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Poesia, pensieri e materia per la ricerca di Luisa Balicco

7 maggio – 29 maggio 2011
Luisa Balicco
Mostra d’arte: tridimensioni, pittura, collocazioni, carte.
Via San Bernardino 29 b Bergamo Orari 15.00-19.30 lunedì-sabato
Inaugurazione sabato 7 maggio ore 18
Per la prima volta a Bergamo un temporary store diventa luogo d’arte.
Informazioni baliccoluisa@libero.it

Medusa, Giardini, Pagine e Appunti, Carte Appese: ecco le tematiche che stanno alla base della ricerca di Luisa Balicco che dal 7 al 29 maggio esporrà, in via S.Bernardino 29 b a Bergamo, un’accurata e preziosa selezione dei lavori degli ultimi anni. Una grande novità per Bergamo che per la prima volta vede un temporary shop essere dedicato all’arte : “Avevo bisogno di un spazio dove poter esporre liberamente – spiega Balicco – e ho avuto la preziosa collaborazione di una mia amica del Liceo Artistico, Rita Luisa Pesce che ha deciso di scommettere con me su questa nuova proposta e mi ha messo a disposizione per un mese il suo negozio.”
Luisa Balicco, per 35 anni è stata infatti docente di discipline pittoriche al Liceo Artistico di Bergamo e da anni si occupa di progettazione e realizzazione artistica. La prima esposizione risale al Premio Oprandi del 1974 e da allora ha saltuariamente esposto sino ad oggi .
Il suo è un percorso continuo di ricerca che attraverso la continua sperimentazione di differenti tecniche espressive affronta la tematica centrale della sua poetica: la natura e il mito. Le modalità attraverso le quali si sviluppa il linguaggio pittorico e tridimensionale sono improntate ad una concezione degli elementi naturalistici come aventi vita propria, perciò visti come soggetti e non come oggetti o elementi di supporto, anche se tale potrebbe sembrare la loro funzione. Il risultato della ricerca risiede non solo in quel che si vede, ma in ciò che viene evocato, nell’incertezza dell’immaginazione e nel dare significati possibili al reale.
“Negli ultimi anni – spiega l’artista – ho lavorato su queste tematiche e in questa mostra ho voluto esporre alcuni aspetti della mia ricerca . L’esposizione propone opere risultati di diversi percorsi come Progettazione sul tema di Medusa e dei Giardini, i Messaggi Celati, le Carte Appese.
Alcune opere, come le progettazioni su Medusa e sui Giardini, sono lavori di grandi dimensioni che si articolano in più elementi. Ne risulta un lavoro impegnativo, coinvolgente e ricco di materiali,di elementi ibridi, con parti dipinte, di metalli ossidati,bulinati con commistioni sperimentali.”
In tutte le opere, l’ombra che avvolge i lavori e li proietta sulle pareti diviene parte essenziale del loro essere ,dove il confine tra la forma reale e il suo prolungamento crea ambigui giochi di immagine.
La ricerca di Luisa Balicco con gli anni è diventata sempre meno realistica, sempre meno copia esteriore. Abbiamo ora ricordi e frammenti, pezzi staccati di silenzi e solitudini, frammenti che si rifanno allo spazio chiaro della luce del giorno, all’armonico fluire dei pensieri, ai luoghi del ricordo e a quelli dell’incontro. Tecnicamente innovative, perché realizzate intevenendo già a livello artistico in fase di plasmatura della cellulosa della carta, sono appunto i lavori della serie de le Carte appese: “Cerco le plurime varietà di questo materiale che rendo a volte leggero, ruvido, sfilacciato, increspato e a tratti dipinto che lavoro in molti modi, con battiture, sovrapposizioni ,apparenti lacerazioni ,con trame ed orditi sovrapposti ed inclusioni di materiali eterogenei. Il colore e il gesto rappresentano un ulteriore passaggio ”. Molte opere sono accompagnate da un scritto evocativo ed esplicativo, che immerge l’osservatore nella dimensione spirituale e allo stesso tempo specifica la scelta tecnica dei materiali..I disegni sono serrati e ben intonati come gli smalti policromi delle lacche, le campiture cangianti svaniscono nelle tonalità stemperate sprigionando a tratti evanescenti sfavillii.
I colori sono prevalentemente scuri con sfumature di terra, grigio cenere, nere inclusioni, porpora, rosso profondo, bruno tè e oro. Il colore è usato per dare risalto alle forme e delinearne le differenze volumetriche, costituendo nel medesimo tempo elementi strutturali.
Nell’arte di Luisa Balicco è dunque intenzionale la ricerca del senso di essenzialità e concentrazione, per favorire una comprensione prevalentemente intuitiva e percettiva anziché solamente razionale e logica.
Motivi apparentemente astratti fanno da catalizzatore per la mente, evocando altre immagini presenti nella natura con caratteri temporali e tipici del variare delle stagioni per colori e matericità, sia nella fluttuante dislocazione dei rami, come nella composizione di un giardino silenzioso.
Le dislocazioni asimmetriche delle forme, le scomposizioni, l’uso degli spazi vuoti possono apparire arbitrari, ma solo se si crede che ogni cosa debba essere rappresentata nella sua interezza, senza imperfezioni e anormalità. Anche le dissonanze sono in un certo senso espressione di qualcosa. Lo spazio non occupato serve a suggerire legami di relazioni e atmosfere introspettive.

La scheda di sala, l’allestimento e la realizzazione degli elementi plastico tridimensionali di natura lignea e metallica sono stati realizzati da Ignazio Bellini.

Biografia:
Luisa Balicco è nata a Bergamo il 10-12-1946. Ha insegnato discipline pittoriche dal 1970 al 2005 al Liceo Artistico di Bergamo.

Prima esposizione Premio Oprandi 1974 Bergamo, ultima esposizione Collettiva “De natura” 2011, Sala Manzù, Bergamo

Una stupefacente presenza estetica

creteRoberto Capucci e Mariano Fortuny: forme artistiche e idee.
Mariano pittore, scenografo, inventore di luci e costumi, alchimista della stampa su stoffa; Roberto artista – architetto, artefice di forme complesse da esposizione, realizzate con le tecniche dell’abito ma concepite come sculture.
La Fondazione Musei Civici di Venezia rende omaggio a Roberto Capucci con una straordinaria  mostra a palazzo Fortuny, casa atelier di Mariano, che documenta – attraverso trenta abiti-scultura, realizzati tra il 1978 e il 2009 – l’evoluzione di questa fase del percorso artistico del maestro.
Due artisti colti e raffinati, capaci di attraversare il mondo della moda lasciandovi il segno indelebile del genio.
Cappucci apre a vent’anni,  nel 1951,  il primo atelier. Grazie agli studi al liceo artistico prima e all’Accademia di Belle Arti poi, non solo conosce la storia dell’arte ma anche le tecniche pittoriche e plastiche, il disegno, la grafica. La prima gli fornisce consapevolezza culturale e di visione; le seconde gli danno gli strumenti per  ricercare e verificare metodi e approcci nuovi.
Dal celebre abito Colonna, elemento di rottura con la tradizione sartoriale che,  a fine anni settanta,  inaugura la fase degli abiti-scultura, al Ventaglio simbolo di creatività libera; dalle creazioni degli anni ottanta  tra cui Fuoco, con il volume del plissé verso l’alto. Tra le opere più recenti Spire, Onda, Foglia, Linee, Crete e, creato per l’occasione,  l’inedito abito-scultura di sposa, in seta mikado rosso fuoco, che apre la mostra. 
Le opere documentano, in particolare, il passaggio e la definitiva scelta di campo artistica nella produzione dell’ultimo trentennio e le molteplici fonti d’ispirazione: dal mondo vegetale agli elementi fondamentali (Acqua, Terra, Aria, Fuoco); dai fenomeni fisici ai riferimenti artistici. Ecco allora colori puri alla Beato Angelico;  ampie maniche e sontuosi strascichi come in Pisanello, Benozzo Gozzoli, Paolo Uccello; velluti e dettagli sartoriali di Carpaccio, Tiziano, Tintoretto; fianchi allargati come in Velàzquez;  ed ecco Tiepolo, cui  rende pubblicamente omaggio. Tutta la sua produzione rimanda all’eterno sogno umano del superamento dei propri limiti, attraverso la creazione di abiti di dimensioni impossibili, con propaggini asimmetriche, ali d’uccello o farfalla, zampilli serici, grandi code.
In essi le forme naturali del corpo si oltrepassano in una sorta di dimensione “divina”, astratta, priva di esigenze materiali, fisiche, temporali.  Suggestivo ed efficace l’allestimento, integrato e sposato agli ambienti di Palazzo Fortuny. Unica nota: alcuni particolari degli abiti leggermente abrasi che evidenziano tracce delle numerose occasioni d’esposizione e necessari interventi di restauro di non assoluta perfezione sartoriale.

ROBERTO CAPUCCI A PALAZZO FORTUNY
Venezia, Museo Fortuny  7 marzo – 4 maggio 2009 San Marco 3958   (ingresso da Campo San Beneto) Orario 10 – 18 (biglietteria 10-17); chiuso martedì, 1 maggio

info e prenotazioni www.museiciviciveneziani.it; call center 0415209070

Canova e il Principe

“Le labbra alquanto tumidette”che conquistarono la poetessa e lo scultore

Isabella Teotochi Albrizzi (1760-1836), poetessa veneziana, tenne uno dei salotti letterari più animati della città. Il suo ricercatissimo circolo fu assiduamente frequentato da letterati e artisti, fra cui Pindemonte, Alfieri, Byron, Foscolo e Canova. Lasciò un arguto volume di Ritratti (1807) e a Canova e all’effigie del Principe Henryk Lubomirski, dedicò pagine molto sentite….:
“… In questa figurina, che sì bene arieggia il vezzoso figlio di Venere, non sai se tu debba più ammirare il disegno, le forme, e le purità dell’attitudine, o la grazia, e quella squisita mollezza di tocco, ch’è pregio sì grande, e sì mirabile della Scultura. Sembra particolarmente che nelle labbra alquanto tumidette, e con amabile soavità dilatate verso le estremità, colpo non desse il gentile Scultore, che non partisse direttamente dall’animo appassionato. Nel mirarti, ed ammirarti, o vezzoso fanciullo, che con sì bella leggiadrìa te ne stai, bellissimo di volto, e di membra, io sento correre con rapido movimento spinta dal cuore la mano a careggiare quel tuo vago, e delicatissimo visetto, modellato dalle Grazie…. ”

(Isabella Teotochi Albrizzi, Opre di Scultura e di Plastica di Antonio Canova, Pisa 1823).

Le parole della celebre scrittrice sono la cornice ideale per introdurre la mostra, allestita fino al 1 novembre a Possagno nella casa natale di Antonio Canova, un’esposizione organizzata con gusto per le celebrazioni per i 250 della nascita dello scultore (1757 – 2007).

La Gipsoteca ed il Museo Canova di Possagno, il paese tra Asolo e Bassano del Grappa, dove lo scultore è nato ed è sepolto, presentano, per la prima volta in Italia, “Il Principe Henryk Lubomirski come Amore”, un capolavoro assoluto del maestro veneto ma anche e soprattutto un’opera che, sin dal suo comparire, è diventata oggetto di culto in tutta Europa.

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