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Glasstress: confini di ricerca per l’arte del vetro

ye Rim Lee, Crystal City Spun, 2008, 3D animation projection with surround sound, Courtesy The artist and Kukje Gallery, Seoul

ye Rim Lee, Crystal City Spun, 2008, 3D animation projection with surround sound, Courtesy The artist and Kukje Gallery, Seoul

Resti di lavorazione, gocce, filamenti colorati, aguzzi lacerti vitrei, superfici specchianti e un itinerario nell’arte del vetro, attraverso opere di grandi artisti, che Adriano Berengo ha costruito (nel doppio allestimento di Palazzo Cavalli – Franchetti e della Scuola Grande di San Teodoro a Venezia attorno al tema della Biennale di quest’anno: “la costruzione di nuovi mondi”.
Uno spunto, per un suggerimento, volto a proporre un esperimento di immaginazione di un mondo altro, un contesto dove il vetro, grazie all’idea di grandi artisti internazionali, riesca a mostrare tutte le sue potenzialità.
La mostra, raccogliendo le esperienze di una serie di artisti contemporanei internazionali, si propone di individuare un percorso di studio e di critica, in grado di fornire l’opportunità di espandere i confini di questo materiale e fare del vetro di Murano un nuovo strumento espressivo.
Il filo conduttore dell’esposizione è il rapporto tra l’artista e il vetro, il confronto con le caratteristiche e i vincoli tecnici imposti dal materiale, il dialogo tra il pensiero dell’ideatore e la mano del maestro.
L’opera è il risultato del connubio tra l’idea dell’artista e il lavoro del maestro vetraio: la sintesi di saperi, conoscenze ed esperienze diverse, attraverso le quali vi è l’approdo ad un nuovo linguaggio espressivo.
Il vetro si esplica come il materiale che da sempre è apprezzato per la sua duttilità, per le caratteristiche fisiche inalterabili e la ricchezza espressiva delle forme ma che, nel corso dei secoli, ha dovuto esercitare grandi pressioni e compiere enormi sforzi – quello ‘stress’ di cui si parla nel titolo – per liberarsi dai cliché che lo imprigionavano e relegavano ad ambiti e utilizzi limitati.
La sua presenza nel mondo dell’arte contemporanea è una conquista relativamente recente, ed essenzialmente dovuta alla sua specificità, fatta di resistenza e fragilità, trasparenza e opacità.
Questo liquido sottoraffreddato, che si risolve in una trama geometrica, si è rinnovato sotto il profilo tecnico grazie al ricorso a processi sperimentali e, talvolta, al geniale riutilizzo di materiali di recupero.
L’esposizione si presenta come uno dei più originali eventi collaterali della 53 Esposizione Internazionale d’Arte La Biennale di Venezia.
Organizzata dal Mjellby Konstmuseum di Halmstad (Svezia) in collaborazione con Berengo Studio 1989 di Murano-Venezia, la mostra presenta le opere di 45 tra i più conosciuti artisti contemporanei – da César a Tony Cragg, da Lucio Fontana a Dan Graham, da ORLAN a Joseph Kosuth, da Man Ray a Jean Arp, a Louise Bourgeois ad altri ancora – che si sono confrontati nell’arco della loro carriera con la tecnica vetraria.
La Scuola Grande Confraternita di San Teodoro ospita la grande installazione “Unicorno” dell’artista belga Koen Vanmechelen.
Gli artisti presenti in questa esposizione sono entrati in contatto solo saltuariamente con il mondo del vetro ma proprio per questo, sposandolo ad altri materiali, hanno ottenuto risultati originali e innovativi. Fin dagli inizi dell’arte contemporanea, non soltanto a Venezia e anzi soprattutto fuori Venezia, sono stati numerosi i pittori ed anche i designer che si sono cimentati nell’arte della vetrata da Henri Matisse, che tra il 1949 ed il 1951 ne concepì alcune dai colori mediterranei come parte integrante della Chapelle du Rosaire progettata a Vence nelle Alpi Marittime francesi, a quel supremo colorista che fu Marc Chagall,  fino all’architetto razionalista Le Corbusier,. Oggi il vetro è invece fonte d’ispirazione per  il binomi arte- nuove tecnologie come nel caso della nitida animazione dal suon di cristallo dell’artista coreano Hye Rim Lee, Crystal City Spun, 2008 che, tra opere di Arp, Fontana e altri grandi, lancia vibranti bagliori di futuro.

Dal 6 giugno al 22 novembre 2009,
Venezia: Veneto di Scienze Lettere ed Arti – Palazzo Cavalli Franchetti e la Scuola Grande Confraternita di San Teodoro.

GLASSTRESS

Progetto ideato e organizzato da: Adriano Berengo con la consulenza di: Laura Mattioli Rossi e Rosa Barovier Mentasti

Artisti: Josef Albers, Arman, Jean Arp, Barbara Bloom, Louise Bourgeois, Sergio Bovenga, Daniel Buren, Lawrence Carroll, César, Soyeon Cho, Tony Cragg, Marie Louise Ekman, Jan Fabre, Lucio Fontana, Francesco Gennari, Dan Graham, Richard Hamilton, Mona Hatoum, Hye Rim Lee, Charlotte Hodes, Mimmo Jodice, Marya Kazoun, Joseph Kosuth, Jannis Kounellis, Raimund Kummer, Federica Marangoni, ORLAN, Jean Michel Othoniel, Luca Pancrazzi, Anne Peabody, Giuseppe Penone, Anton Pevsner, Bettina Pousttchi, Robert Rauschenberg, Man Ray, Rene Rietmeyer, Silvano Rubino, Sandro Sergi, Kiki Smith, Jana Sterbak, Lino Tagliapietra, Koen Vanmechelen, Fred Wilson, Kimiko Yoshida, Chen Zhen.

Luogo: Istituto Veneto di Scienze Lettere ed Arti, Palazzo Cavalli Franchetti, Campo Santo Stefano, Venezia
Scuola Grande Confraternita di San Teodoro, San Marco 4810, Venezia

Periodo: 6 giugno-22 novembre 2009 Orari: 10.00-18.00
Ingresso: 5,00 euro Catalogo: Edizioni Charta

Informazioni e prenotazioni: tel. 041739453 / 0415276364

www.clponline.it

I mitici anni ’60

Baratella_Paolo_La_mano_rossa_1968_ost_emuls_60x50I MITICI ANNI ‘60

dipinti 15 maggio – 27 giugno 2009

La voglia di riprendere un’idea di famiglia, una passione per l’arte e la curiosità per un periodo artistico del tutto originale e imprevedibile nei risultati: da tutto questo nasce la nuova mostra curata da Beatrice Belllini e titolata I Mitici anni ‘60Presentiamo – spiega la curatrice – una serie di opere che mio padre aveva portato a Bergamo nella sua Galleria in un periodo di grande fermento artistico. Gli anni rappresentano un periodo storico molto significativo, durante il quale alcune vicende storico-politiche hanno influito in modo radicale sulla vita sociale e culturale in Italia. È un periodo di trasformazione anche nel mondo dell’arte con l’esaltazione della funzione di artista o la contemporanea logica di sparizione dell’artista stesso in favore di un gruppo, la presenza dell’oggetti nel quotidiano, la crisi del concetto di Arte, l’abolizione di ogni confine tra oggetto e oggetto d’arte, la sperimentazione di nuovi materiali”. Questa mostra è un omaggio ad alcuni di quegli artisti italiani che nel corso degli anni ’60 hanno saputo dare alla pittura una nuova linea, diversa e originale, ognuno con la propria individualità e modernità. Uno sguardo alle nuove generazioni di quegli anni che cercavano di creare un varco in cui proporre nuove idee: dalla critica politica all’analisi sociale, dalla Pop art di Paolo Baratella alla poetica romantica di Felice Canonico ed il Nouveau Realisme di Fernando De Filippi, dall’astrattismo lirico-strutturale di Galliano Mazzon alla polemica verso il consumismo di Edoardo Franceschini e alle polivolumetrie di Toni Fulgenzi. “Comune – spiega ancora Beatrice Bellini – a tutti è un nuovo atteggiamento nei confronti del mondo dell’arte e della sua immagine all’’interno della società, utilizzando diversi linguaggi artistici come mezzo di comunicazione. Diversi erano gli orientamenti di allora come diverse erano le tematiche e le problematiche affrontate dagli artisti, a volte suggerite da episodi di costume e di vera e propria moda, che rappresentano l’aspetto più epidermico di questo periodo. In ogni caso basti appena rilevare come manchi alla cultura artistica d’oggi l’impegno ideologico “collettivo”, il rigore metodologico e per così dire l’investitura morale che hanno caratterizzato certe linee della ricerca artistica in quegli anni”. Rappresentare un decennio di storia dell’arte non sarebbe dunque possibile attraverso una mostra che coglie solo alcuni aspetti del fermento artistico e culturale italiano degli anni ’60 ma è possibile, attraverso la trentina di opere esposte, immergersi ancora una volta in un’atmosfera affascinante ed evocativa, in un mondo di avanguardie, le cosiddette neoavanguardie, così lontane da quelle di oggi, ma in fondo non poi così diverse. La mostra offre anche una notevole selezione in opere di Sissa che, proprio in questo periodo, è protagonista anche di una mostra a Venezia a Palazzo Malipiero fino al 21 maggio. P. BARATELLA – G. BARGONI – V. BELLINI – F. CANONICO – F. DE FILIPPI – E. FRANCESCHINI – T. FULGENZI – E. MARIANI – G. MAZZON – R. NOTARI – E . PROMETTI – G. RAMELLA – V. SATTA – G. SECOMANDI – U. SISSA – R. VOLPINI Dove: Galleria d’arte Due Bi, 24122 Bergamo, via Broseta, 15 Orario: da martedì a sabato: 9.30-12.30 / 15.30-19.00 domenica e lunedì: su appuntamento Date: 15 maggio – 27 giugno 2009 Info: Galleria d’arte Due Bi dir. Beatrice Bellini 24122 Bergamo (Italy) – via Broseta, 15 Tel.e fax: +39.035.210163 info@galleriadarteduebi.it www.galleriadarteduebi.it

Una stupefacente presenza estetica

creteRoberto Capucci e Mariano Fortuny: forme artistiche e idee.
Mariano pittore, scenografo, inventore di luci e costumi, alchimista della stampa su stoffa; Roberto artista – architetto, artefice di forme complesse da esposizione, realizzate con le tecniche dell’abito ma concepite come sculture.
La Fondazione Musei Civici di Venezia rende omaggio a Roberto Capucci con una straordinaria  mostra a palazzo Fortuny, casa atelier di Mariano, che documenta – attraverso trenta abiti-scultura, realizzati tra il 1978 e il 2009 – l’evoluzione di questa fase del percorso artistico del maestro.
Due artisti colti e raffinati, capaci di attraversare il mondo della moda lasciandovi il segno indelebile del genio.
Cappucci apre a vent’anni,  nel 1951,  il primo atelier. Grazie agli studi al liceo artistico prima e all’Accademia di Belle Arti poi, non solo conosce la storia dell’arte ma anche le tecniche pittoriche e plastiche, il disegno, la grafica. La prima gli fornisce consapevolezza culturale e di visione; le seconde gli danno gli strumenti per  ricercare e verificare metodi e approcci nuovi.
Dal celebre abito Colonna, elemento di rottura con la tradizione sartoriale che,  a fine anni settanta,  inaugura la fase degli abiti-scultura, al Ventaglio simbolo di creatività libera; dalle creazioni degli anni ottanta  tra cui Fuoco, con il volume del plissé verso l’alto. Tra le opere più recenti Spire, Onda, Foglia, Linee, Crete e, creato per l’occasione,  l’inedito abito-scultura di sposa, in seta mikado rosso fuoco, che apre la mostra. 
Le opere documentano, in particolare, il passaggio e la definitiva scelta di campo artistica nella produzione dell’ultimo trentennio e le molteplici fonti d’ispirazione: dal mondo vegetale agli elementi fondamentali (Acqua, Terra, Aria, Fuoco); dai fenomeni fisici ai riferimenti artistici. Ecco allora colori puri alla Beato Angelico;  ampie maniche e sontuosi strascichi come in Pisanello, Benozzo Gozzoli, Paolo Uccello; velluti e dettagli sartoriali di Carpaccio, Tiziano, Tintoretto; fianchi allargati come in Velàzquez;  ed ecco Tiepolo, cui  rende pubblicamente omaggio. Tutta la sua produzione rimanda all’eterno sogno umano del superamento dei propri limiti, attraverso la creazione di abiti di dimensioni impossibili, con propaggini asimmetriche, ali d’uccello o farfalla, zampilli serici, grandi code.
In essi le forme naturali del corpo si oltrepassano in una sorta di dimensione “divina”, astratta, priva di esigenze materiali, fisiche, temporali.  Suggestivo ed efficace l’allestimento, integrato e sposato agli ambienti di Palazzo Fortuny. Unica nota: alcuni particolari degli abiti leggermente abrasi che evidenziano tracce delle numerose occasioni d’esposizione e necessari interventi di restauro di non assoluta perfezione sartoriale.

ROBERTO CAPUCCI A PALAZZO FORTUNY
Venezia, Museo Fortuny  7 marzo – 4 maggio 2009 San Marco 3958   (ingresso da Campo San Beneto) Orario 10 – 18 (biglietteria 10-17); chiuso martedì, 1 maggio

info e prenotazioni www.museiciviciveneziani.it; call center 0415209070

Luce e materia

UnmilioneduecentocinquantachilidimetallloattraversatidallalucePrevitaliPrevitali

Previtali

Un’esposizione nata attorno ad un’idea, all’IDEA, quella cercata, volutamente inseguita con tratti originali, fortemente desiderata; frutto della suggestione della materia e della luce: è questo il filo conduttore attorno al quale il fotografo bergamasco Tiziano Previtali e lo studio di architettura Rapanà hanno allestito “Unmilioneduecentocinquantamilachilidimetallloattraversatidallaluce” l’esposizione voluta da Ambrosini metalli per celebrare i cinquant’anni di attività nel settore di lavorazione dei laminati.
Una mostra, aperta fino al 15 settembre, presso il centro Congressi Giovanni XXIII in via Paelocapa a Bergamo, sorta dalla difficile sfida di riuscire a rendere affascinante e coinvolgente il settore della metallurgia, rendendone i procedimenti argomento di comunicazione ed emozione.
Ecco allora che per riuscire a centrare questo traguardo, Previtali decide con il suo essere sempre imprevedibile, di spostare il punto di vista!
Il fotografo non si concentra in un’attività ligia e noiosa di documentazione, ma decide di andare alle origine della materia, di togliervi peso e gravità, riportandola al primordiale stato di pura Luce, donargli leggerezza con ironia e gusto.
Un rimando michelangiolesco in questo modo di operare, un “lavorare per via di levare”, come diceva il grande artista in riferimento alla sua attività di scultore.
All’arte e alla sua storia si richiamano più volte gli scatti di Previtali, riportando alla superficie dello sguardo le strisciate rosse de “La Città che sale” di Boccioni, i grigi metallizzati dei gocciolamenti di Pollock e il caldo colore lavico dei vedutisti napoletani settecenteschi impegnati nella contemplazione del Vesuvio.
E’ immediato però pensare che la matrice più chiara di questo raffinato gusto del colore e di questa accentuata sensibilità alla luce, vengano all’autore degli scatti dal profondo amore che mai ha nascosto per Venezia e la laguna.
Città capace di cambiare sempre il suo aspetto grazie all’acqua, ai riverberi infiniti, al gioco spiritoso del sole sui canali.

La materia attraversata dalla luce: immagini, installazioni e proiezioni per celebrare i 50 anni di attività dell’azienda Ambrosiani
Ingresso libero
Orario: giovedì, venerdì, sabato e edomenica 15.00/22.00
Centro Congressi Giovanni XXIII, 106 – Bergamo – ingresso da via Paleocapa
www.1250.it
www.tizianoprevitali.com