Casa Donizetti: un luogo ritrovato
Varcare una porta, fare attenzione ad un gradino e poi un passo, e un altro ancora.
Fermarsi, guardasi attorno, osservare un ambiente, sbirciare da una finestra verso un panorama.
Gesti apparentemente abituali, abituali, a volte silenziosi, ma che sabato pomeriggio in via Borgo Canale 14 a Bergamo non erano affatto scontati.
Varcare quella porta, quella di quello stabile via Borgo Canale, è stato un atto da ricordare perché compiuto in occasione della riapertura della Casa Natale di Gaetano Donizetti. Un’azione finalmente concreta e reale che riporta alla luce un luogo del passato e rappresenta un vero Segno di Futuro per la città.
Il recupero dei locali rende infatti ora accessibile agli studiosi, agli appassionati, ai cittadini bergamaschi e ai turisti gli ambienti dove nacque il grande compositore e che, oggi, vedranno impegnata nella gestione la Fondazione Donizetti.
La Casa Natale ritrova dunque tutti gli spazi architettonici grazie ad un accurato restauro protrattosi un anno e mezzo. Fruibili sono di nuovo gli ambienti dove alloggiava la famiglia, nel seminterrato “ov’ombra di luce mai pentrò…”, quelli del piano terreno, e ancora, il primo piano allestito con pannelli esplicativi sulla figura di Donizetti, il secondo con una sala e la Sala Conferenze dedicata a William Ashbrook, e l’ultimo con alcune stanze dove potrebbero alloggiare in una sorta di foresteria studiosi e musicisti.
Il museo potrà essere visitato nei weekend dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 18, mentre nei giorni feriali si potranno prenotare solo visite per gruppi.
La Casa Natale di Gaetano Donizetti è situata nell’antico Borgo Canale, caratteristico assembramento di alte case su doppia schiera. Negli anni in cui nasceva Gaetano Donizetti il Borgo era costituito da case fatiscenti e umide, che ospitavano un’alta densità di famiglie povere.
La casa venne ricavata in data imprecisata dalla parte più antica dell’edificio, di epoca addirittura tre-quattrocentesca, ma guardando la struttura si deduce che nella loro prima destinazione i locali dovevano essere un antico, ampio, portico a volta.
Uniche fonti di luce dell’appartamento erano una porta e una finestra che si affacciano sul piccolo e rustico giardinetto verso via Degli Orti. La Casa Natale è monumento nazionale per Regio Decreto n.338 del 28 gennaio 1926 “affinchè la casa in Bergamo dove nacque il maestro Gaetano Donizetti sia conservata al devoto ossequio degli italiani e rispettata come edificio d’interesse storico”.
Da allora, nonostante l’interruzione nel periodo bellico, è proseguita la faticosa attività di valorizzazione di tutto lo stabile.
Con il restauro appena ultimato, si rende dunque disponibile, stabilmente e continuativamente questo prezioso bene.
Una saggia e rispettosa ironia
Una saggia e rispettosa ironia ha introdotto con garbo il grande jazzista Uri Cane, sabato 23 maggio, nelle musiche di Anton Diabelli (con le sue Variazioni su tema di Ludwig van Beethoven) e su Variazioni attorno a La fille du Régiment, Ouverture “Amici miei che allegro giorno” e “ Convien partir” di Gaetano Donizetti per il concerto voluto dalla Fondazione Donizetti presso il rinnovato Teatro Sociale di Bergamo. Sul palco dell’antico teatro, recuperato da pochi giorni nel cuore di Città Alta, Uri Cane ha portato la sua lettura alternativa, delicata, rispettosa eppure rivoluzionaria. Quella di Cane è stata la nuova tappa, presentata in anteprima mondiale nel secondo tempo del concerto, di una produzione che il pianista americano ha costruito per creare inediti ponti tra generi musicali. Insieme all’Orchestra del Bergamo Musica Festival, diretta da Carlo Tenan, Cane ha reso la serata una vera occasione di spettacolo sia uditivo che visivo. Il suo gesto a volte sommesso, altre più esplicito, ha coinvolto gli spettatori con guizzi sornioni e divertii del viso, tocchi delicati sulla tastiera alternati ad improvvisi picchiettii sul fianco dello strumento, e ancora a scale di note cadenzate con decisione utilizzando le nocche e il peso delle mani. A volte rilassato, quasi molle, Cane accompagnato dall’ottimo suono dell’Orchestra ha colto in contropiede più volte il pubblico con riprese di slancio inaspettate, con l’uso delle mani come percussioni, con il volere sperimentare uno starnuto come strumento. In un morbido ritmo alternato tra l’effetto acustico degli archi e le note più cristalline del pianoforte, il concerto ha preso una coinvolgente forma narrativa capace di spingere ad un ascolto agile e curioso, sia gli spettatori che gli orchestrali presenti sul palco, in un collettivo spazio di apertura. Con geniale e rispettosa incursione Cane si è inoltrato nella partitura della prima opera francese di Donizetti, appositamente scritta per essere rappresentata a Parigi, e interpretato la parodia beethoveniana del tema di Diabelli. Tecnica e pensiero alternativo si sono fusi nei tratti del jazz e della classica, in una contaminazione multiculturale e innovativa: contemporanea.
Suggestione e potenza della musica di Mayr
Un suono potente e suggestivo per una composizione possente che ha imposto al Direttore D’Orchestra il Maestro PierAngelo Pelucchi ben 160 cambi di ritmo in un’ora e quarantacinque di musica. Tutto è questo è stato la Grande Messa da Requiem in sol minore di Giovanni Simone Mayr eseguita il 26 novembre nella Chiesa di S.Alessandro in Colonna in occasione della rassegna “Musica per Papa Giovanni” (nel cinquantesimo anniversario dell’elezione del pontefice), e promossa insieme alla Fondazione Donizetti e dal Comune di Bergamo.
Cristallina la vocei di Alessandra Gavazzeni come soprano, ottima la mezzosoprano Alessandra Fratelli e il Basso Baritono Riccardo Barattia. Insieme al coro e all’Orchesta del Bergamo Musica Festival Donizetti è stata dunque riproposta questa suggestiva composizione raramente eseguita.
La Messa da Requiem in Sol minore di Giovanni Simone Mayr (1763-1845) è Opera di grande interesse e rara esecuzione: “riscoprirla”, dal punto di vista storico, con la guida del M°. PierAngelo Pelucchi, è stato dunque un vero piacere per gli appassionati.
La Messa fu eseguita per la prima volta il 25 Agosto del 1815, per una sontuosa funzione voluta dalla Reggenza della Basilica di S.Maria Maggiore di Bergamo a suffragio dei benefattori defunti.
La composizione del Grande Requiem si concretizzò proprio nella primavera di quell’anno, benché risulti assai probabile che Mayr avesse già in precedenza composto qualche parte destinata al progetto di una grande messa per i defunti. Alcuni temi musicali del Kyrie e del Libera me Domine, presentano difatti fortissime analogie con passi della Medea mayriana, composta nel 1813. Questo Requiem conquistò immediatamente la reputazione di un lavoro di altissima qualità, tanto che Pietro Visoni, ammiratore del Mayr, sfidando l’assoluta proibizione del Maestro, nel 1819 ne fece realizzare una monumentale partitura a stampa. Il Visoni, nel frontespizio dell’opera, antepose il titolo di «Grande», forse per distinguerla dalle altre due altrettanto straordinare – benché di organico assai più ridotto – missae defunctorum composte dal Maestro negli anni precedenti. Il Requiem fu eseguito in più occasioni negli anni successivi, ed in particolare si ricordano le esecuzioni del 29 marzo 1818 per le esequie di Antonio Capuzzi (valentissimo violinista nella Basilica ed insegnante all’Istituto musicale creato da Mayr) e del 1821 a Milano, per il funerale del celebre ballerino e coreografo Salvatore Viganò. Le maggiori esecuzioni di questa Messa furono tuttavia destinate proprio al suo compositore e all’allievo prediletto di quest’ultimo: fu infatti cantata per il funerale di Mayr stesso il 5 dicembre 1845 (con un giovane Verdi presente come corista nel coro filarmonico) e per il funerale di Gaetano Donizetti, nell’aprile di tre anni dopo. Un’ultima volta fu poi realizzata nel 1875 (sotto la direzione di Ponchielli e con brani alternati al Requiem dello stesso Donizetti) per le solenni onoranze durante le quali le ceneri dei due compositori furono traslate nella Basilica di S. Maria Maggiore. Dopo la Messe de Morts di Gossec (1760) la Grande Messa di Mayr mostra dimensioni decisamente al di fuori della norma per un Requiem. Altresì occorre considerare che la Basilica di S. Maria Maggiore, in molte occasioni, aveva palesato una propensione per le realizzazioni grandiose, e non si deve comunque dimenticare che l’influsso francese, presente in quell’epoca ormai da un decennio, aveva favorito in ogni campo culturale un’ostentazione delle forme artistiche, che inevitabilmente ebbe a ricadere anche nel settore musicale. Il Grande Requiem di Mayr ebbe innumerevoli realizzazioni nel XIX secolo, per essere poi ripreso pochissime volte nel Novecento, due delle quali a Bergamo: una prima esecuzione nel 1963, in occasione del bicentenario della nascita del compositore bavarese e la seconda, nel novembre 1995, a chiusura delle celebrazioni per i 150 anni della sua scomparsa. Il materiale musicale, desunto dalla versione a stampa del 1819, evidenziava numerose inesattezze e soprattutto l’assenza dell’Oro supplex nella Sequenza (Dies Irae), brano che si riteneva non fosse neppure stato composto. Proprio in occasione di un altro concerto, nel 1995, dopo una accurata ricerca fra gli autografi, è stato reperito un “Oro supplex” mayriano, che per tematiche, tonalità, struttura formale ed organico corrisponde perfettamente alla sezione mancante. Con l’aggiunta di questa parte solistica e con un accurato confronto della partitura a stampa con gli autografi della Messa, è stato pertanto possibile restituire oggi all’ascolto la partitura integrale, così come la concepì Mayr quasi due secoli or sono.
“Sarà una Stagione di contenitori, prima ancora che di contenuti” Francesco Bellotto, Direttore Artistico del Bergamo Musica Festival «Gaetano Donizetti”, sceglie questa parole per introdurre la presentazione della Stagione Lirica 2009 che vedrà spettacoli sia al Teatro Sociale che al Teatro Donizetti, e che il 12 settembre ritroverà la Casa Natale di Gaetano Donizetti.