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A Washington i capolavori dell’Accademia Carrara

Il viaggio delle opere dell’Accademia Carrara nel mondo sembra davvero non avere fine.
La chiusura della sede storica dell’Accademia Carrara, in fase di restauro, si fa ancora una volta occasione per farne conoscere le più importanti collezioni fuori dalle mura di Bergamo.
La collaborazione tra l’Ambasciata d’Italia, l’Accademia Carrara di Bergamo e la “National Gallery of Art” di Washington ha dato vita ad una mostra senza precedenti. Curata da Renato Miracco, addetto culturale dell’Ambasciata, e M. Cristina Rodeschini, Direttrice dell’Accademia Carrara e della Galleria di Arte Moderna e Contemporanea, la mostra mette in luce una selezione di artisti di epoche differenti, tra cui Antonio Mancini (fine 1800), Francesco Paglia (fine 1600), Luigi Deleidi (fine 1700).
Nelle parole del Sindaco di Bergamo Franco Tentorio l’orgoglio di aver raggiunto questo traguardo: “L’occasione di presentare a Washington un nucleo di dipinti della Carrara porta all’attenzione della comunità americana una storia di cultura e di mecenatismo in coincidenza con un appuntamento di particolare significato nel calendario della vita nazionale: i 150 anni dell’Unità d’Italia”
“Sono certo che la mostra – ha dichiarato l’Ambasciatore italiano a Washington Giulio Terzi Sant’Agata – , per la sua importanza e per la sede che la ospita, contribuirà a rafforzare ulteriormente il profilo dell’Accademia Carrara negli Stati Uniti, dove le sue collezioni e la sua missione di cultura sono già molto apprezzati”
Questa mostra si inserisce nel programma di celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia e aggiunge spunti di riflessione sui contenuti nazionali e locali della nostra cultura. Il 2011 è un vero “anno della cultura italiana” in America, con decine di eventi organizzati nelle principali città, secondo un programma che ha ottenuto l’Alto Patronato del Signor Presidente della Repubblica.
Preludio all’Ambasciata.
LA MOSTRAOtto dipinti dell’Accademia Carrara di Bergano per un incontro con Washington
Ambasciata d’Italia, Washington
24 maggio 2011 – aprile 2012Comitato scientifico
Renato Miracco
Ambasciata d’Italia, Washington

M. Cristina Rodeschini
Comune di Bergamo, Accademia Carrara

Nell’ambito delle celebrazioni per i cento cinquant’anni dell’Unità d’Italia, l’Ambasciata italiana di Washington individua l’Accademia Carrara, con la sua preziosa pinacoteca, quale partner culturale, ospitando 8 dipinti dalle collezioni della Pinacoteca , selezionati per documentare l’abilità di alcuni artisti lombardi nei due generi più frequentati tra Seicento e Ottocento: il ritratto, con Fra’ Galgario e Giacomo Trécourt, e il paesaggio, con il pendant di Luigi Deleidi.
Fa eccezione in questo scenario, l’opera del pittore romano Antonio Mancini attivo a cavallo tra Otto e Novcento, inclusa nella mostra per la peculiare iconografia, ideale omaggio alla nazione americana.
La mostra, occasione per presentare l’Accademia Carrara alla comunità americana ed agli ospiti internazionali dell’Ambasciata italiana, prelude a una iniziativa di più ampio respiro che potrà vedere la collaborazione della National Gallery of Art di Washington e dell’Accademia Carrara di Bergamo.
Il museo americano e la pinacoteca italiana che condividono la rappresentatività di un percorso ai massimi livelli nell’arte italiana dal Quattrocento al Settecento, stanno infatti collaborando alla definizione di un progetto espositivo che ponga in dialogo le due collezioni d’arte.
Le opere di artisti come Lorenzo Monaco, Francesco Pesellino, Jacopo Bellini, Alvise Vivarini, Vincenzo Foppa, Cosmè Tura, Carlo Crivelli, Botticelli, Bartolomeo Montagna, Ambrogio de Predis, Giovan Antonio Boltraffio, Giovanni Cariani, Lorenzo Lotto, Giovan Battista Moroni, Fra’ Galgario, Giovanni Antonio Canal – Canaletto, Francesco Guardi, Bernardo Bellotto, per non citarne che alcuni, sono infatti presenti con esemplari di eccezionale qualità nelle raccolte sia dell’Accademia Carrara, sia della National Gallery of Art.
La mostra Preludio all’Ambasciata sarà accompagnata da un catalogo bilingue italiano – inglese (Lubrina Editore).
L’iniziativa all’Ambasciata è inoltre sostenuta da Rotary Club Bergamo Città Alta.

Inaugurata a bruxelles mostra capolavori dell’Accademia Carrara

Si è tenuta ieri, giovedì 10 febbraio,l’inaugurazione della Mostra “Maestri veneziani e fiamminghi” che vede esposte al Bozar di Bruxelles cinquantuno opere dell’Accademia Carrara.
«La Carrara è chiusa – ha dichiarato l’Assessore alla cultura del comune di bergamo Claudia Sartirani- quante volte abbiamo sentito pronunciare questa frase nell’ultimo anno, quante volte l’abbiamo detta. E quante volte abbiamo parlato del restauro della nostra Accademia e quante volte abbiamo risposto alle domande inerenti il procedere dei lavori. Oggi io voglio dire la Carrara è aperta. Perché la Carrara non è lo stabile che ospita il nostro patrimonio artistico. La Carrara è quel patrimonio artistico. La Carrara è come la nostra Città. La scorsa estate, quando abbiamo presentato le tante iniziative programmate per i mesi più caldi dell’anno, qualcuno ha intitolato un bell’articolo “Bergamo è aperta per ferie”.
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I maestri dell’Accademia Carrara in mostra a Bruxelles

Dopo il successo della mostra presso il Chiostro del Bramante nel cuore di Roma, i capolavori dell’Accademia Carrara riprendono il loro itinerario europeo alla volta del Belgio.
Presso il Palais des Beaux-Arts, Bruxelles dal 10 febbraio all’8 maggio 2011 sarà allestita l’esposizione denominata Maestri veneziani e fiamminghi Bergamo e Anversa. Arte, economia, politica. Due capitali a Bruxelles .
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I grandi veneti 13 maestri, 13 restauri, 13 storie

Poco meno di un mese fa a Roma è stata inaugurata la grande Mostra dedicata alla Pittura veneta dell’Accademia Carrara, aperta alla prestigiosa sede del Chiostro del Bramante fino al termine di gennaio.
La chiusura per restauri della storica sede dell’Accademia Carrara, con il parziale trasferimento delle collezioni in Città Alta presso il Palazzo della Ragione, rappresenta dunque un’opportunità per far conoscere l’eccellenza artistica di Bergamo fuori dalle mura cittadine. Va inoltre sottolineato che in coincidenza di questa e di molte altre esposizioni è stato possibile sottoporre i nostri capolavori ad importanti interventi di restauro.
Un lavoro di altissima qualità che viene ora presentato nella nostra città grazie ad un ricco ciclo di conferenze. Scienziati, storici dell’arte, specialisti proporranno al pubblico il lavoro svolto, in occasione di una serie di tredici conferenze organizzate in collaborazione con l’Università degli Studi di Bergamo, che avranno luogo proprio presso l’Università.
Da dicembre ad aprile storici dell’arte, restauratori e scienziati presentano «I grandi veneti. 13 maestri, 13 restauri, 13 storie», su tredici delle oltre ottanta opere della mostra «Pittura veneta dall’Accademia Carrara. Da Pisanello a Tiepolo».
La mostra è aperta fino al 30 gennaio nel Chiostro del Bramante a Roma e, poi, al Palais des Beaux Arts di Bruxelles. «La chiusura della Carrara – spiega l’assessore alla Cultura del Comune di Bergamo Claudia Sartirani – è opportunità per valorizzare il patrimonio artistico di Bergamo fuori dalle mura cittadine e per salvaguardarlo con restauri. Così potremo contare su una rinnovata sede museale, e riammirarne le opere in tutta la loro, recuperata, bellezza».
Verranno presentati la storia conservativa dei capolavori, i restauri, le metodologie, le scoperte.
Le «Madonna col Bambino» di Jacopo Bellini e Bartolomeo Vivarini saranno presentate il 2 e il 9 dicembre da Valagussa, Delfina Fagnani Sesti e Gianluca Poldi e da Villa, Leone Algisi e Ocria Restauri; il 16 dicembre Villa, De Beni, Algisi e Poldi racconteranno l’«Incoronazione della Vergine» di Bastiani. Il 13 e il 27 gennaio Valagussa e Domenico Cretti mostreranno i ritratti di Gian Francesco Gonzaga, dipinto da Bonsignori, e di gentiluomo, attribuito a Carpaccio; il 20 gennaio Villa, Poldi e Roberta Grazioli illustreranno la «Madonna in trono» di Bartolomeo Montagna. Il 3 febbraio Villa, Poldi e Silvia Baldis introdurranno la «Resurrezione» attribuita a Bonconsiglio; il 10 e il 17 marzo Villa con Poldi e Villa Restauri e con Fagnani Sesti presenteranno le «Madonna col Bambino» di Previtali e Palma il Vecchio; il 24 e il 31 marzo Valagussa presenterà con Alberto Sangalli «Il Redentore benedicente» di Bordon e con Poldi e Antonio Zaccaria «La Repubblica veneta riceve doni dalla provincia di Bergamo» di Francesco Bassano; il 7 aprile Villa e Grazioli concluderanno con «Il David con la testa di Golia» di Balestra.

L’Accademia Carrara porta colore ed eleganza a Roma

Nuove inedite forme ottenute attraverso il colore come elemento principale e costruttivo, una visione totale e conscia della propria originalità e della propria vitalità che si muove in parallelo con il riverbero delle acque lagunari: tutto questo è quel che il visitatore percepisce in modo efficace nell’elegante mostra “I grandi veneti” allestita, fino al 30 gennaio, presso il Chiostro del Bramante a Roma attorno al meglio della pittura veneta delle collezioni dell’Accademia Carrara di Bergamo.
L’esposizione, giocata in un’alternanza di piccole stanze e spazi più ampi, affascina fin dall’apertura con Il Ritratto di Lionello d’Este di Pisanello, per poi avvolgere nelle morbide linee belliniane de La Madonna con Bambino e in quelle del Ritratto di gentiluomo attribuito oggi a Vittore Carpaccio.
L’allestimento è arricchito, per queste ed altre opere, da attente schede/filmato relative alle campagne di restauro attuate in occasione della mostra. Dal pc, in tempi brevi e serrati, è possibile avere una panoramica sul lavoro dei restauratori e approfondimenti scientificamente validi sulle analisi svolte prima del loro dell’intervento. Sono ben spiegate le indagini all’infrarosso e la loro funzione, così come quelle realizzare con la tecnica del falso colore, della luce radente e altre ancora. Un approfondimento non banale ed efficace,riservato anche ai supporti lignei e al loro recupero, che può essere fruito anche da chi non è specialista.
Di sala in sala ci si sofferma sull’assoluta bellezza pittorica dei volti dipinti da Lorenzo Lotto, Vincenzo Catena e Marco Basaiti che immergono in una ritrattistica capace di perseguire il rinnovamento della pittura veneziana. Dai primi del ‘500 la generazione di giovani artisti infatti raccoglie l’arte del colore dei maestri quattrocenteschi rivisitandola in un nuovo linguaggio autonomo e creativo.
Tra natura e maniera si passa poi agli autori successivi a Tiziano (che muore nel 1576). I nuovi pittori non sono più compromessi da virtuosismi formali, ma puntano ad effetti liquidi che coinvolgano nel processo partecipativo della Natura alle sorti dell’uomo. Tra di loro si notano Francesco Bassano e i pittori bergamaschi, a testimonianza del saldo legame tra Venezia e i suodomini, con gli artisti “di terra” che vanno a dare fondamentale slancio all’arte della madrepatria.
Le ultime sale portano ad una vasta proposta sul ‘700 veneziano mostrando la potenza di Tiepolo, le eleganze di Longhi e di Carlevarijs, le vedute di Canaletto e i paesaggi di Bellotto. L’emozione è invece lasciata, come saluto, al riverbero pre-romantico delle pitture di Fracesco Guardi e di una nuova spinta sentimentale che caratterizzerà il secolo successivo.

Pittura veneta dall’Accademia Carrara.
Da Pisanello a Tiziano, d Tintoretto a Tiepolo
Roma, Chiostro del Bramante (80 dipinti) – Piazza Navona
14 ottobre 2010 – 30 gennaio 2011
Tutti i giorni 10-20 – lunedì chiuso
La biglietteria chiude un’ora prima
Tel 06-68809035
Fax 06-68213516
direzione@chiostrodelbramante.it
www.chiostrodelbramante.it

A Roma la luce della pittura veneta dell’Accademia Carrara

Pittura veneta dall’Accademia Carrara.
Da Pisanello a Tiepolo Roma, Chiostro del Bramante (80 dipinti)
13 ottobre 2010 – gennaio 2011
I bagliori della pittura veneta e i capolavori di un Museo: questo in sintesi il filo conduttore della mostra che dal 13 ottobre al 31 dicembre vedrà protagoniste a Roma (Chiostro del Bramante) ben 80 capolavori dell’Accademia Carrara di Bergamo.
La Mostra presenta infatti a Roma una selezione di dipinti dell’Accademia Carrara di particolare importanza: un avvenimento reso possibile dalla chiusura temporanea del Museo per lavori di ristrutturazione, iniziati nel giugno 2008 e la cui conclusione si può prevedere entro il 2013.
Questa circostanza straordinaria ha dato avvio ad una serie di iniziative di valorizzazione e studio del patrimonio dell’Accademia Carrara con esposizioni di gruppi di opere presso altri musei, con la pubblicazione di cataloghi e in alcuni casi la realizzazione di restauri.
La Mostra prevista per Roma è stata pensata per proporre ai visitatori un percorso nella pittura veneta come è rappresentata nell’Accademia Carrara, dal Quattrocento al Settecento, cioè da Pisanello a Tiepolo. È noto che questa è una delle linee di scuola pittorica regionale più ampiamente presenti nelle collezioni del Museo, in relazione alla storia culturale e politica di Bergamo, a lungo legata a Venezia e parte del territorio della Repubblica Serenissima proprio nel periodo di quattro secoli preso in considerazione.
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Storie di Gualtieri e Griselda: nuova luce per il segno e il colore di Pesellino

pesellino

E’stato un lungo e delicato restauro quello che ha riportato a piena leggibilità il pannello di cassone nuziale dipinto da Pesellino con le Storie di Gualtieri e Griselda appartenenti alle collezioni dell’Accademia Carrara.
In occasione del ritorno in Palazzo della Ragione fino 1 marzo dell’opera di Francesco di Stefano, per poi essere temporaneamente esposta fino al 31 marzo a Treviglio dove hanno sede i due enti che hanno sponsorizzato il recupero delle tavole, l’Associazione Guide Giacome Carrara ha organizzato un incontro volto ad illustrare il  recupero del fronte di cassone proveniente dalla Collezione Morelli eseguito da Eugenia de Beni, Delfina Fagnani, Minerva Maggi e Alberto Sangalli.
Le vicende conservative dell’opera sono state al centro delle spiegazioni del restauratore Antonio Benigni e di Giovanni Valagussa Conservatore dell’Accademia Carrara, che in quest’occasione ha presentato interessanti aggiornamenti attorno alla figura di Pesellino: “Il fronte del cassone  - spiega Valagussa – fu assegnato a Pesellino già da Giovanni Morelli nel 1890 e l’ipotesi è stata nel tempo largamente condivisa dalla critica”.
Qualche incertezza si registrava sull’originaria disposizione delle due parti in cui oggi è divisa la scena : “ Si era ipotizzato come il pannello più piccolo potesse costituire il lato del cassone stesso e in seguito Zeri e Rossi nel 1986 hanno confermato che le due tavole in origine erano unite in un unico pannello frontale, pur ipotizzando che mancasse una piccola striscia verticale lungo la giunzione”.
Grazie alle indagini scientifiche realizzate in occasione del restauro sono emersi riscontri importanti : “La disposizione originaria in un unico pannello – continua Valagussa – si conferma osservando la radiografia, utile a precisare anche come nulla, se non il sottile spazio del taglio, manchi tra un pannello e l’altro. Per la tavola più lunga possiamo affermare che probabilmente è stata di poco ridotta sul margine destro. La datazione invece può essere precisata agli anni intorno al 1445, prima del Crocifisso adorato da san Gerolamo e san Francesco della National Gallery di Washington, dove l’impostazione del panorama pare più ariosa e soprattutto la luce tersa e intensa più vicina a quella di Domenico Veneziano”.
Chi era dunque questo straordinario pittore, in origine miniatore, dal nome Francesco di Stefano detto Il Pesellino? Valagussa risponde citando Vasari: “Costui se più tempo viveva, per quello che si conosce, averebbe fatto molto più ch’egli non fece, perché era studioso nell’arte, né mai restava né dì né notte di disegnare. Già Giorgio Vasari, nella prima redazione delle Vite pubblicata nel 1550, scrive così di Pesellino in tono elogiativo sottolineando, da fiorentino, che la sua abilità si dimostrava nel disegno. Secondo Vasari Pesellino sarebbe stato figlio e allievo di Pesello, ma in realtà ne era il nipote, essendo figlio di una delle figlie, e nacque a Firenze intorno al 1422 morendo  a soli 35 anni il 29 luglio 1457. Dunque Francesco, figlio di Stefano di Francesco pittore, venne al mondo in una di quelle eccezionali famiglie di artisti che sembrano assai numerose nella Firenze di metà Quattrocento”.
Presto Pesellino dovette però trasferirsi nella bottega di Filippo Lippi, col quale collaborò all’incirca ventenne “Con Lippi realizza la predella della pala con la Madonna col Bambino e quattro santi per la cappella del Noviziato in Santa Croce (oggi agli Uffizi; la predella è divisa tra gli Uffizi e il Louvre). Purtroppo però l’unica sua opera sicura è anche l’ultima: il 10 settembre del 1455 la Compagnia della Trinità di Pistoia gli commissionava infatti una pala per la chiesa di San Jacopo (che Vasari nel 1550 cita come opera del Pesello), un dipinto rimasto incompiuto a causa della morte improvvisa dell’autore”. Un’opera che fu al centro di un forte scontro tra il socio di Pesellino e la vedova : “Pietro di Lorenzo Pratese accampò delle pretese sul pagamento dell’opera, finendo in tribunale contro la vedova del pittore, che vide riconosciute le sue ragioni. La tavola, comunque già avanti nel lavoro, fu affidata a Filippo Lippi che la consegnò ai committenti nel giugno del 1460. Si tratta della pala con La Trinità tra i santi Mamas martire, Giacomo maggiore, Zeno e Gerolamo che è oggi alla National Gallery di Londra, nella quale la critica ha concordemente riconosciuto al Pesellino i due santi di destra e probabilmente anche la parte centrale, mentre il discusso intervento del Lippi andrebbe circoscritto ai due santi di sinistra. Pesellino dipinge qui in modo molto vicino a quello del Lippi, dimostrandosi ben aggiornato sul migliore ambiente fiorentino di metà secolo”.
Grazie agli ultimi studi il catalogo delle opere che gli sono attribuite ha confermato alla sua mano l’attribuzione di numerosi dipinti di piccolo formato, specialmente pannelli per cassoni nuziali, oppure immagini della Madonna col Bambino che riprendono, in diverse combinazioni, idee di Filippo Lippi.
Dal punto di vista conservativo il prezioso pannello dell’Accademia Carrara necessitava di un intervento di restauro volto al recupero e alla salute dell’opera e grazie alle indagini scientifiche sono emersi dati interessanti: “La Fotografia a Luce Visibile ha reso evidente al centro lo spazio per la vecchia serratura e ci fa notare anche la linea di giunzione orizzontale tra le due assi, che formano il dipinto, coperta da una stuccatura. La Rifelttografia infrarossa IR, ci permette di osservare l’opera d’arte su lunghezze d’onda non percepibili dall’occhio umano (800-1800 nanometri) ed evidenzia la natura di certe sostanze e pigmenti, i pentimenti, i ritocchi, le stesure sottostanti al film pittorico usate come basi cromatiche ed eventualmente la presenza di firme poi nascoste. In particolare l’osservazione IR fa apparire il disegno preparatorio eseguito dall’artista a carboncino, a matita o a pennello prima della stesura pittorica. Analizzando nello specifico le due tavole si è scoperta la presenza di un disegno inciso che definisce l’architettura e risultano molto evidenti vari pentimenti. Quello più curioso è nella tavola piccola dove Gualtieri, che appare seduto sul trono, fu invece inizialmente disegnato in piedi.
Con la Radiografia digitale invece abbiamo avuto la conferma che i due dipinti erano all’inizio un unico pannello che costituiva il frontale del cassone. La certezza si è avuta verificando che le venature del legno hanno una perfetta continuità da una tavola all’altra esattamente come la striscia di tela posta sulla giuntura orizzontale tra le due assi. Si è potuto vedere inoltre come l’architettura della tavola più piccola prosegua perfettamente a livello del basamento delle colonne sotto le due figure a sinistra nella tavola più grande
”.