L’Accademia Carrara porta colore ed eleganza a Roma
Nuove inedite forme ottenute attraverso il colore come elemento principale e costruttivo, una visione totale e conscia della propria originalità e della propria vitalità che si muove in parallelo con il riverbero delle acque lagunari: tutto questo è quel che il visitatore percepisce in modo efficace nell’elegante mostra “I grandi veneti” allestita, fino al 30 gennaio, presso il Chiostro del Bramante a Roma attorno al meglio della pittura veneta delle collezioni dell’Accademia Carrara di Bergamo.
L’esposizione, giocata in un’alternanza di piccole stanze e spazi più ampi, affascina fin dall’apertura con Il Ritratto di Lionello d’Este di Pisanello, per poi avvolgere nelle morbide linee belliniane de La Madonna con Bambino e in quelle del Ritratto di gentiluomo attribuito oggi a Vittore Carpaccio.
L’allestimento è arricchito, per queste ed altre opere, da attente schede/filmato relative alle campagne di restauro attuate in occasione della mostra. Dal pc, in tempi brevi e serrati, è possibile avere una panoramica sul lavoro dei restauratori e approfondimenti scientificamente validi sulle analisi svolte prima del loro dell’intervento. Sono ben spiegate le indagini all’infrarosso e la loro funzione, così come quelle realizzare con la tecnica del falso colore, della luce radente e altre ancora. Un approfondimento non banale ed efficace,riservato anche ai supporti lignei e al loro recupero, che può essere fruito anche da chi non è specialista.
Di sala in sala ci si sofferma sull’assoluta bellezza pittorica dei volti dipinti da Lorenzo Lotto, Vincenzo Catena e Marco Basaiti che immergono in una ritrattistica capace di perseguire il rinnovamento della pittura veneziana. Dai primi del ‘500 la generazione di giovani artisti infatti raccoglie l’arte del colore dei maestri quattrocenteschi rivisitandola in un nuovo linguaggio autonomo e creativo.
Tra natura e maniera si passa poi agli autori successivi a Tiziano (che muore nel 1576). I nuovi pittori non sono più compromessi da virtuosismi formali, ma puntano ad effetti liquidi che coinvolgano nel processo partecipativo della Natura alle sorti dell’uomo. Tra di loro si notano Francesco Bassano e i pittori bergamaschi, a testimonianza del saldo legame tra Venezia e i suodomini, con gli artisti “di terra” che vanno a dare fondamentale slancio all’arte della madrepatria.
Le ultime sale portano ad una vasta proposta sul ‘700 veneziano mostrando la potenza di Tiepolo, le eleganze di Longhi e di Carlevarijs, le vedute di Canaletto e i paesaggi di Bellotto. L’emozione è invece lasciata, come saluto, al riverbero pre-romantico delle pitture di Fracesco Guardi e di una nuova spinta sentimentale che caratterizzerà il secolo successivo.
Pittura veneta dall’Accademia Carrara.
Da Pisanello a Tiziano, d Tintoretto a Tiepolo
Roma, Chiostro del Bramante (80 dipinti) – Piazza Navona
14 ottobre 2010 – 30 gennaio 2011
Tutti i giorni 10-20 – lunedì chiuso
La biglietteria chiude un’ora prima
Tel 06-68809035
Fax 06-68213516
direzione@chiostrodelbramante.it
www.chiostrodelbramante.it
A Roma la luce della pittura veneta dell’Accademia Carrara
Pittura veneta dall’Accademia Carrara.
Da Pisanello a Tiepolo Roma, Chiostro del Bramante (80 dipinti)
13 ottobre 2010 – gennaio 2011
I bagliori della pittura veneta e i capolavori di un Museo: questo in sintesi il filo conduttore della mostra che dal 13 ottobre al 31 dicembre vedrà protagoniste a Roma (Chiostro del Bramante) ben 80 capolavori dell’Accademia Carrara di Bergamo.
La Mostra presenta infatti a Roma una selezione di dipinti dell’Accademia Carrara di particolare importanza: un avvenimento reso possibile dalla chiusura temporanea del Museo per lavori di ristrutturazione, iniziati nel giugno 2008 e la cui conclusione si può prevedere entro il 2013.
Questa circostanza straordinaria ha dato avvio ad una serie di iniziative di valorizzazione e studio del patrimonio dell’Accademia Carrara con esposizioni di gruppi di opere presso altri musei, con la pubblicazione di cataloghi e in alcuni casi la realizzazione di restauri.
La Mostra prevista per Roma è stata pensata per proporre ai visitatori un percorso nella pittura veneta come è rappresentata nell’Accademia Carrara, dal Quattrocento al Settecento, cioè da Pisanello a Tiepolo. È noto che questa è una delle linee di scuola pittorica regionale più ampiamente presenti nelle collezioni del Museo, in relazione alla storia culturale e politica di Bergamo, a lungo legata a Venezia e parte del territorio della Repubblica Serenissima proprio nel periodo di quattro secoli preso in considerazione.
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Goldoni e il crepuscolo di un’epoca

E’ una Verona che guarda dritta a Venezia quella dove prende vita ne “I due gemelli veneziani”: la commedia scritta da Carlo Goldoni nel 1747 in scena al Teatro Donizetti di Bergamo dal 10 al 15 marzo per la Stagione di Prosa 2009. Un testo che Goldoni scrisse giocando sull’ idea del doppio: quello dei due fratelli gemelli Zanetto e Tonino(interpretati dallo stesso attore), quello che sta alla base dell’essenza del Teatro racchiusa nell’essere e non essere allo stesso tempo, quello della vita e della morte che per la prima volta si concretizza sulla scena goldoniana. Una vicenda dai molti intrecci che la regia di Antonio Calenda per la coproduzione di Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia e Noctivagus Produzioni Teatrali, interpretata da Massimo Dapporto, rende in modo efficace. L’atmosfera degli anni di metà Settecento, pervasa ancora dall’ironia leggiadra del rococcò eppure contaminata dall’annuncio delle nevrotiche inquietudini di fine secolo, con la conclusione del fasto veneziano ben si traspone grazie a raffinati rimandi iconografici e ambientali. Le radiose scene di Pier Paolo Boleri e i preziosi costumi di Elena Mannini rimandano agli affreschi che Giovan Battista Tiepolo e il figlio Gian Domenico misero in opera per Villa Valmarana (1791) e la sua forestieria. I personaggi si dispiegano sul palcoscenico con lo stesso incedere delle figure ritratte nella Promenade e ancora ne il Nuovo Mondo. Il controluce abbacinante delle bianche architetture che fanno da quinte, rese inaspettatamente interattive dagli attori che fisicamente le spostano ad ogni cambio di quadro, sono la traduzione in scena delle bianche architetture veronesiane de La Cena a Casa di Levi e di quelle in pietra bianca delle ville palladiane. Arlecchino invece fa il suo ingresso accompagnato da un bagaglio ricoperto con l’immagine di un celebre dipinto di Canaletto, mentre i broccati e le sete degli abiti ci portano nelle delicate cromie delle toilette custodite in Palazzo Mocenigo (Museo del Costume a Venezia). Massimo Dapporto appare in scena ingobbendosi come la caricatura a china che Rosalba Carriera fece allo storico Zanetti e la Rosaura di Alessandra Raichi è abbigliata e acconciata come la Dama con parrocchetto che G.B. Tiepolo dipinse per la Zarina di Russia in una celebre serie di ritratti femminili. Arlecchino, Brighella e Colombina sono le maschere di un’età che sta finendo (quella dell’ingenuo Tonino) a favore dell’avanzare del mondo scaltro e borghese di Zanetto, che sopravvive infatti proprio all’ingenuo gemello. Tutto incede come gli enigmatici personaggi dell’opera di Tiepolo che camminano verso qualcosa di sospeso, verso il finire di una giornata, verso il crepuscolo di un percorso e, forse, della vita stessa.
Una Piccola Cenerentola…per una grande idea di spettacolo
Si sveglia in un chiaroscuro che ricorda il personaggio michelangiolesco dell’incisione “Il Sogno” la protagonista de Una piccola Cenerentola andata in scena al Teatro Donizetti di Bergamo, per il progetto “La Scuola all’Opera”, e per il pubblico il 16 novembre nell’ambito del Bergamo Musica Festival 2008.
Angiolina è assopita in un sonno- sogno che rimanda culturalmente anche alle celebri incisioni di Goya (Il sonno della Ragione genera mostri) : in un’atmosfera che non vuole essere drammatica, ma che come in ogni fiaba mischia l’inquietudine della crescita all’elemento fantasioso, divertente e narrativo. La nostra Cenerentola ha infatti alle spalle un grande libro d’incisioni, con figure femminili e parole chiave, attorno al quale ruoterà per tutto l’atto unico il turbinio dei personaggi che agiscono con e attorno a lei. Personaggi che nelle scene e nei costumi di Angelo Sala ci sorprenderanno con ombrellini di ricordo spagnolo (El quitasol di Goya), italiano pensando ai celebri affreschi di Villa Zanigo di Tiepolo da Il Nuovo Mondo a Il Minuetto con la citazione dell’abito bicanco con maniche a balze della Cenerentola-principessa.
Una Cenerentola che una volta diventata principessa diventa anche una donna contemporanea: con la voglia di innamorarsi, ma anche autonoma nella sua identità e tanto decisa da agire “fisicamente” sul tempo a sua disposizione, spostando le lancette del celeberrimo orologio, e capace inoltre di dire al principe che le cerca un pegno d’amore “Siamo in un sogno, ma il braccialetto no!…tò questa….” e con un sorriso tagliente gli piazza in mano una scarpa lasciandolo tra l’allibito e il perplesso…certamente sorpreso!
Una ragazza moderna in un contesto di fiaba: dove i raffinati e prestigiosi costumi vestono personaggi truccati alla “Il Flauto Magico” di Bergman che agiscono con le dinamiche componenti di scena: dall’originale auto a molla, alla semplice eppur efficacissima sagoma del cavallo sul quale monta il servo-finto principe, al bellissimo libro di narrazione e storia che diventa esso stesso un protagonista.
E’ questo uno spettacolo riuscito tra il gioco e l’ironia, tra la dimensione fantastica e i rimandi alla realtà, tra quella dell’immaginazione a quella della storia dell’arte, in un insieme coinvolgente ed efficace sia per il giovane pubblico (composto piacevolmente anche da piccoli-piccolissimi) che per gli spettatori adulti.
Con un ritmo incalzante Piera Ravasio e Francesco Bellotto costruiscono questa commedia musicale in un atto, su musiche di Gioacchino Rossini, in un’Opera che presenta tutte le caratteristiche della musica settecentesca amante delle “scale” e dei cori d’insieme a più voci, che ricordano le più celebri opere rossiniane come l’Italiana in Algeri.
La dimensione di scherzo e quella ludica si sposano con la componente didattica che mostra ai bambini tutti gli elementi dell’Opera lirica, mettendoli a loro agio in una piena interazione con l’Orchestra posta al livello della sala, gli interpreti che spesso scorazzano allegramente in platea, e i “trucchi scenici” con il temporale palesato attraverso lo scuotere una lastra di metallo da parte di una veemente fatina-uomo barbuto!
Oggetti e luoghi che giocano con le dimensioni reali e oniriche, così come in tutta l’iconografia legata anche ad “Alice nel Paese delle Meraviglie” (altra piccola bimba che dopo una fiaba si ritrova grande e cresciuta), personaggi strambi e simpatici, sorrisi e applausi divertiti: questa “Piccola Cenerentola” ha fatto innamorare il principe, ma soprattutto il pubblico…di domani!
