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Donizetti “Fratello d’Italia”: il tema del Bergamo Musica Festival 2011

Viva V.E.R.D.I.» a significare «viva Vittorio Emanuele Re d’Italia» sono forse le parole più celebri legate al Risorgimento italiano e ai sostenitori di Garibaldi e dei Savoia che combatterono lungo lo stivale per ricucire un territorio frammentato e farne una nazione. Questo è il primo slogan che corre al pensiero in merito all’unità d’Italia, ma il Bergamo Musica Festival 2011 ci soprende e sceglie come titolo Donizetti “Fratello d’Italia”.
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Il tempo scorre tra Amor ingegnoso e Il Campanello

Lo scorrere del Tempo nella letteratura comica quale componente che permette di realizzare trame dal meccanismo complesso, eppure accessibili all’ironia del pubblico. E’ attorno a questa speciale sfumatura della dimensione temporale che si è orientata la direzione artistica del Teatro Donizetti di Bergamo per il secondo appuntamento del Bergamo Musica Festival Gaetano Donizetti.
Lo scorso 15 e 17 ottobre musica, parole e teatro hanno viaggiato sullo stesso ritmo nella rara rappresentazione di Amor ingegnoso, di Giovanni Simone Mayr, e de Il Campanello di Gaetano Donizetti.
Un raffronto tra maestro e allievo che ha messo in luce anche la differenza dettata dal passaggio tra la fine del ‘700 e l’800, dall’epoca dei «lumi» al pieno romanticismo.
L’elegante farsa veneziana di Giovanni Simone Mayr è stata infatti costruita dall’autore lungo uno scorrere lineare che racconta il paradosso apparente d’una persona creduta morta (la protagonsita femmnile) e improvvisamente tornata dal passato. La vicenda racconta di uno stratagemma costruito attorno all’arguzia femminile: una figlia fa giungere ai parenti la notizia della sua morte per raggiungere l’agognato matrimonio con chi davvero ama, un partner diverso da quello stabilito dal padre. Una storia leggera, ingenua e poco credibile: “Tuttavia la cura dell’orchestra- come spiega il direttore Pierangelo Pelucchi – la corrispondenza tra parole e gesti strumentali è minuziosa e immediata. È scuola tedesca, e molti sono gli echi mozartiani, haydniani e gluckiani, inconsueti per il pubblico italiano, calati con accuratezza e discrezione”.
Il campanello di Gaetano Donizetti è stato presentato per la prima volta in città con i dialoghi recitati e ha dimostrato di essere un congegno esplosivo per tutto l’arco drammatico, fino all’esplosione finale quando il perfido Enrico ruba ogni minuto della prima notte di nozze al farmacista Don Annibale per impedirgli di dormire accanto alla nuova giovane sposa da lui amata anni prima. La produzione è stata affidata a giovani cantanti di spiccato senso comico come il basso napoletano Filippo Morace, tornato a Bergamo dopo aver vestito i panni di Dulcamara nel 2009.
La regìa è stata affidata ad Enrico Beruschi, mentre la scenografia e i costumi sono stati firmati da Angelo Sala e realizzati dall’Accademia del Teatro alla Scala di Milano in una positiva collaborazione volta a : “Valorizzare i giovani talenti”, come ha ricordato in più occasioni il direttore artistico del Teatro donizetti Francesco Bellotto : “La farsa di Mayr – ha concluso Bellotto – è stata inoltre al centro del progetto La scuola all’opera per un’iniziativa che ormai da anni punta a creare un nuovo e competente giovane pubblico”.

Il dramma cristiano di Poliuto per l’apertura del Bergamo Musica Festival 2010

Si apre con un suggestivo grumo dorato il Poliuto, allestito da Alessandro Ciammarughi, titolo che ha dato il via alla nuova Stagione lirica del Bergamo Musica Festival Gaetano Donizetti.
Un riverbero dorato intessuto in un sipario scuro interno alla prima scena, che cela agli spettatori la visione del coro di martiri cristiani impegnato nel brano d’apertura, e che richiama i toni e le matericità che lo stesso Ciammaruga aveva proposto nel memorabile allestimento del Marin Faliero nel 2008 sempre al Teatro Donizetti di Bergamo.
Ciammaruga aveva affascinato grazie a soluzioni innovative tra scene e costumi, in una dinamicità di allestimento efficace nella valorizzazione della musica donizettiana. L’autore delle scene ci ha provato anche in questo Poliuto di nuova produzione, riuscendovi soprattutto nelle scelte più essenziali delle componenti scenofrafiche e forse meno (qui si è effettivamente registrata qualche perplessità in sala) nei costumi traslati negli anni ’40 ad innestare un richiamo tra le persecuzioni cristiane del 200 d.C e quelle che lacerarono il ‘900 europeo.
Per l’opera il regista Marco Spada ha scelto tinte cupe ed essenziali, collocando la vicenda dei primi cristiani in un’antichità senza tempo e in un clima opprimente, da regime totalitario.
Nella storia della lirica Poliuto è sinonimo di grandi interpreti e di grandi ambizioni drammaturgiche. La composizione stessa dell’opera fu travagliata per Donizetti, fu infatti l’ultima del soggiorno napoletano prima di salpare per Parigi, e la prima ad esser messa in scena solo dopo la scomparsa dell’autore nell’autunno 1848 ancora al San Carlo di Napoli. Donizetti compose inoltre il Poliuto dopo che fu costretto a trovare una soluzione alternativa alla Pia de’ Tolomei nuova per Napoli, composta nel 1837, e cominciò presto a concepire il dramma in tre atti su libretto di Cammarano come una potenziale Grand Opéra sotto il nome di Les Martyrs, allargata in quattro atti.
Nella vicenda esecutiva di Poliuto sono invece storiche le esecuzioni di Maria Callas, Franco Corelli ed Ettore Bastianini, rispettivamente nei ruoli di Paolina, Poliuto e Severo, il classico triangolo amoroso minato dalla gelosia di Poliuto.
La scelta di proporre Poliuto come apertura della stagione denota anche una scelta precisa da parte dello staff del Bergamo Musica Festival : “In questi anni – spiega Francesco Bellotto, direttore artistico del Teatro Donizetti – il Festival ha trovato un’identità vincente, per pubblico e critica, proponendo a maggioranza titoli donizettiani, ma anche riportando alla luce grazie al lavoro scientifico della Fondazione Donizetti non solo i titoli di repertorio.
Aprire con Poliuto significa portare sul palcoscenico un’opera che ha tratti di rara bellezza e che il pubblico ha visto solamente nel 1948 e nel 1993 grazie al maestro Gavazzeni”.
L’opera si colloca anche nel filone tempativo scelto per l’edizione 2010 e legata al concetto di Tempo : “Il Tempo può indicare la rotta d’un viaggio e in Poliuto il tracciato immaginato da Corneille, Donizetti e Cammarano conduce all’Armenia dell’anno 257 d. C: un altrove crono-geografico remotissimo. E’ però proprio grazie a tale lontananza che possiamo ritrovare la potenza degli elementi fondanti delle società occidentali moderne: l’adozione d’una nuova etica anche attraverso il percorso del martirio; il riconoscimento di idealità superiori e universali; i patti di lealtà e fedeltà che trasformano i singoli in comunità solidali. Per riuscire in questo complesso lavoro abbiamo chiamato come protagonisti professionisti di grande: il tenore Gregory Kunde, che debutta in questo ruolo, e il soprano Paoletta Marrocu per la prima volta sul nostro palcoscenico. Simone Del Savio ed Enrico Papi tornano invece a Bergamo dopo fortunate produzioni degli anni passati. Sul podio abbiamo voluto Marcello Rota, direttore che gli appassionati ricordano per una memorabile edizione di Roberto Devereux nel 2006”.
“D’esitar non è più tempo: dite di sì” dal Don Pasquale di Donizetti da il titolo a questa stagione che ha dunque ormai preso il via, che prevede altre quattroserate con l’Opera Lirica ed una con il balletto, e che rimanda l’appuntamento al prossimo 15 ottobre (20.30) e 17 ottobre (15.30) con il doppio appuntamento di Amor Ingegnoso e de Il Campanello.
Teatro Donizetti Poliuto (Napoli, 1848)
Tragedia lirica in tre atti di Salvadore Cammarano.
Edizione Critica a cura di William Ashbrook e Roger Parker
Musica di Gaetano Donizetti

Direttore d’orchestra: Marcello Rota
Orchestra e Coro: Bergamo Musica Festival Gaetano Donizetti
Regia: Marco Spada
Scene e costumi: Alessandro Ciammarughi
Interpreti principali: Gregory Kunde (Poliuto); Paoletta Marrocu (Paolina)
Simone Del Savio (Severo); Andrea Papi (Callistene); Massimiliano Chiarolla (Nearco)
Dionigi D’Ostuni (Felice)

Maestro del Coro Fabio Tartari Disegno Luci Fabio Rossi

In coproduzione con: Ente Concerti Marialisa De Carolis di Sassari. NUOVO ALLESTIMENTO

Maria: la Figlia del Reggimento


Sto aggiustando, tagliando ecc. La Fille du regiment per La Scala”: così scrive Gaetano Donizetti da Milano il 15 agosto 1840, all’amico d’infanzia Antonio Dolci testimoniando il lavoro necessario per sistemare la versione francese della sua celebre Opera per il pubblico italiano.
E’ una vicenda critica interessante e ricca quella di questo passaggio dal francese all’italiano, sia dal punto di vista musicale che letterario e che dopo una certosina operazione di revisione (in particolare attorno al celebre passaggio si “Salùt la France”), approda ad un testo intrigante per irregolarità metrica frutto del lavoro di DOnizetti ocn il librettista Bassi.
E’ questa particolare versione italiana che il Bergamo Musica Festival ha deciso di riportare in scena il 20 e 22 novembre, presso il Teatro Donizetti, come terzo titolo donizettiano della Stagione lirica 2009 a seguire l’apertura con Linda di Chamounix ed Elisir d’amore.
Quella proposta dal regista Andrea Cigni e dal Direttore d’Orchestra Alessandro D’Agostini è stata un’edizione più che convincente: ottima sotto il profilo vocale e musicale, originale per costumi e allestimento, preziosa per l’aggiornata edizione critica realizzata dal musicologo Claudio Toscani all’interno delle Edizioni Nazionali delle Opere di Gaetano Donizetti per Fondazione Donizetti e Ricordi.
Due anni di lavoro hanno tolto una sequenza di «incrostazioni», come dice Toscani, accumulate nel tempo proprio dalla prima edizione alla Scala nell’ottobre 1840.
La Fille vide infatti la luce all’Opéra-Comique di Parigi nel febbraio 1840, in uno dei periodi più intensi di Gaetano Donizetti e il suo crescente successo sfociò nella versione in italiano, su versi di Callisto Bassi.
Dal 1840 in poi gli studiosi hanno individuato almeno una quarantina di versioni, tanto che il risultato finale della partitura “tradizionale” si discostava ormai notevolmente da quello originario.
La nuova produzione, frutto del lavoro del Circuito Lirico Regionale con l’Orchestra dei Pomeriggi Musicali e il coro dell’Aslico, ha visto sul palco il soprano spagnolo Yolanda Auyanet che ha trovato una forte chiave espressiva con le sfumature della voce e la parte attoriale e l’apprezzato tenore Gianluca Terranova, che ha interpretato un Tonio brillante e generoso.
Il regista Andrea Cigni ha ambientato la vicenda in Svizzera negli anni della prima guerra mondiale, realizzando in modo efficace l’alternanza di momenti intensi e drammatici interni all’Opera (come il coro del finale I atto o la preghiera di Maria nel II) ad altri decisamente brillanti per un insieme originale ed efficace.

MARIN FALIERO: riverberi di luce per psicologie cangianti

E’ un allestimento che riporta ai riverberi colorati e mutevoli del colore romantico di Delacroix, quello scelto dal Bergamo Musica Festival per l’edizione del Marin Faliero di Gaetano Donizetti, andato in scena venerdì 31 ottobre e domenica 2 novembre al Teatro Donizetti di Bergamo.
Inevitabili riferimenti iconografici per il Marin Faliero del regista Marco Spada e per Alessandro Ciammarughi, che ha curato le scene e i costumi, erano di due grandi quadri storici di Francisco Hayez (dove il pittore al centro di polemiche artistiche si ritrae nel panni del vecchio doge congiurato) ed Eugène Delacroix.
Per il nuovo allestimento la produzione, realizzata in collaborazione, con il Teatro Verdi di Sassari ha scelto di seguire la strada francese attraverso l’utilizzo di un cangiante velluto bordeaux per i costumi veneziani, per i riverberi dorati del bugnato della scena e ancora per lo scorrere della luce sugli abiti dei celeberrimi gondolieri “…figli della notte” all’apertura del II Atto. Una scelta che ci ha immerso nello sfaldamento del colore che il pittore francese sperimenta nel pieno del romanticismo e che, però, non ha trascurato anche la grande tradizione della pittura di storia italiana di Hayez e della sua tecnica basata sulla stesura omogenea del colore (III Atto) . Alla produzione del pittore italiano fa infatti riferimento la figura della protagonista nell’ultimo: quando Elena ci appare in un abito di velluto scuro con veli bianchi e i lunghi capelli neri sciolti sulle spalle che vanno a citare direttamente la figura femminile (con sfondo lagunare veneziano) di “Accusa segreta” dipinta tra il 1847 e il ‘48 proprio da Hayez. Un dipinto in piena sintonia con il romanticismo decadente europeo, che rappresenta il tema della vendetta e della delazione per la rivalità d’amore.
Il Bergamo Musica Festival ha dunque scelto un insieme cromatico ed emozionale, che è risultato funzionale anche al mutare della situazione storica e alle numerose sfumature psicologiche dei personaggi, e ben documentato anche sotto il profilo della storia del costume. Notevoli sono stati i particolari degli abiti trecenteschi veneziani, soprattutto in quelli femminili, con l’attenzione riservata ai copricapi e alla corretta profondità delle scollature per una coerenza cronologica che ci ha mostrato abiti ed accessori tipici della Venezia medioevale e al massimo a quella primo-quattrocentesca del Carpaccio.
Una buona edizione davvero, che ha reso ragione all’opera che Donizetti compose nel 1835 per il
Teatro degli Italiani a Parigi, in un ideale confronto con Vincenzo Bellini, e ora grazie alla versione critica di Maria Chiara Bertieri ha ritrovato anche un nuovo spessore musicale.