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Chiavo dunque sono innocente

Leggo con un certo sconcerto le dichiarazioni di Silvio Berlusconi a proposito del cosidetto “Caso Ruby” nel quale è indagato per concussione e prostituzione minorile.
Secondo Berlusconi le accuse sarebbero risibili e le indagini della Procura di Milano effettuate a scopo persecutorio. Una posizione che gli italiani si sentono ripetere per qualunque indagine lo riguardi.
Le dichiarazioni di Berlusconi, però, nel videomessaggio ai “Promotori della Libertà” vanno oltre e sottintendono un sillogismo che si può definire bislacco: chiavo dunque sono innocente. Continua a leggere…

L’Italia mette tristezza

     Che il nostro Paese all’estero non goda di un’immagine positiva  è cosa nota (almeno tra coloro che non si limitano a seguire l’informazione annacquata e pilotata di certe testate).

Da più parti, tra l’altro, viene rinfacciato all’Italia di essere diventato un paese da burletta, dove la democrazia è messa costantemente in serio pericolo dalle forze politiche che la governano.

Un esempio di come siamo messi male lo si può leggere in un’intervista che Vittorio Zincone ha fatto a Jean-Marie Colombani, uno dei più attenti commentatori politici francesi, già direttore (dal 1994 al 2007) di “Le Monde”.

 

Ecco due domande relative alla situazione italiana:

D. Lei qualche tempo fa ha detto che l’Italia è un Paese alla deriva.

R. Confermo. Dov’è il governo? Berlusconi si preoccupa della giustizia, ma dov’era quando a Rosarno, in Calabria, c’è stato un vero e proprio pogrom? Perché non è sceso tra gli immigrati per dire che l’Italia non è quella che li aggredisce? E questo è solo uno dei tanti episodi. Mi mette tristezza vedere l’Italia in queste condizioni.

D. Non esageri

R. L’Europa deve molto all’Italia. E ora l’immagine del vostro premier è quella dell’amico di Putin, un dittatore potenziale. Non mi pare bello.*

 

L’Italia mette tristezza a chi ci guarda dall’estero. Ma a chi ci vive che sentimento genera?

 


* Vittorio Zincone, Carta o Web purché sia informazione di qualità, in “Sette”, 18 febbraio 2010.     

Il muro invisibile

La storia è piena di muri e di mura.
Muri che dividono e, separando, ingabbiano chi si trova dalla parte sbagliata del muro.
Tra i muri vergognosi (perché portatori di infelicità) che vengono subito alla memoria ci sono “il muro di Berlino” e il muro di Israele. Muro che Israele ha costruito per separarsi dalla Cisgiordania con lo scopo ufficiale di lasciare fuori dai confini dello Stato i terroristi, ma che, come prevedibile fin dalla sua progettazione, non lascia fuori solo i terroristi, ma anche la povera gente (palestinese). Ed è proprio la povera gente che più risente negativamente della costruzione del muro.
Un muro lungo 725 Km e alto fino a 8 metri. Una “robina” che non passa certo inosservata.
Eppure…
Eppure c’è gente per la quale il muro è invisibile.
Eppure c’è gente per la quale le sofferenze e i disagi causati dal muro sono invisibili.
Non tutti coloro per i quali il muro è invisibile sono persone indifferenti e completamente prive di sensibilità: a volte si rende un muro invisibile per paura di ritorsioni, per quieto vivere, per ignoranza…


Ieri il muro di Israele è diventato invisibile agli occhi di Silvio Berlusconi, il quale ha avuto la beata superficialità si rispondere a una precisa domanda sul muro con tali sconcertanti parole:

"Mi dispiace – ha detto – ma non me ne sono accorto, in quanto stavo rimettendo a posto le miei idee, prendendo appunti sulle cose che avrei dovuto dire al presidente incontrandolo. So di deluderla e me ne scuso".

In Italia i leader più vecchi

Non è una novità: Silvio Berlusconi e Giorgio Napolitano non sono propriamente due giovanotti. Classe 1936 il primo e 1925 il secondo, sono rispettivamente il Primo Ministro e il Presidente (sovrani inclusi) più vecchi tra quelli dei Paesi dell’Unione Europea.
Il Primo Ministro più giovane, tra i 27 dell’UE, invece, è Valdis Dombrovskis (classe 1971), a capo dell’esecutivo lettone; mentre il Presidente più giovane è il bulgaro Georgi Sedefčov Părvanov (classe 1957).
Tra il Primo Ministro più giovane e quello più vecchio ci sono 35 anni di differenza, mentre tra i due Presidenti 32.

Segue una tabella che fa il punto, ad oggi, della  situazione nell’UE. Continua a leggere…

Israele in Europa?

In questi giorni il Presidente del Consiglio italiano Silvio Berlusconi, in visita a Gerusalemme, ha affermato che il suo più grande sogno politico sarebbe di vedere Israele in Europa. Fermo restando che crediamo di capire che non intende spostare fisicamente lo Stato di Israele e portarlo in Europa, resta – per chi scrive – misterioso il motivo per il quale lo Stato di Israele dovrebbe far parte a tutti gli effetti dell’Unione Europea (stesso discorso vale per la Turchia).
Chi scrive, infatti, crede che i legami tra i popoli europei, che dovrebbero essere maggiori e più saldi, possano essere vissuti come effettivi partendo da un dato geografico che è anche (e soprattutto) un dato mentale: i confini del continente Europa così come sono universalmente riconosciuti. La geografia, inutile negarlo, fa appartenenza…
Ci sono molti modi per dimostrare una vicinanza, una simpatia, un’amicizia con uno Stato e i suoi cittadini, come, ad esempio, i trattati d’amicizia, economici ecc., senza bisogno che tali stati entrino in modo effettivo a far parte dell’Unione Europea.
Ovviamente, chi scrive, resta in attesa di una spiegazione convincente del perché Israele e la Turchia dovrebbero entrare in Europa.
 


La mappa d'Europa (in giallo i Paesi membri dell'UE).

Fonte: www.europa.eu

Veronica e Antonio contro Silvio

Veronica LarioSilvio Berlusconi non è stato votato da tutti gli italiani, ma, soprattutto, non tutti gli italiani condividono le sue scelte di governo, le sue idee politiche e soprattutto le sue leggi palesemente ad personam (e anticostituzionali).
Tra le persone più in vista tra coloro che tentano di frenare le manovre di Berlusconi ci sono Antonio Di Pietro (sul versante della legalità) e Veronica Lario (su quello dell’etica).
Due grandi giornalisti come Giorgio Bocca e Curzio Maltese sintetizzano in modo chiaro le azioni di Antonio e Veronica contro Silvio.
A proposito dell’operato di Di Pietro, Bocca ricorda come l’antiberlusconismo del leader dell’Italia dei Valori è soprattutto difesa della democrazia parlamentare*; mentre Maltese, a proposito delle azioni di Veronica, ricorda che:

“Il Pdl è un partito a conduzione personale, del quale non si hanno omologhi nell’Occidente democratico. Berlusconi voleva usarlo perfino per candidarci le escort o le sue vallette e a opporsi non sono stati i militanti o i dirigenti, ma la moglie”**.


* Giorgio Bocca, Chi vuol cancellare Di Pietro dal panorama politico, in “Il Venerdì”, 29 gennaio 2010.
** Curzio Maltese, Quei due partitoni, colossi d’argilla senza futuro, in ididem.

La Madonna di Arcore

Elaborazione trovata nel Web

“[...] Silvio Berlusconi in questi giorni è diventato come la Madonna. Anche la sua verginità si è fatta indiscutibile. Non può essere messa in dubbio”.

Così scrisse Giampaolo Pansa il 16 marzo 2001 in un articolo titolato Sulla verginità della Madonna di Arcore*.
Ovviamente il giornalista non poteva in alcun modo riferirsi all’atteggiamento di Berlusconi & Co. susseguente l’aggressione pre-natalizia subita a Milano.
Tali parole erano scritte, infatti, per dar conto del comportamento di Berlusconi e fedeli all’indomani dell’intervista a Marco Travaglio nel programma TV Satirycon di Daniele Luttazzi.

La sconcertante attualità delle parole di Pansa fa riflettere e, se si mettono accanto le parole di Pansa a quanto scrive questa settimana su “Il Venerdì” Curzio Maltese, si ottiene un quadretto davvero illuminante del modus operandi di Berlusconi.
Scrive Maltese a proposito del comportamento di papa Benedetto XVI in seguito all’aggressione della notte di Natale:

“Voglio dire grazie al Santo Padre perché, aggredito da una squilibrata alla vigilia di Natale, si è comportato da persona adulta, dignitosa e responsabile. Non ha dato la colpa di un gesto folle a “Repubblica”, a una certa sinistra troppo laica, a chi ha accolto come un fatto ovvio la sentenza europea sul crocifisso nelle aule, a chi ha scritto in questi anni inchieste sul rapporto fra Stato e Chiesa. [...]
Bisogna ancora ringraziare la Chiesa per non aver chiesto ai sottostanti direttori di giornali e telegiornali di sottolineare che l’aggressione non poteva essere considerata un fatto isolato, ma il frutto di un clima avvelenato”**.

Come dire: “parlare a nuora, perché suocera intenda”!

* Le parole di Giampaolo Pansa si leggono in Elio Veltri e Marco Travaglio, L’odore dei soldi, n.e. 2009, Editori Riuniti, p. XXXVI.
** Curzio Maltese, Dal Papa aggredito una lezione di stile, in “Il Venerdì”, 8 gennaio 2009.

Il regime c’è ma non si vede

Nel nuovo libro di Giorgio Bocca in uscita (È la stampa, Bellezza!) edito da Feltrinelli di cui “L’Espresso” di questa settimana ha anticipato un capitolo si può, tra l’altro, leggere:
“Il regime in Italia non c’è, ma il capo del governo ignora la Costituzione, può nominare il consiglio di amministrazione della Rai, licenziare i giornalisti sgraditi, aggiungendo, nello stile del ‘qui lo dico, qui lo nego’, che nella sua richiesta non c’era nulla di personale”

Come dire: il regime c’è, ma non si vede!