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Italiani in Spagna

Ho intervistato Marcello Belotti dell’Associazione Altra Italia a proposito della situazione politica e sociale italiana così come è vista da un italiano che da anni vive in Spagna.

Succedesse anche in Italia

      Sabato mattina la notizia che in un incidente aereo avevano perso la vita molti dei governanti polacchi, compreso il Presidente della Repubblica.

Alla notizia ho pensato: “Fuori uno”. Infatti Lech Kaczynski era una persona a cui io non avrei mai stretto la mano, in quanto paladino di “ideali” ripugnanti, come, ad esempio, l’omofobia.

A questo primo pensiero si è aggiunto quello che anche in Italia ci sono politici a cui io non stringerei mai la mano, in quanto persone che, non solo sono propalatori di odio (e sull’odio costruiscono la loro “fortuna” politica), ma sono anche dei criminali che non saldano in galera il loro debito con la Giustizia in quanto cambiano le leggi a loro uso e consumo.

Non credo di essere l’unico che abbia, in qualche modo, invidiato la fortunata tragedia polacca. Un mio amico mi ha confermato di aver sognato che l’incidente aereo fosse successo in Italia. Ci saremmo tolti dai piedi un sacco di personaggi indecenti.

Tengo a ribadire la mia fiducia nel rinnovamento per mezzo del voto elettorale, ma non mi nascondo il fatto che in Italia si respira un’aria tesa, carica di disillusione, di disperazione. E la perdita di speranza nel futuro non è mai un bel segno.

Inutile negare il fatto che l’Italia è di fronte a un bivio: o la barbarie definitiva in cui ci si sputerà in faccia l’un l’altro o il rinnovamento totale e radicale, un colpo di spugna che riporti nel Paese aria di pulito.      

L’Italia libera nasce lottando contro il Vaticano

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"Uno storico avvenimento. Nel palazzo Lateranense, il Duce e il Cardinale Gasparri firmano l'accordo tra lo Stato Italiano e la Santa Sede". Disegno della "Domenica del Corriere"

Sul “Venerdì” oggi in edicola Curzio Maltese, nell’articolo titolato in modo significativo La crociata (medioevale) per tenere i crocifissi in aula, ha scritto parole illuminate contro coloro che si schierano a favore del crocifisso nelle aule scolastiche dello Stato italiano.
Ha ricordato ai difensori del crocifisso in aula che non è vero che tale simbolo religioso è anche simbolo dell’identità nazionale, in quanto, l’Italia – storicamente – è nata proprio combattendo contro lo Stato pontificio, tenacemente contrario all’unità nazionale.
Tra l’altro, Maltese scrive:
“[...] dall’Unità d’Italia fino al regime fascista i crocifissi sono banditi dalle aule scolastiche come da qualsiasi altro edificio pubblico. Il crocifisso a scuola non è un simbolo della nazione, ma del fascismo”.

Nel 1861 l’unità d’Italia, dunque, si ebbe combattendo contro lo Stato pontificio.
Aggiungiamo che, oggi, per poter avere un’Italia al passo coi tempi, moderna, laica e garante dei diritti di ognuno, è necessario lottare di nuovo contro uno Stato, qual è il Vaticano, che si dimostra giorno dopo giorno essere ottuso e retrogrado.
L’Italia (e chi la governa) deve affrancarsi da una sudditanza culturale e politica nei confronti dei vertici della Chiesa che non ha ragione di esistere.
L’Italia deve tornare a essere un Paese libero!

I giapponesi hanno ragione

scalinata_romaL’Ansa ha battuto la notizia che il flusso di turisti proveniente dal Giappone sta rapidamente calando.

Causa ne è, soprattutto, la bassa qualità dei servizi turistici in Italia e la propensione degli italiani a fottere gli stranieri.
Fanno bene i giapponesi a preferire altre mete e mi meraviglio come altri popoli continuino a venire in Italia.

Per aggiungere una nota autobiografica, quando vado all’estero mi sento molto più tutelato che in Italia. A Roma, dove ultimamente ho fatto il turista, ho avuto la netta sensazione di essere stato spennato più di una volta:

  • bottiglie d’acqua o di coca-cola che costano come l’oro;
  • ristoratori che appena ti distrai te lo mettono in quel posto (ad esempio facendoti pagare una porzione di frutti di bosco 11 Euri!).

Alla frontiera italiana dovrebbero scrivere un avvertimento per i turisti: “Lasciate ogni speranza voi ch’entrate”: l’Italia è una paese caro, arretrato, disorganizzato e pieno di malandrini.

Fonte: Ansa

Sartori contro la TV italiana

“Professore, le piace la televisione che va in onda in questi giorni?”
“No, la trovo pessima, l’informazione non dice più niente, il mondo è sparito, si parla solo di delitti caserecci. In parte perché il reclutamento partitico ha fatto scendere il livello professionale di chi ci lavora. E poi perché è una televisione che ha il terrore di raccontare i fatti che dispiacciono a qualcuno, il terrore di sollevare problemi.”
(Azzeriamo questa RAI, colloquio con Giovanni Sartori di Antonio Carlucci, in “L’Espresso”, 6 dicembre 2007)

Perdere i dati

In Inghilterra un oscuro impiegato informatico ha scaricato su dischetti i dati personali di 25 milioni di cittadini e li ha spediti via posta a un altro ufficio governativo. Il pacchettino è andato perso (succede anche in Gran Bretagna) e ora quei dati sensibili (con tanto di numeri di conti correnti e digitalizzazione di firme) sono a disposizione di chi li trova. Con un mese di ritardo è stato informato il Governo e il Parlamento. Il Direttore Generale dell’oscuro impiegato si è dimesso. L’Inghilterra è nel panico: milioni di cittadini vogliono chiudere i loro conti correnti. L’oscuro impiegato è protetto in luogo segreto dalla polizia. (Notizia letta sul “Corriere della Sera” di oggi).

 

Commenti e riflessioni: non ho idea di come si svilupperà la vicenda in Inghilterra. In Italia, forse, il Direttore Generale non si sarebbe dimesso. Il nome dell’oscuro impiegato sarebbe saltato fuori in un battibaleno e il medesimo sarebbe stato dato in pasto ai giornalisti, avrebbe partecipato a una trasmissione TV, avrebbe pianto, sarebbe stato perdonato e tutto sarebbe tornato alla normalità: i nostri dati sensibili gestiti con allegria e leggerezza da chiunque. Nessuno si sarebbe preoccupato di chiudere il conto corrente perché è diffusa la sensazione che a rubarci i soldi ci pensino direttamente le banche.