagente, maschere, o protezioni di sorta che potrebbero solo impedirci di nuotare.
Per chi non lo conoscesse, “Twitter” è un servizio web di seconda generazione, pensato cioè per coloro che condividono su internet parte della propria vita. Si tratta in sostanza di una piattaforma, un servizio informatico in rete, che consente a chiunque di rendere pubblico in modo facile ed immediato una sorta di diario in pillole. Vi si trovano storie e storielle da ogni parte del globo.. e non solo!
“Sono atterrata!!!!!”
“Adesso.. Ho ancora qualche pietruzza sulla testa. I pannelli solari si apriranno in quindici minuti, dopo che la polvere si sarà adagiata ”
“Ho carica positiva di energia; come dice il controllo missione, i pannelli solari si sono dispiegati. Le immagini arriveranno giù a breve.”
“Perché in bianco e nero? Queste sono immagini ingegneristiche. Ma non preoccupatevi, ho dodici filtri e posso scattare anche foto a colori. Abbiate pazienza”
“E’ tempo di dormire un po’. Sarà un grande giorno domani ..”
Fantasiosa e divertente vero? E invece no, perché questo è il twitter di “qualcuno” davvero molto ma molto serio ed importante: “MarsPhoenix”, un progetto da più di quattrocento milioni di dollari dell’agenzia spaziale statunitense alla ricerca di ghiaccio sotterraneo nelle regioni polari di Marte.
E questo è il suo diario in tempo reale su Twitter appunto: http://twitter.com/MarsPhoenix
La notizia è destinata a fare discutere: forse gli esami compiuti nel 1988 sulla Sindone di Torino con il metodo del carbonio 14 erano sbagliati, ovvero la Sindone potrebbe essere autentica e non un falso medioevale come, invece, volevano quegli esami (da sempre contestati da più parti).
A sostenere l’erronea datazione della Sindone ricavata con il metodo del carbonio 14 è Christopher Bronk Ramsey, direttore del Radiocarbon Accelerator di Oxford che quegli esami eseguì. Una fonte, dunque, al di sopra di ogni sospetto.
“Ma quell’esame forse era sbagliato. Il dottor Ramsey, [...] ha dichiarato in un’intervista alla Bbc, che verrà trasmessa alla vigilia di Pasqua, che i risultati delle rilevazioni dell’88 potrebbero essere messi in discussione dall’evoluzione tecnologica che ha reso nel frattempo più raffinata l’osservazione del carbonio 14. [...] Monsignor Ghiberti, [...] <che ha reso nota la notizia> ha spiegato che il ripensamento del dottor Ramsey è dovuto probabilmente alle stesse ragioni che all’epoca <degli esami> erano state addotte per contestare la datazione medioevale: la Sindone non è arrivata agli scienziati del Novecento in un contenitore sigillato. È stata esposta all’aria, custodita in condizioni che non conosciamo, maneggiata e parzialmente bruciata nell’incendio del 1532 della cattedrale di Chambéry, trasportata dalla Palestina in Francia. Un lungo e tormentato viaggio nei paesi e nei secoli, che può avere contaminato il lenzuolo rendendo l’esame del C14 approssimativo. Lo stesso chimico statunitense Willard Frank Libby, che aveva ideato il metodo e vinto il premio Nobel per questo, aveva sconsigliato di applicarlo alla Sindone. Ramsey avrebbe scoperto che la datazione di una particolare materia organica presente sul lenzuolo varia proprio a seconda delle condizioni in cui è stata custodita, cosa che nell’esame del 1988 era ignota agli scienziati.”
Personalmente, da anni, sono convinto dell’autenticità della Sindone, convinzione derivatami sia dalla lettura di diversi saggi sull’argomento, sia in seguito alla visione del reperto dal vivo.
A detta di molti il film “Beowulf” non merita encomi di sorta, anzi delude molti e per molti aspetti. E non potrebbe fare altrimenti perché questo film più che un film è una prima, una “prima promozionale” di una innovativa tecnologia cinematografica non destinata alle tradizionali sale ma solo a quelle di eccellenza, per il momento, e che apre un nuovo capitolo alla voce “cinema” estendendo a personaggi “umani” quello che in un primo momento era riservato ai cartoni animati.
Digital 3D, lo dice il nome, è una tecnologia in grado di visualizzare immagini tridimensionali di grande impatto. Più che di immagini però si potrebbe anche parlare di vere e proprie realistiche ambientazioni. Lo spettatore infatti si ritrova praticamente immerso nella scena del film che non è più soltanto vista su uno schermo ma materializzata a mezz’aria tra questo e la poltrona sui cui si è seduti. Percependone la profondità, cio che accade nel racconto spesso non si limita a rimanere davanti allo sguardo di chi assiste allo spettacolo ma gli si può anche precipitare contro piuttosto che scomparire dietro un soggetto percepito ad una distanza inferiore.
Sono sufficienti pochi secondi di proiezione per rendersi conto di essere di fronte a qualcosa di veramente innnovativo, per molti versi strabiliante, e comunque dalle enormi potenzialità in termini di coinvolgimento dello spettatore e di creatività multimediale.
Purtroppo al momento sono solo otto (da La Stampa) le sale cinematografiche italiane in grado di offrire questo tipo di spettacolo ed evidentemente pochissimi i film girati con questo tipo di tecnologia, ma c’è da scommettere che in futuro questa magia tridimensionale si diffonderà molto rapidamente complice anche il fatto che i film cosiddetti “di animazione” stanno progressivamente estendendo il proprio bacino di utenti a fasce di età più ampie, con produzioni in grado di interessare non più soltanto il pubblico giovane e giovanissimo ma anche adulti di tutte le età.
Se è vero che al cinema non si va più solo per vedere un film (che si potrebbe traquillamente godere sul proprio divano), ma per assistere ad uno spettacolo, si può dire che Digital 3D, insieme al non indifferente contributo dei raffinatissiimi, anche questi “tridimensionali”, effetti sonori del già noto THX, rendono lo spettacolo molto ma molto più spettacolare. Leggi il seguito di questo post »
In Inghilterra un oscuro impiegato informatico ha scaricato su dischetti i dati personali di 25 milioni di cittadini e li ha spediti via posta a un altro ufficio governativo. Il pacchettino è andato perso (succede anche in Gran Bretagna) e ora quei dati sensibili (con tanto di numeri di conti correnti e digitalizzazione di firme) sono a disposizione di chi li trova. Con un mese di ritardo è stato informato il Governo e il Parlamento. Il Direttore Generale dell’oscuro impiegato si è dimesso. L’Inghilterra è nel panico: milioni di cittadini vogliono chiudere i loro conti correnti. L’oscuro impiegato è protetto in luogo segreto dalla polizia. (Notizia letta sul “Corriere della Sera” di oggi).
Commenti e riflessioni: non ho idea di come si svilupperà la vicenda in Inghilterra. In Italia,forse, il Direttore Generale non si sarebbe dimesso. Il nome dell’oscuro impiegato sarebbe saltato fuori in un battibaleno e il medesimo sarebbe stato dato in pasto ai giornalisti, avrebbe partecipato a una trasmissione TV, avrebbe pianto, sarebbe stato perdonato e tutto sarebbe tornato alla normalità: i nostri dati sensibili gestiti con allegria e leggerezza da chiunque. Nessuno si sarebbe preoccupato di chiudere il conto corrente perché è diffusa la sensazione che a rubarci i soldi ci pensino direttamente le banche.
Chi non ricorda i roghi spontanei di Caronia in Sicilia? La notizia è scomparsa dai media italiani, ma gli scienziati ingaggiati dalla Presidenza del Consiglio hanno continuato a indagare e, ora, hanno dato la loro risposta: la causa di quei roghi potrebbe essere dovuta a “test militari segreti o esperimenti alieni”. “L’Espresso” in edicola questa settimana pubblica uno stralcio del rapporto presentato dagli scienziati:
“Tecnologie militari evolute anche di origine non terrestre potrebbero esporre in futuro intere popolazioni a conseguenze indesiderate. Gli incidenti di Canneto di Caronia potrebbero essere stati tentativi di ingaggio militare tra forze non convenzionali oppure un test non aggressivo mirato allo studio dei comportamenti e delle azioni in un indeterminato campione territoriale scarsamente antropizzato”.
(Giuseppe Lo Bianco e Piero Messina, E.T. parla siciliano, in “L’Espresso”, n. 43, 1 novembre 2007)
Ben lontani dall’intenzione di recensire qui un tecnoprodotto che nemmeno si è ancora visto nei negozi, sembrava però interessante scrutare la visione dell’imminente futuro da parte del colosso mondiale del “connecting people”.
Sostanzialmente un minituttofarepc con spiccata propensione al versante web, più che alla telefonia in senso stretto, al punto da prevedere per tale funzione direttamente un’applicazione web appunto come Skype. Linux è il sistema operativo che Nokia sceglie per il suo nuovo prodotto di punta confermando una volta di più che un’azienda leader può permettersi di arrivare con un lieve ritardo sulla concorrenza (come già accadde con i videofonini) ben consapevole che un utile economico degno di un colosso può stare soltanto nei numeri “colossali” appunto di produzione e vendita e non certo nella proposta di prodotti di nicchia per un’utenza di nicchia.
Nokia si conferma cioè per quello che è, a mio modesto avviso, leader difficilmente raggiungibile dai concorrenti sul piano del vero progresso tecnologico, quello cioè che rende accessibile alle masse ciò che tutti posssono proporre ai privilegiati.
Pochi secondi di questo flimato, all’inizio e alla fine (peccato che un po’ prolisso), possono bastare per toccare con mano l’incombente standard dei tecnocosi con cui a breve in molti potranno avere a che fare. Si consideri infatti che al momento questo prodotto di punta da poco presentato è disponibile a poco meno di 400 euro, cioè a dire il prezzo di “comuni” videofonini di ultima generazione. Qualche mese di commercializzazione e saranno in molti a potersi portare in tasca il mondo intero, sempre che nel frattempo le aziende di connettività riescano a fare a loro volta un proprio upgrade generazionale scommettendo anch’esse sul nuovo che avanza su larga scala piuttosto che mortificare un progresso possibile a favore di pochi grandi guadagni su pochi sfruttatissimi fortunati.